Quando il testimone è un minorenne: due volte vittima? Le linee guida della Carta di Noto

Vediamo alcuni casi di cronaca recenti o significativi dove la testimonianza di un minore ha fatto la differenza. O è stata ignorata. Cosa dice la Carta di Noto, aggiornata nell'ottobre 2017

I minorenni chiamati a testimoniare sono spesso vittime e testimoni contemporaneamente. La delicata questione vista nei fatti di cronaca più eclatanti e nella Carta di Noto

0

I minorenni sono sempre più protagonisti, purtroppo, delle vicende di cronaca nera. Spesso abusati, trascurati e talvolta uccisi da un mondo, quello di noi adulti che non ha pietà per l’innocenza.

Oggi, basandomi su casi di cronaca recenti o comunque significativi, vorrei soffermarmi su quello che è il ruolo, all’interno di un procedimento penale, della testimonianza di un minorenne. Quanto viene valutata? Può, la parola di un minore, essere decisiva in un processo? Può essere creduta?

Fortunata

Uno dei casi che è finito sulle prime pagine di tutti i giornali, locali e non, è quello di Fortunata Loffredo. La bimba di soli 4 anni abusata e poi gettata da un balcone di uno dei palazzoni del Parco Verde di Caivano (Napoli) il 24 giugno del 2014. Essenziali, in questo caso, le testimonianze delle figlie di Marianna Fabozzi, le amiche di Fortunata. Una volta separate dal contesto famigliare negativo e patologico, sono riuscite a confessare quello che accadeva in casa loro e a portare all’arresto definitivo di Raimondo Caputo, compagno di Marianna. L’uomo è stato condannato il 7 luglio 2017, in primo grado, a fine pena mai e la sua compagna a 10 anni per non aver impedito l’abuso sulle figlie. Un processo che non si sarebbe neppure potuto celebrare se le figlie di Marianna Fabozzi non avessero rotto il muro di omertà che le circondava. Vere e proprie vittime e testimoni chiave. Un ottimo lavoro svolto dagli esperti psicologi e i periti ascoltatori.




Leandro e il bullismo

È del 18 novembre, invece, la notizia di Leandro, un 13enne di Pomigliano, picchiato brutalmente da alcuni suoi compagni di classe. Anche in questi casi la testimonianza del minore è indispensabile  per giungere a processo ma è difficile ottenerla in quanto spesso i ragazzi preferiscono far finta di niente, pur portandosi dentro atroci sofferenze. Come spiega anche l’Avvocato che ha preso in carico questo episodio in difesa di Leandro

 …Il bambino è taciturno – aggiunge l’avvocato Labate – all’inizio non voleva parlare, si vergognava. Riteneva di essere lui il colpevole del pestaggio…

Il processo si deve ancora svolgere e già insorge la difficoltà e la sofferenza della testimonianza del minore. In questo caso anche vittima principale. Ecco perché è stata stilata la Carta di Noto, in aiuto dei bambini ma anche di chi deve gestire queste pratiche delicate.

La Carta di Noto

La Carta di Noto IV, aggiornata lo scorso 14 ottobre, dichiara infine l’idoneità dei minori a testimoniare. L’innovazione sta nella traccia di linee guida che che vanno seguite per permettere al minore di esprimere la sua testimonianza al meglio. È una carta rivolta essenzialmente agli esperti che devono valutare la testimonianza da distinguere da quelli che affiancano psicologicamente i bambini anche dopo le deposizioni. Queste linee guida impongono l’ascolto dei minori, al di fuori di ogni condizionamento.

L’esempio più comune

Molti punti della Carta di Noto si riferiscono ad abusi sessuali ed in particolare alle diatribe interne tra due genitori, dove il bambino/a è vittima di presunti abusi da parte di uno dei due. In questo caso, per esempio, le linee guida stabiliscono chiaramente che in fase di ascolto, devono essere assenti entrambi i genitori. Anche quello “non abusante” deve essere allontanato durante le deposizioni. Le parole del minore devono essere sempre video registrate. Lo stesso vale per i colloqui con gli esperti. Metodo di paragone efficace è anche la comparazione dell’atteggiamento del bambino in presenza di uno o più genitori, che sono, in ogni caso, fonte di pressione. Può accadere, infatti, specie con bambini molto piccoli, figlio di genitori in crisi o addirittura già separati, che uno dei due condizioni il figlio/a al punto tale di condurlo a mentire, magari accusando l’altro genitore di violenze inesistenti.

Il condizionamento degli adulti è sempre negativo?

Un caso dove invece la testimonianza dei minori non è stata ritenuta valida, o meglio, è stata valutata fonte di un grande condizionamento è quello dell’Asilo di Rignano Flaminio. I genitori dei piccoli alunni denunciarono alcuni insegnanti di violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona e atti osceni su ventuno bambini. I bimbi vennero ascoltati. Seguendo tutte le procedure. E mentre da un lato l’opinione pubblica si divideva tra chi reputava quel luogo l’asilo degli orrori e chi, invece, riteneva queste accuse frutto di un’isteria generale da parte dei genitori le vere vittime furono sempre i bambini. Il 28 maggio 2012 gli insegnanti vennero assolti dal Tribunale di Tivoli con formula piena. “I nostri assistiti sono sconvolti, non si aspettavamo una sentenza di questo tipo” dichiarò l’avvocato Luca Milani, rappresentante dell’accusa. “E’ un messaggio pericoloso quello che rischia di passare da questa sentenza. Significa che la testimonianza del minore non ha alcun valore”. La sentenza di assoluzione confermata anche nel secondo appello del 2014.

Il potere di dimenticare…

Del resto, la cronaca è così: oggi sei in prima pagina, domani tutti si dimenticano. Da un lato è un diritto sacrosanto, per chi ha subito una violenza, essere lasciato in pace. Ma per esempio nel caso dei bambini dell’asilo di Rignano Flaminio credo sia lecito domandarsi che fine abbiano fatto. Due piene assoluzioni significano, per la legge, che i bimbi non furono mai abusati. Chi innescò questa reazione a catena? Davvero i genitori, a costo di nuocere ai figli, hanno messo su un teatrino a discapito dei maestri dell’asilo? Come mai le testimonianze dei piccoli non sono state ritenute attendibili? Probabilmente perché, seguendo la Carta di Noto, si sarà evinto che le loro parole erano frutto di condizionamento.

Carlo Bonini scrisse in merito, su Repubblica, che si era celebrato un processo “senza prove”, frutto di “un abbaglio da psicosi e contagio collettivi”.

Quei maestri e quelle maestre non erano orchi, diavoli, pedofili. Ma l’interesse è scemato. Nessuno li ha mediaticamente scagionati con la stessa veemenza con cui li si accusava delle peggio cose. Chissà come stanno i bambini di Rignano.

Infine, nei casi considerati in questo articolo, i bambini sono sempre i più fragili. Vittime due volte del mondo violento e malvagio che gli stiamo consegnando.

Carta di Noto, articolo I: Ogni persona ha la capacità di testimoniare.

                                                                                                                          Marta Migliardi 

 

 




Leave A Reply

Your email address will not be published.

Cliccando su Accetta, acconsenti all'utilizzo dei cookie e di eventuali dati sensibili da parte nostra; secondo le normative vigenti GDPR. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi