Texas, il governatore contro le “città santuario”

Norme rigide contro l'immigrazione

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La nuova norma entrerà in vigore il prossimo settembre e permetterà alle forze dell’ordine di chiedere informazioni a chiunque circa lo status di immigrati.

Il governatore del Texas Greg Abbott ha firmato giorni fa, con diffusione via Facebook, una legge che bandisce le c.d. “città santuario” , quelle che si rifiutano di applicare le norme contro l’immigrazione clandestina emanate dal presidente Trump.

 

 

La nuova legge permetterà di richiedere informazioni e dettagli sugli immigrati a chiunque e nel frattempo ordina la cooperazione delle autorità locali con quelle federali per l’applicazione severa delle leggi contro la clandestinità.

Il testo è stato approvato, giorni fa, a maggioranza repubblicana presso il Congresso.

In una nota, il governatore Abbott ha spiegato il carattere d’urgenza della legge ponendo in primo piano la pubblica sicurezza, poiché, lo scorso Gennaio, il presidente Donald Trump firmò l’ordine esecutivo contro le città santuario con la minaccia di negare i fondi federali a coloro che non avrebbero collaborato.

A seguito di tale ordine, un giudice federale di San Francisco ha bloccato il decreto di Trump; una decisione che ha fatto infuriare la Casa Bianca

Contemporaneamente, il dipartimento di Giustizia ha sottolineato che il blocco non poteva fermare l’applicazione della legge federale che vieta alla comunità di impedire segnalazioni circa lo status di immigrati.

 La verità è che non esiste negli Stati Uniti un problema di migranti come in Europa per una serie di motivi.

In primis, la stragrande maggioranza dei migranti proviene dall’ America latina.

In secondo luogo il picco delle migrazioni si è verificato nel 2007, da allora è leggermente sceso per poi stabilizzarsi intorno al 2010.

In terzo luogo, il più alto numero di emigrati illegali vivono e lavorano negli Stati Uniti da più di dieci anni.

E questo spiega perché l’amministrazione Obama ha concesso loro il riconoscimento dello status speciale, che permette loro di lavorare legalmente senza avere diritto alla cittadinanza.

Infine, il costo dell’immigrazione illegale e dei rifugiati per il contribuente americano è insignificante.
Ma la paura dello straniero, del nemico è tanta, falsa la realtà ed ecco perché agli americani non piace aprire le proprie frontiere.

 

Anna Rahinò

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