The Premature Burial: Poe secondo Siouxsie and the Banshees

Antoine Wiertz, "L'inhumation précipitée" (1854). Wiertz Museum Bruxelles.
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La scorsa volta, abbiamo trattato dei legami fra letteratura, musica post-punk e subcultura goth. Si trattava di Camus reinterpretato dalla band The Cure. Ma questo argomento è molto più ricco. In particolare, si tratta di non trascurare un “diavolo custode” dell’estetica lugubre, ovvero E.A. Poe (Boston, 1809 – Baltimora, 1849). Siouxsie and the Banshees, infatti, composero un brano intitolato come uno dei suoi racconti: The Premature Burial (1844).

siouxsie and the banshees join hands
Copertina per la riedizione 2015 del vinile di “Join Hands”: era l’immagine originariamente pensata per accompagnare l’album.

Premature Burial è il quinto dell’album Join Hands (1979). Secondo Simone Tosoni ed Emanuela Zuccalà, esso

 

 

 

 

 

“è intriso di preromanticismo inglese e poetica del sublime, oltre che del Medioevo malinconico dei Canti di Ossian, il leggendario bardo dell’antica Scozia.” (Creature simili. Il dark a Milano negli anni Ottanta, Milano 2013, Agenzia X, p. 136).

 




A sua volta, il racconto di Poe aveva un evidente debito con il poemetto The Complaint: or, Night Thoughts (1742-1745) di Edward Young (Upham, Hampshire, 1683 – Welwyn, Hertfordshire, 1765). Anch’esso descrive deliranti pensieri notturni:

 

“Com’è popolosa, com’è vitale la tomba!

Questo è il malinconico sepolcro della creazione,

la funebre valle, la tetraggine del triste cipresso;

la terra d’apparizioni, ombre vuote!

Tutto, tutto sulla terra è ombra, tutto il resto

è sostanza; il contrario è il credo della Follia:

come tutto è solido, laddove non c’è più mutamento!”

Vv. 116 – 122

(Da: Project Gutenberg Ebook  Young’s Night Thoughts. Traduzione mia)

 

Tralasceremo le risonanze platoniche di questa concezione e la loro accentuazione in senso sepolcrale. Arriveremo direttamente al racconto di Poe, scritto in prima persona, come spesso avviene in questo autore. Adottare l’ottica del protagonista è fondamentale per esplorarne le morbose sensazioni, perché

 

“…la vera infelicità, infatti – l’estremo dolore – è particolare, non diffuso. Che gli agghiaccianti estremi dell’agonia siano patiti dall’uomo come singolo, e non dall’uomo come massa – di questo sia ringraziato un misericordioso Iddio!”

(Da: Project Gutenberg’s The Works of Edgar Allan Poe – Volume 2. Traduzione mia)

 

La narrazione in prima persona crea anche l’illusione della testimonianza reale, effetto al quale la mente analitica e curiosa di Poe mostra di tenere. A riprova di ciò, il racconto inizia con dettagliate citazioni di episodi di sepoltura in vita, in perfetto stile cronachistico. C’è peraltro un buon motivo per questo:

 

“Ci sono temi dei quali l’interesse è totalmente avvincente, ma che sono troppo, totalmente orribili per gli scopi della legittima invenzione. Da questi i romantici puri debbono astenersi, se non vogliono offendere o disgustare. Sono trattati con proprietà soltanto quando la severità e la maestà della Verità li santifica e sostiene.” (Ibid. Traduzione mia)

 

Dopo gli aneddoti, arrivano i pensieri del protagonista: un uomo affetto da tafofobia, terrore di essere sepolto vivo. Ciò è dovuto ai suoi frequenti attacchi di catalessi, che potrebbero essere scambiati per decessi. Non vogliamo spoilerare il resto. Basti dire che l’uomo sarà liberato dalla sua fobia solo dopo un episodio traumatico.

 

La canzone di Siouxsie and the Banshees si concentra sulla mise en abîme del racconto: un sogno in cui il protagonista vaga per le tombe dell’intera umanità, vedendo distintamente la lotta e l’agonia dei sepolti vivi. Il gruppo descrive l’incubo col suggestivo neologismo zombierama. I morti presunti si rivolgono al tafofobo, definendosi suoi “fratelli e sorelle” e cercando di unirlo a loro. Essi sono gli “immutati e immutabili”, come nella concezione di Young. Dalle iniziali note cupe e solenni, l’accompagnamento musicale approda a un cadenzato e ipnotico girotondo.

Come il personaggio di Poe, anche l’io lirico della canzone si riscuote e rifiuta la lugubre seduzione dei “fratelli”. Perché è una la sepoltura prematura che bisogna temere: quella causata dal vivere assediati dalle proprie ossessioni.

 

“Ci sono momenti in cui, anche al sobrio occhio della Ragione, il mondo della nostra triste Umanità può assumere le sembianze di un Inferno – ma l’immaginazione dell’uomo non è una Carathis, per poter esplorare impunemente ogni sua caverna. Ahimè! la truce legione dei terrori sepolcrali non può essere considerata quale interamente immaginaria – ma, come i demoni nella cui compagnia Afrasiab fece il suo viaggio lungo il fiume Osso, devono dormire, o ci divoreranno – devon sopportare di venire sopiti, o noi periremo.” (Ibid. Traduzione mia)

 

Erica Gazzoldi

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