Tim Berners-Lee: “Internet mi ha deluso”. Ecco spiegato il perché

L’inventore del WWW afferma che Internet gli ha spezzato il cuore...

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A volte capita che l’allievo supera il maestro, a volte, però, può anche accadere che la creatura deluda il creatore.

È questo proprio il caso dell’ingegnere informatico britannico Tim Berners-Lee, deluso dalla sua “creatura” a cui noi tutto dobbiamo molto: il World Wide Web.

Il signor Tim ha recentemente rilasciato un’intervista in cui afferma che: “Se vogliamo garantire che il web faccia l’interesse dell’umanità, dobbiamo badare a ciò che la gente ci costruisce sopra. Mi si è spezzato il cuore: anziché fare l’interesse dell’umanità com’era nelle intenzioni, Internet l’ha tradita: la sua crescente centralizzazione ha finito per produrre un fenomeno su larga scala dai tratti anti-umani”.

Ideato nel lontano 1989, il WWW era stato concepito per gli scienziati affinché potessero condividere dati. In seguito, l’oggi 63enne ingegnere informatico inglese ebbe l’illuminante idea di “diffondere il codice gratuitamente, perché il web diventasse democratico e aperto a tutti”.

Da quella idea primordiale se ne è fatta di strada, internet è diventato fondamentale per le nostre vite ma c’è un però. Il però sta nel fatto che l’internet di oggi non è più l’internet di ieri, nel senso che: “Con l’approdo di miliardi di altre persone al web, risolverne i problemi diventa sempre più urgente. E la questione non riguarda semplicemente chi è già online, ma anche i miliardi di individui ancora non connessi. Quanto più vulnerabili e isolati diventeranno, quando il resto del mondo se li lascerà alle spalle?

Da questo presupposto, Tim Berners-Lee vuole partire per riuscire a salvare la sua creatura dal pericolo sempre più incombente di un graduale e sempre più vicino snaturamento.

Il piano dell’ingegnere per salvare il web sarebbe quello di ri-centralizzarlo e difatti: “Con un piccolo gruppo di sviluppatori, Berners-Lee lavora a Solid, una piattaforma pensata per permettere agli individui di controllare i propri dati, evitando che a farlo siano le aziende. La tecnologia Solid non è ancora pronta, ma potrebbe alterare radicalmente i rapporti di forza, offrendo una piattaforma su cui gli utenti controllerebbero l’accesso ai loro dati e ai contenuti che generano sul web”.

Silvia Buda

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