I cimeli del Titanic rischiano la dispersione, James Cameron si oppone

Il regista si schiera contro lo smembramento della collezione proposto dalla compagnia proprietaria della collezione.

La Premier Exhibitions, dichiarata la bancarotta, ha proposto di saldare i debiti con i proventi della vendita degli oggetti recuperati dal Titanic nel 1987.

La prua del Titanic
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Il Titanic è una delle tragedie della storia della navigazione più note e celebri. L’entità del disastro aveva colpito profondamente la sensibilità della gente (di 2240 passeggeri se ne salvarono solo più di 700). Questo evento raggiunse maggiore ‘fama’ con il colossal del 1997 di James Cameron, vincitore di 11 premi Oscar e divenuto ormai parte della cultura pop contemporanea.

Fino al 1985 non era ancora stato ritrovato il relitto, ma all’inizio di settembre di quell’anno una spedizione franco-americana rivenne finalmente i resti dell’Inaffondabile, a 3800 metri di profondità, a 350 miglia nautiche dalla costa canadese. Tale scoperta fu seguita nel 1987 da un’operazione di recupero di alcuni oggetti dallo spazio tra i due tronconi del Titanic, spezzatosi a metà durante l’affondamento.

Titanic
James Cameron, regista di “Titanic”, si è schierato in prima linea a sostegno della campagna per salvare la collezione del relitto, sul quale si è recato di persona durante la creazione del film.

I 5500 cimeli recuperati sono di varia tipologia, tra cui mobilia e decorazioni provenienti dalla prima classe, materiale cartaceo, oggetti personali dei passeggeri e parti della nave. Questa collezione, e il relitto sono state oggetto di un intricato percorso giuridico, al punto che il Titanic rappresenta un vero proprio caso studiato dagli esperti di diritto marittimo e beni culturali.

Ora la compagnia privata detentrice dei diritti sul Titanic e sulla collezione di memorabilia negli Stati Uniti, la Premier Exhibitions, ha dichiarato bancarotta e ha proposto la vendita dei reperti di maggior valore per poter colmare la situazione debitoria. Il reale rischio dello smembramento della collezione ha suscitato la levata di scudi da parte delle istituzioni legate al Titanic, come il Museo del Titanic di Belfast, il Museo Marittimo Nazionale di Greenwich, la Fondazione Titanic dell’Irlanda del Nord e il Museo Nazionale dell’Irlanda del Nord, che hanno aperto una raccolta fondi di 20 milioni di dollari americani per poter acquistare la collezione e i diritti esclusivi sull’Inaffondabile, con l’obiettivo di evitare la dispersione dei beni. A sostegno di questa campagna si annoverano lo scopritore del relitto, Robert Ballard, la National Geographic Society, che ha donato alla causa 500.000 dollari, e il regista James Cameron. Quest’ultimo al riguardo ha dichiarato:

La vicenda del Titanic ha catturato l’immaginario, il cuore e la mente delle persone in tutto il mondo.  Ha rivestito un ruolo importante nella mia vita, sia da regista, che come esploratore delle profondità marine e sostenitore della ricerca scientifica degli abissi oceanici. Il naufragio del Titanic è stato un tragico evento storico. Tutelare questa insostituibile collezione di cimeli, proteggere e conservare questi ultimi per le generazioni future affidandoli ad una fondazione pubblica, è un’importante ed eccezionale occasione per rendere omaggio ai 1503 passeggeri e membri dell’equipaggio che hanno perso la vita.

Un documento potrebbe impedire la vendita degli oggetti

In teoria ci sarebbe un documento che impedirebbe alla Premier Exihibition di disperdere e vendere gli oggetti, l’Accordo riguardante il relitto RMS Titanic, un accordo tra Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Canada del 2000 che impone vincoli sul relitto e gli oggetti in esso contenuti o dispersi attorno al sito, che però non è ancora entrato in vigore, dato che è necessaria la ratifica di tutti gli stati coinvolti. Al momento solo la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno ratificato il documento. Un altro strumento legislativo che tutela il Titanic è il RMS Titanic Maritime Memorial Act del 1986, con cui veniva riconosciuto al relitto importanza storica e culturale, dichiarandolo un sito protetto in quanto luogo di sepoltura delle vittime, regolando di conseguenza anche altri aspetti legati alla sua esplorazione e al recupero degli oggetti dal sito.

Ancora non è certo se la proposta dei musei britannici è stata accolta dal tribunale statunitense che sta lavorando al caso; se la risposta fosse positiva, si ha tempo 60 giorni per raccogliere il denaro necessario ad acquistare la collezione.

Barbara Milano

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