“Tolleranza zero”: irrintracciabili i genitori di 545 bambini separati al confine

A causa di “tolleranza zero” i genitori di 545 bambini migranti non possono essere localizzati per il ricongiungimento familiare.

All’inizio del 2017, l’amministrazione Trump aveva lanciato la controversa politica contro l’immigrazione che prevedeva la divisione familiare, ulteriore sviluppo della “tolleranza zero” iniziata anni prima. La politica prevedeva che i migranti irregolari, anche quelli che viaggiano accompagnati da minori, potessero essere penalmente perseguibili e separati dai propri figli. Secondo le indagini riportate dal New York Times, anche alcune famiglie immigrate legalmente sarebbero state divise.

Nel giugno 2018, l’amministrazione Trump decise di abbandonare “tolleranza zero” a causa delle troppe polemiche e critiche e venne ordinato il ricongiungimento delle famiglie divise. Secondo i documenti ufficiali, 2.700 bambini erano stati separati dalle proprie famiglie al confine statunitense.

A seguito di ricerche durate mesi, le autorità riuscirono a rintracciare tutte le famiglie a cui venne offerta la possibilità di ricongiungimento familiare, talvolta rifiutata. Molto spesso, queste famiglie scappano da situazioni di povertà e violenza. Per evitare di riportare i figli in realtà pericolose, alcuni genitori hanno preferito lasciare i propri figli con gli “sponsor”, ovvero persone che avevano deciso di prendersi cura di questi bambini negli Stati Uniti, spesso parenti o amici di famiglia.





I nuovi documenti

Nel gennaio 2019, nuovi documenti hanno dimostrato che la realtà era ben diversa. Secondo i nuovi dati, sarebbero oltre 5.500 i bambini separati dalle proprie famiglie, inclusi i casi in cui il governo ha definito le azioni giustificabili a causa del passato criminale di almeno uno dei genitori.

Due fattori principali hanno reso possibile questo terribile errore. Innanzitutto, la politica anti-immigrazione era segretamente iniziata molto prima di quanto il governo avesse reso noto. Si è scoperto che un programma pilota segreto era stato lanciato a El Paso nel 2017. Inoltre, proprio a causa della riservatezza della politica di separazione delle famiglie come deterrente per l’immigrazione, anche le agenzie federali coinvolte non ricevettero informazioni esaustive. Per cui, al momento dell’inizio del programma, i funzionari non avevano ancora ben chiari gli scopi, i risultati che si volevano raggiungere, e possedevano strumenti obsoleti. Tutti questi elementi hanno generato lacune e mancanze nelle informazioni raccolte e i dati e  recapiti di alcuni genitori andarono persi.

Nonostante le ricerche dei genitori siano andate avanti per anni, molti di loro risultano ancora irrintracciabili e 545 bambini non potranno ricongiungersi con loro. Di questo gruppo, 362 minorenni non possono essere localizzati perché i contatti lasciati dalle famiglie sponsor non sono attuali o perché alcuni di loro potrebbero essere andati in cerca dei genitori dopo essere stati rilasciati dalla custodia federale.

Politiche d’immigrazione made in USA

“Tolleranza zero” non è nata con Trump, ma è la naturale continuazione di una politica migratoria iniziata con l’amministrazione Bush nel 2005.

IProprio durante la Presidenza Bush nasce “Operazione Streamline”, implementata a partire da Del Rio, Texas, e poi ampliata a quasi tutto il confine meridionale statunitense. L’obiettivo era la criminalizzazione dei migranti clandestini, anche coloro con una fedina penale pulita, prima di espellerli dal Paese.

Con Obama continuarono le politiche contro l’immigrazione di massa che hanno portato alla costruzione delle tanto discusse gabbie e all’internamento di intere famiglie di migranti nel caso di passato criminale di uno dei genitori.

Tuttavia con l’amministrazione Trump, la “tolleranza zero” si differenzia dal passato per aver sistematicamente preso di mira un gran numero di genitori che viaggiano con i propri figli, portando a un numero di separazioni familiari senza precedenti.

Noemi Rebecca Capelli

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