Tour de France: lo speciale rapporto che ci lega agli sconfitti

La storia del ciclismo, e quindi anche del Tour de France, di solito la fanno gli altri, i “vincitori”, quelli che hanno centrato l’obiettivo, il successo. Quando si parla di una corsa è a loro che si fa riferimento, elencando le vittorie  e i record che hanno conquistato e battuto. Ed è giusto, perché dietro una vittoria si celano sempre mesi di fatica, di sudore e di allenamento. E, dunque, essa è il giusto coronamento di tutto questo e merita di essere celebrata.

Tutto vero se parliamo di palmarès e di statistiche. Nella memoria degli appassionati rimangono, spesso, però, gli “sconfitti”. Partiti a inizio corsa come favoriti o semplici outsider, per un motivo o per l’altro non hanno rispettato i pronostici. In molti casi, sono proprio loro ad animare la corsa, con uno scatto, facendo lavorare la squadra o andando in fuga. Agli occhi dell’appassionato, salvo alcune circostanze in cui avviene il contrario (per i tifosi italiani i successi di miti come Pantani e Nibali), spesso “vincente” è sinonimo di antipatico, mentre lo sconfitto genera spontanea simpatia.

Perché avviene tutto ciò? Una spiegazione coinvolge l’ancestrale sostegno verso il più debole contro il più forte (la lotta di Davide contro Golia). Più banale il riferimento alle tattiche di corsa, che impongono al più forte di controllare la corsa ed evitare che ci siano troppi scatti. Proprio ciò che, in realtà, lo spettatore vorrebbe e perciò egli si trova particolarmente ben disposto verso gli altri. Razionalmente, l’appassionato già sa che diventeranno gli “sconfitti”, ma, sulla base dell’emozione del momento, spera riusciranno ad imporsi.

Vincitori e sconfitti nei Tour del passato

Nell’immaginario collettivo, nel ciclismo e nei Tour de France degli ultimi vent’anni, la figura del “vincitore” viene identificata con Armstrong (sette Tour revocati per doping), Contador e Froome. In ognuna delle edizioni vinte da questi corridori molti appassionati, anche solo inconsciamente, speravano che i loro antagonisti riuscissero a metterli in difficoltà. Non foss’altro che per vedere qualche cambiamento al vertice della classifica, altrimenti invariata nelle tre settimane di gara.

Impossibile, poi, dimenticare il Tour dello scorso anno, quando il vincitore Bernal sfilò la maglia gialla all’outsider Alaphilippe solamente a tre tappe dalla conclusione. In precedenza, il francese aveva illuso molti appassionati di ciclismo con la sua strenua resistenza in salita pur non essendo tra i favoriti. Impresa che gli è valsa di diritto uno dei primi posti nella classifica degli sconfitti più amati.

Vincitori e sconfitti di quest’anno

Anche il Tour di quest’anno avrà il suo vincitore e i suoi sconfitti. Se Primoz Roglic pare avviato alla conquista della maglia gialla a Parigi è già chiaro chi sarà il vero “sconfitto”. Si tratta proprio di Egan Bernal, il vincitore dello scorso anno. Il colombiano  ha visto infrangere le sue ambizioni di ripetere il successo del 2019 quando tra la quindicesima e la sedicesima tappa ha accumulato un ritardo di quasi venti minuti e ha, per questo, preferito ritirarsi.

La sua sofferenza sulle grandi salite di questo Tour ha emozionato e coinvolto gli appassionati di ciclismo almeno quanto le azioni in salita dei campioni Roglic e Pogacar. Questo, proprio per quel legame che ci unisce a chi, pur non riuscendo nell’impresa, prova in ogni modo a spezzare il dominio del “vincitore” del momento.

Ciò dimostra che le definizioni di “vincitore” e di “sconfitto” non sono categorie inalterabili, ma, al contrario, possono evolvere di anno in anno. Con esse, si modificano anche le simpatie degli spettatori. Se l’anno scorso, la maggioranza di questi prendeva le parti di Alaphilippe contro Bernal, quest’anno probabilmente avrebbe preferito vedere un Bernal più in forma, per insidiare Roglic.

Per approfondire il tema ciclismo:

https://www.ultimavoce.it/fausto-coppi-e-costante-girardengo-tra-storie-di-vita-e-di-ciclismo/

Simone Guandalini

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