Transfobia in Guatemala: dove muore l’arcobaleno

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In Guatemala, la transfobia scende in strada e ammazza

Maledetta transfobia. Il 2 luglio scorso in Guatemala si è consumato l’ennesimo delitto d’odio. La giovane attivista trans Nancy Sacul Tut è stata ammazzata in modo barbaro per le strade di Città del Guatemala. Il vigliacco assassino è fuggito dopo i colpi di pistola. Altro sangue versato nel Paese dove spesso muore l’arcobaleno. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani Lgbtiq+ denuncia la grave situazione creatasi in Guatemala, dove le minoranze temono il pregiudizio. O peggio, morte e violenza. Ecco qualche dato raccapricciante. Nel 2022, fino ad ora, ammontano a 16 le persone assassinate. E le autorità dicono che monitoreranno la situazione. Come se il problema fosse solo di delinquenza. . .



Scellerate politiche che portano alla transfobia

La transfobia in Guatemala, purtroppo, non è solo a trazione criminale o sintomo di fanatismo. Diamo il contesto. 2021, a fine anno sono ben 33 le persone della comunità Lgbtiq+ uccise. La risposta del Congresso del Guatemala è stata l’approvazione a marzo ’22 dell’aberrante decreto contro la comunità arcobaleno e, giusto per non farsi mancare nulla, pure contro l’aborto. Vamos. Il presidente del Guatemala, Alejandro Giammattei, che tra l’altro ha anche la cittadinanza italiana, è di destra ed è un conservatore. Già prima di essere eletto, aveva parlato contro le unioni civili e i diritti LGBT. Dopo le polemiche dal fronte progressista, il presidente ha preso le distanze ( in questo video lo dice) dal controverso decreto che poi è stato archiviato. Meglio così. Eppure ciò non basta a confortare gli animi, dato che il congresso l’aveva comunque approvato. Trovate il testo di quell’oscenità di decreto in pdf a questo link.

Una voce inascoltata

La pigra reazione del presidente al decreto di cui si faceva accenno prima la dice lunga sul suo poco interesse verso i diritti civili. Indifferenza che evidentemente tale rimane anche dopo aver visto del sangue versato. La povera Nancy è solo l’ultima preda di un sistema malato, che si dichiara devoto a non si sa quale ideologia, e giustifica così, anzi promuove, i delitti d’odio. Transfobia. Omofobia. Antiaborto. Un Medioevo di oscurantismo che trascina con sé tutti i progressi fatti negli anni. Ma la vera vergogna è il fatto che la politica cavalchi quest’ondata di fanatismo religioso per avere consensi. Quei deputati che hanno votato il decreto medievale in Guatemala hanno firmato la loro complicità a tutti i delitti che ne sarebbero conseguiti. Hanno sponsorizzato la morte di persone come Nancy, impegnata in prima persona a migliorare la vita del prossimo. A differenza dei mandanti ideologici del suo assassinio.

Matteo Petrillo

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