La Ferrovia Transiberiana compie un secolo di vita

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Il 5 ottobre scorso qualcuno, aprendo Google, si sarà accorto dell’insolito doodle che campeggiava al centro della pagina. I più curiosi avranno schiacciato il tasto “play” e davanti ai loro occhi avranno iniziato a scorrere immagini che, all’occhio più attento, avranno ricordato l’opera di Malevič, il famoso pittore ucraino pioniere dell’avanguardia russa. L’orecchio più fino avrà invece riconosciuto la delicatissima serenata per archi di Čajkovskij che è stata scelta come accompagnamento musicale dell’animazione. Il doodle in questione è stato realizzato da Matt Cruickshank allo scopo di celebrare i 100 anni dal completamento della Ferrovia Transiberiana.

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Il 5 ottobre 1916,  infatti, i due cantieri principali della ferrovia – uno partito da Ovest e l’altro da Est – si incontrarono, segnando la fine di un’immensa opera iniziata nel 1891 per volere dello zar Alessandro III e che coinvolse oltre 90mila persone. Un po’ di numeri: la Transiberiana si estende per 9.829 chilometri, attraversando 87 città in dodici regioni distribuite su due continenti diversi e, di conseguenza, ben dieci fusi orari. È curioso il fatto che l’orario riportato sui tabelloni di tutte le stazioni attraversate sia quello di Mosca: un modo per facilitare il viaggiatore o per confonderlo?

La Transiberiana è stata chiamata così per il fatto che raggiunge il territorio della Siberia ma, tecnicamente parlando, non è “transiberiana” per la maggior parte del tragitto, dal momento che passa per molte altre regioni della Russia. La tratta principale inizia a Mosca e arriva fino a Vladivostock impiegando sette giorni di viaggio; tuttavia da essa partono decine di ramificazioni che portano fino in Cina, Mongolia e Kazakistan.

Ricercando su Youtube un documentario su questa incredibile ferrovia ci si imbatte in un video di Stefano Tiozzo, un giovane ragazzo di Torino che si definisce “travel photographer”, fotografo di viaggio. La sua occupazione è quella di viaggiare e documentare le sue esperienze con fotografie e filmati, che poi monta e pubblica sulla rinomata piattaforma web. Uno di questi video è relativo appunto al viaggio intrapreso, insieme a un amico, da Torino a Pechino utilizzando come mezzo di trasporto la Transiberiana. Il paesaggio che si presenta davanti agli occhi del passeggero affacciato al finestrino durante gli interminabili tragitti è tutt’altro che vario: come direbbe Stefano, “betulle, betulle, betulle…”. Probabilmente, il fatto che più sorprende è il cambio di ruote che il treno subisce tra Polonia e Bielorussia e tra Mongolia e Cina per via del diverso scartamento (la distanza tra le rotaie). I vagoni vengono separati e sollevati, il tutto con i passeggeri a bordo del treno. Quasi come un pit stop, solo che i tempi sono un po’ più lunghi (ci vuole circa un’ora). Nel video di Tiozzo compaiono a volte le проводники (provodniki), le cuccettiste, che controllano i biglietti al momento dell’ingresso nel vagone e poi si occupano di gestirlo durante il viaggio, ad esempio passando l’aspirapolvere per terra sotto i piedi dei passeggeri. Nel treno vengono messi a disposizione diversi samovar, enormi teiere in perenne bollore per soddisfare la voglia di tè che può insorgere in viaggi così lunghi.

Intraprendere un viaggio così al giorno d’oggi non deve quindi spaventare: certo, non sarà un hotel a cinque stelle, ma il treno offre tutte le comodità che chiunque abbia un minimo di spirito di avventura e di adattamento saprà sicuramente apprezzare. E pensare che, durante la Seconda guerra mondiale, la linea venne usata per trasportare le truppe russe dal fronte orientale a quello occidentale e per trasferire le fabbriche della Russia europea durante l’invasione tedesca. A quei tempi, le condizioni dei treni non erano sicuramente così rosee. Auguri, Transiberiana!

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