L’Italia candida la transumanza a patrimonio dell’umanità

La richiesta di inserire la transumanza nella lista Unesco dei patrimoni immateriali dell'umanità è stata avanzata dall'Italia, cui si sono unite Austria e Grecia.

Il verdetto è atteso per novembre 2019.

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Dopo la dieta mediterranea, il saper fare liutaio di Cremona e l’arte dei pizzaiuoli napoletani, l’Italia si appresta a candidarsi per un altro patrimonio immateriale dell’umanità. Si tratta della transumanza, ovvero la pratica agricola dello spostamento di greggi e pastori da un luogo all’altro. L’iter per l’avvio delle procedure di valutazione della proposta è già iniziato negli uffici dell’Unesco a Parigi e il verdetto dovrebbe arrivare entro novembre 2019.




La proposta però non è solo italiana: alla richiesta di riconoscere la transumanza come patrimonio dell’umanità si sono aggiunte anche Austria e Grecia. L’idea prende avvio nel 2015 da un gruppo di pastori del Molise, cui si sono accodati i colleghi laziali, campani, abruzzesi e pugliesi. In seguito, nel 2017 il Ministero delle Politiche agricole ha iscritto la transumanza nel Registro nazionale delle pratiche agricole storiche, sino all’invio della richiesta all’Unesco, avvenuta il 27 marzo 2018.

La transumanza in numeri

La transumanza, cioè la pratica di migrazione di greggi e pastori, è ancora molto radicata in Italia. Essa ha cadenza stagionale e si verifica prevalentemente nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno. Ma la sua diffusione è presente anche al Nord, soprattutto in Lombardia e Alto Adige. Mentre al Centro e al Sud pastori e greggi si spostano in orizzontale, al Nord si spostano in verticale.

Secondo la Coldiretti, la candidatura è molto importante non solo dal punto di vista culturale ma anche economico. Si stima infatti che nel nostro paese siano 60 mila gli allevamenti e l’ammontare di ovini pari a 7,2 milioni di unità.

A fare la parte del leone è però la Sardegna che da sola rappresenta il 40% del patrimonio ovino italiano. Sull’isola si contano circa 12 mila aziende agricole che danno lavoro a 25 mila persone. Il comparto caseario vanta così delle eccellenze gastronomiche uniche sancite da tre formaggi Dop.

La Sardegna non primeggia solo per quantità di ovini, ma è anche la prima regione italiana dove si pratica l’allevamento degli animali da pascolo. Il “pastoralismo” è praticato sul 70% del territorio isolano e gli ovini si nutrono per l’80% delle essenze foraggere spontanee.



I patrimoni immateriali dell’umanità

La lista Unesco dei patrimoni immateriali dell’umanità conta 399 elementi culturali e l’Italia è presente con 8 elementi. In ordine di tempo, nel 2008 vennero aggiunti il Canto a tenore sardo e l’Opera dei Pupi siciliani; nel 2010 la Dieta mediterranea (insieme ad altri 6 paesi del Mediterraneo) e nel 2012 il Saper fare liutaio di Cremona; si prosegue nel 2013 con le Feste delle Grandi Macchine a Spalla e nel 2014 con la Pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria; infine, nel 2016 è la volta della Falconeria mentre nel 2017 tocca all’Arte dei Pizzaiuoli napoletani.

Nicolò Canazza

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