Tristan da Cunha: si può vivere nell’isola Atlantica più remota della Terra?

Immaginiamo di vivere in un’isola posta ai confini del mondo, nella quale la civiltà moderna non ha trovato insediamento. Lontani da tutto e tutti. Una fantasia afrodisiaca diventata realtà!

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A 2.431 km da Città del Capo ed a 3.415 km da Montevideo esiste l’isola Tristan da Cunha, definita la più remota della Terra. Il nome indica anche quello del suo arcipelago di cui essa è la principale.

Ma è possibile vivere in luogo completamente lontano dalla civiltà moderna? In cui cellulari, tv e social network esistono appena?

Ebbene sì, la realtà ci dimostra come un piccolo gruppo di persone, 270 all’incirca, viva nella piena solidarietà e felicità a Tristan da Cunha. Certo, il clima e la difficile possibilità di spostamento rende difficoltosa la quotidianità. Ma una volta abituaticisi, non si può più rinunciare ad una vita completamente “umana” e lontana dalla cattiva e copiosa modernità.

Come arrivare a Tristan da Cunha?

Come accennato, Tristan da Cunha è anche il nome dell’arcipelago di cui l’isola fa parte (l’unica ad essere abitata). Le altre – l’isola Inaccessibile, le Isole Nightingale e l’isola Gough – si prestano a condizioni climatiche e territoriali che ne comportano l’impossibilità di vita. Ma come si può raggiungere un’isola situata in pieno Oceano Atlantico?  Tristan da CunhaDa una parte l’America Meridionale, dall’altra il continente Africano. Eppure, l’unica modalità di raggiungimento dell’isola consiste in un lungo viaggio di sette giorni attraverso un’imbarcazione salpata da Città del Capo. A pensarci sembrerebbe una follia, ma immaginiamo di approdare in un’isola misteriosa aleggiata da un’atmosfera da film. Che brividi!

1506: la scoperta di Tristan da Cunha

La scoperta dell’isola fu frutto di una sfiorata sciagura. Ma si sa, non tutti i mali vengono per nuocere! Difatti, nel 1506, il primo Viceré delle Indie Portoghesi, Alfonso de Albuquerque ordinò alla flotta del navigatore Tristão da Cunha di imbarcarsi verso Oriente. Ma questa venne colpita da una forte tempesta presso il Capo di Buona Speranza, e approdò quindi su una piccola isola non abitata. 

La flotta rimase affascinata da tale atmosfera così selvaggia. Albatros, leoni marini, foche e pinguini Rockhopper erano gli unici essere viventi a fare di quell’isola il loro habitat naturale. Non appena il clima tempestoso ritornò mite la flotta portoghese fu pronta a ripartire, ma prima il capitano Tristão non mancò di assegnare il suo nome all’isola di cui era stato primo esploratore.

A Tristan da Cunha il più remoto insediamento della Terra

Le isole di Tristan da Cunha vennero, poi, più volte esplorate dagli olandesi durante il corso del ‘600. Ma soltanto nel 1800 l’arcipelago destò l’interesse di diversi Stati per via delle navi baleniere americane. Tuttavia la svolta avvenne precisamente nel 1816, quando gli inglesi occuparono e conquistarono Tristan da Cunha. Ricordiamo come Napoleone, in quegli anni, si trovasse in esilio a Sant’Elena, centro abitato più vicino all’arcipelago scoperto da Tristão (2172 km). 

Il fatto storico fu la conseguenza dell’occupazione inglese, in quanto questi ultimi erano preoccupati che i francesi potessero servirsi dell’isola per liberare il generale esiliato. La popolazione d’Oltre Manica cominciò quindi a prosperare a Tristan da Cunha ed a renderla un’isola quasi civilizzata. Nello stesso tempo le baleniere cominciarono i loro commerci nei pressi dell’arcipelago.

Il nome dell’isola fu soggetto a modifica nel 1867, quando il figlio della regina Vittoria, il principe Alfredo duca di Edimburgo facendo una visita a Tristan da Cunha, la ribattezzò Edimburgo dei Sette Mari. Ma i locali abitanti, tuttavia, non accettarono mai il nuovo appellativo.

L’isolamento di Tristan da Cunha durante i conflitti mondiali

L’isola più remota della terra divenne maggiormente isolata durante la prima guerra mondiale. Si narra che a Tristan da Cunha non arrivò una sola lettera nel corso di dieci anni. Difatti, l’Ammiragliato aveva sospeso il suo viaggio di rifornimento annuale all’isola. Ciò comportò il totale isolamento dal mondo esterno della civiltà che la abitava.

Nel 1919, a pace compiuta, ricominciarono i contatti tra l’isola Atlantica e l’Inghilterra. Ma l’isolamento tornò prepotente due decenni dopo, a causa del secondo conflitto mondiale. Gli abitanti di Tristan da Cunha erano addirittura inconsapevoli di ciò che stava accadendo e nonostante la Royal Navy usasse l’isola come stazione radiofonica e meteorologica per controllare gli U-Boot nazisti, questa era fuori dal mondo.

Le famiglie storiche di Tristan da Cunha

I quasi 270 abitanti di Tristan da Cunha possono essere distinti in soli otto ceppi familiari e le relative cognomizzazioni attuali sono le medesime di coloro che occuparono l’isola nel corso del 1800. In ordine temporale il primo a stabilirsi a Tristan da Cunha fu William Glass nel 1816, proveniente dalla Scozia. Nel 1826 fu il turno di Thomas Swain, di origine inglese. L’olandese Peter Green approdò a Tristan da Cunha nel 1836 e nello stesso anno dagli States arrivò anche Thomas Rogers. 

Arrivando al 1849, un altro statunitense si stabilì nell’isola, il suo nome era Andrew Hagan. Degni di nota sono gli italiani Andrea Repetto e Gaetano Lavarello, stabilitisi a Tristan da Cunha nel 1892. I due, di origine ligure, si trovavano a bordo del brigantino che trasportava carbone dalla Scozia a Città del Capo. Ma in pieno Atlantico divampò un incendio per autocombustione. L’intero equipaggio navale si salvò dopo essere approdato sulle coste di Tristan da Cunha. L’accoglienza dei locali spinse poi i due italiani sopravvissuti a rimanere per sempre sull’isola.

Infine, il cognome Patterson completa il quadro degli otto ceppi familiari presenti a Tristan da Cunha. Come accennato, i cognomi elencati sono gli stessi presenti oggi nell’isola Atlantica. Ciò dimostra il potente attaccamento valoriale a tale terra: una terra, che se vissuta, è in grado di diventare  il centro del mondo.

Cosa significa vivere nell’isola più remota della terra

L’ unico insediamento umano presente sull’isola di Tristan prende il nome di Edinburgh of the Seven Seas. Che, attenzione, non è il nome dell’isola, ma quello della sua capitale. Gli abitanti del luogo contano sulla vendita di francobolli con il timbro dell’isola come principale fonte di reddito. Questi sono rarissimi e molto richiesti dai collezionisti di tutto il mondo. Inoltre, la vendita delle aragoste, considerate le più buone della terra, è un altra ottima fonte di danaro per gli isolani di Tristan che fino a non molto tempo fa basavano la propria economia sul baratto. 

I tristaniani sono praticamente sconnessi dal resto del mondo. Nessun cellulare o social network! Dagli anni Ottanta la Tv ha fatto scalo sull’isola, riempiendo di piccole dosi di modernità il tempo libero degli abitanti. Quella dei tristaniani è una grande famiglia allargata in cui la criminalità non esiste affatto. Le abitazioni non hanno chiusure o allarmi; porte aperte per chiunque voglia entrare.

Tuttavia, le condizioni climatiche e territoriali rendono difficoltosa la vita sull’isola, soprattutto in alcuni periodi dell’anno. E’ importante ricordare che Tristan da Cunha è un’isola vulcanica, come il resto dell’arcipelago. Ma il vulcano che sovrasta Tristan è ad oggi ancora attivo. Nel 1961, difatti, una potente eruzione vulcanica costrinse gli abitanti ad evacuare dall’isola e rifugiarsi nel Regno Unito. Solo anni dopo poterono ritornare nell’amata Tristan, lontani dallo shock che la modernità aveva provocato.

Oltre al pauroso vulcano, l’isola, per la maggior parte dei mesi dell’anno, è imperversata dai roaming forties , ovvero feroci venti che soffiano oltre il quarantesimo parallelo. Questi rendono gli spostamenti alquanto complicati. Si considera infatti che le navi, che collegano Tristan all’ outside world, attraccano ogni cinque o sei settimane. Per lo più a turni di una alla volta.

Il calcio ai confini del mondo

Leon Glass, player manager del Tristan da Cunha Football Club, nel 2005, si è occupato di creare una vera e propria selezione di giocatori tristaniani, con tanto di campo da calcio e divise. La possibilità è diventata realtà grazie all’aiuto dello sponsor Ovenstone Agencies, azienda di pesca locale che ha fornito i kit necessari al team isolano. L’unica pecca, data la ristretta popolazione di Tristan da Cunha, riguarda il fatto che la squadra può contare su soli 10 giocatori.

Per tale motivo, si è dato vita ad una particolare competizione sportiva, l’unica possibile. La Table Bay Marine Cup: un unico match in cui si affrontano i dieci giocatori, suddivisi in due squadre, per celebrare la regina Elisabetta II. Il campo in cui si disputa il torneo, l’ American Fence Pitchrispecchia le condizioni dell’isola. Completamente primitivo, privo di linee e non regolamentare, vanta almeno la presenza delle due porte. Quello dei tristaniani è un calcio nato dalle storiche partite giocate contro i marinai delle flotte militari che approdavano sull’isola.

Tristan da Cunha

Un calcio fuori dai riflettori, un calcio puro, umano ed autentico come la vita che l’isola di Tristan da Cunha permette di condurre.

 

Gabriella Gaudiano

 

 

 

 

 

 

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