Troll space: accozzaglie da rete e il diritto al silenzio

Chi sono oggi i troll della rete?

Tutti li leggono, nessuno lo sa: la verità è che i fatiscenti troll della rete popolano ormai la home, per dirla nella maniera più social possibile, di chiunque tra noi.

Amici, parenti, conoscenti, colleghi. La prospettiva è variegata e la cultura conta poco – che ci sia o non ci sia. La realtà è che quel troll mood è diventato un vero e proprio trend e si presenta nelle forme più variegate.

Ma facciamo una piccola e illuminante analisi di contesto.

Quali le caratteristiche di suddetti troll?

Ebbene, si tratta di quei soggetti che con toni provocatori, talvolta ai limiti del cyberbullismo, irritanti, no sense a tratti, con una buona dose d’arroganza annessa, interagisce online postando, pubblicando frasi o immagini tese a scaldare gli animi dei più, o a schernirli.

Qualche mese fa a denunciare una buona fazione di questi fu il Direttore del Tg La7 Enrico Mentana, che a suon di un “webeti” diventato virale di lì in poi, metteva in luce il fenomeno.

Vi è stato poi il comico Crozza, che all’interno del suo show “Crozza nel Paese delle Meraviglie” ha dedicato uno scatch a quelli che vedono così facilmente il complotto dietro ogni cosa.

Fonte: http://chiaveorgonica.altervista.org/la-falsa-informazione-italiana-tra-satira-troll-e-fake-della-rete/

Dalle notizie false a quelle irrisorie, il confine tra la satira e quel troll mood da rete è sottile. Esattamente come lo diviene quello tra il semplice commento di un troll qualunque e la bufala.

Ma i troll, tuttavia, non sono semplicemente coloro i quali diffondono erronee informazioni, per un’ingenuità sicuramente non perdonabile, ma quanto meno non perseguibile.

È il caso della generalizzata sfiducia nella politica, nelle istituzioni, in cui chiaramente tante notizie, seppur false o comunque non verificate, hanno più presa perché molto banalmente vi è alla base un allontanamento tra la classe dirigente e l’elettorato che non incoraggia la creazione di vincoli.

Appartiene alla categoria dei troll della rete anche quella schiera di persone che, pur non sapendo, fa di contro una battaglia giustizionalista alla bufala toccando i limiti del cyberbullismo. Le frasi sconvenienti, seppur corrette, non sono una giustificazione valida alla causa, anzi, finiscono con l’affondarla.

La tendenza ad essere contro tutto e tutti da paladini della verità, che poco si addice e spesso stride anzi con quegli atteggiamenti che fanno capo all’onestà intellettuale, è insomma la malattia del nostro secolo. Poca umiltà per dirla tutta.

Sintesi?

Una battaglia tra troll, con offese reciproche, facili ironie, considerazioni imbarazzanti e una conseguente sfiducia generale nell’umanità che manca sempre più della dignità del silenzio.

I campi in cui questo cybertrolling campeggia sono molteplici, anche se gli affondi meno commentabili sono sicuramente quelli politici, in cui lo scontro tra i gitani dell’ignoranza in rete, produce perle che se non possono andare dall’infinito e anche oltre, se non altro portano alla necessità di fare una seria discussione sul fenomeno.

Tra politologi improvvisati, e fatiscenti professoroni di qualsivoglia causa, andrebbe forse ripescata la non ostile facoltà di stare zitti. Perché se quello della parola è un diritto, non va necessariamente smerciato in poco cordiali espressioni per gli altri e per la comune intelligenza.

Vi è poi la categoria del troll / ignavo, che non prende posizione su nulla e si espone solo per far ironia. Ma Dante riservava un girone infernale anche per lui, nella spassionata certezza gli andasse condannato il peggiore dei vizi.

Come scrive Craig Silverman nel suo nuovo libro “Bugie, bugie virali e giornalismo”,

“… i nostri cervelli preferiscono ricevere informazioni che si conformino a ciò che già conosciamo e in cui già crediamo […] La reazione umana e cognitiva a questa situazione è di fare del nostro meglio per trovare un senso in quello che vediamo e persino in quello che ancora non conosciamo. Il risultato è che finiamo per rifugiarci nelle nostre conoscenze già esistenti e nei pregiudizi. […] è proprio così che nascono le voci.”

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