Trova-Salvini: dov’è Matteo? Ovunque, tranne dove dovrebbe stare

Dov'è Salvini? Praticamente dappertutto, ma quasi mai al Viminale

Matteo Salvini fa pochissimo il ministro e moltissimo il leader di partito. In perenne campagna elettorale, fa i suoi interessi e non certo quelli della nazione. Come dimostrano le inchieste di Dataroom e Repubblica

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Dov’è Salvini? Praticamente dappertutto, ma non dove dovrebbe stare. E allora dopo il VinciSalvini noi lanciamo il TrovaSalvini. 12, a voler essere ottimisti 17: questo il numero delle sue presenze al ministero dell’Interno dall’inizio del 2019 ad oggi.

Si contano incrociando i dati di tutti i suoi spostamenti tra agenzie, comunicati stampa, cronaca locale, apparizioni tv, interventi radio, il sito Salvini premier, i post e i video-selfie sulla sua pagina Facebook e i resoconti dei Consigli dei ministri. Ballano cinque giorni perché non si capisce bene cos’abbia fatto in quel lasso di tempo. Nello stesso periodo, però, si è lanciato in un tour da vera rockstar: 211 tappe tra eventi pubblici, comizi, cene elettorali, feste della Lega, su e giù per lo Stivale. A volte, persino a bordo di aerei ed elicotteri della Polizia di Stato. Antico vizio italiano.

Salvini in costante campagna elettorale

Come documentano Milena Gabanelli e Gian Antonio Stella in un’inchiesta pubblicata su Dataroom il 12 marzo 2019, e poi Fabio Tonacci su Repubblica il 14 maggio, il ministro è in costante campagna elettorale, cioè fa quasi esclusivamente il leader del Carroccio. Persino ad agosto, il mese che più di tutti, per tradizione, dovrebbe essere presidiato dal ministero dell’Interno perché lo Stato ha bisogno di affermare la sua presenza sul territorio anche quando gli italiani sono in vacanza, il ministro assenteista ha tenuto il timone non più di cinque giorni. Solo quest’anno, è stato fuori 95 giorni su 134, e quasi mai per missioni o cerimonie istituzionali. Un tasso di assenteismo del 70%. Scrive Tonacci:

L’esordio del 2019 è stato, in questo, esemplare. Il primo gennaio è a Bormio in ferie, ma trova il tempo per improvvisare un’arringa in piazza. Il 2 gennaio fa una diretta Facebook in cui annuncia il suo imminente ritorno al lavoro. Il 3 invece è ancora a Bormio, a bere un Bombardino. Il 4 rientra, ma mica a Roma. Lungo la strada per il Viminale si perde per due giorni in Abruzzo, terra che incidentalmente stava per affrontare le elezioni Regionali. E dove Salvini visita il mercato di Chieti, incontra gente all’auditorium Cianfarani, passeggia su corso Umberto a Pescara, si sposta a Montesilvano al Palacongressi, poi a Teramo e al mercato dell’Epifania all’Aquila. Tra migliaia di selfie e dieci comizi, riesce a incastrare un breve Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in prefettura a Pescara. Il 6 cala su Roma, ma passa la mattinata in centro a stringere mani, cercando invano di raggiungere la piazza di San Pietro («era troppa la gente che mi fermava per salutarmi», dirà). Nel pomeriggio eccolo finalmente alla sua scrivania, per l’ennesima diretta Facebook. Che accompagna, con sprezzo del pericolo, al seguente messaggio: «Operativo anche oggi dal Viminale».




Quanto Salvini ha fatto davvero il ministro

Anche in Parlamento Matteo non è tanto di casa. Come dimostra il sito Openpolis, che monitora quotidianamente l’attività di deputati e senatori, qui ci va ancora meno. Le sue presenze alle votazioni in aula fino a marzo (57 su 3286) sono ridotte all’1,73%. Sì, ma qualcuno insegna che si può essere produttivi anche a distanza… Peccato non sia il suo caso. In nove mesi di governo, Salvini ha promosso come primo firmatario soltanto quattro leggi (il Decreto Sicurezza e la Cessione unità navali alla Libia), ha risposto a quattro question time, ha fatto una comunicazione al Parlamento ed è intervenuto in tre commissioni. E il resto? Uno sproposito di missioni, spiegano Gabanelli e Stella: 97,75%.

Uno sproposito di missioni: ecco dove

Ma in missione dove? Per conto dello Stato qualche volta, come nel caso del suo rapido arrivo a Genova dopo il crollo del ponte Morandi, o a Foggia per la morte dei sedici braccianti agricoli stranieri in due incidenti stradali nel giro di due giorni. Ma anche per passione personale, come al Festival del Cinema di Venezia con l’ormai ex Elisa Isoardi. O in occasione del viaggio a Mosca dove – curiosa coincidenza – oltre ad incontrare il ministro degli interni russo Vladimir Kolokoltsev ne approfitta per vedersi la finale della Coppa del mondo. In missione anche per supportare le battaglie di partito, come alla fiera internazionale delle armi in Qatar, dove posta orgoglioso una foto mentre imbraccia una mitraglietta. Il vero ministro dell’Interno è Matteo Piantedosi, il prefetto che Salvini ha voluto a capo del Gabinetto, al quale ha delegato di fatto la macchina del comando e che persino gli oppositori definiscono un “fuoriclasse”.

Le assenze gravi

Ci sono, però, alcune assenze del ministro che pesano più di altre. Come quella a Casteldaccia, quando un’intera famiglia di nove persone è stata spazzata via dall’esondazione del Milicia. O quella al Pollino dopo la strage di dieci escursionisti travolti da una piena. O ancora a Novate Milanese e Quarto Oggiaro dopo gli ennesimi roghi di capannoni tossici in Lombardia. A Catania durante la tragedia dei migranti sulla nave Diciotti. Corinaldo, dopo la tragedia della discoteca (ma la mattina dopo c’era la festa della Lega in piazza del Popolo e il leader non poteva certo mancare). Cagnano Varano, nel Foggiano, quando il maresciallo Vincenzo Di Gennaro viene assassinato per strada (ma Salvini è all’Eur a seguire la Formula E). A Napoli, quando in centro sparano ferendo gravemente la piccola Noemi (ma lui è in tour per le Europee). Più tutta una serie di incontri mancati con i ministri degli Interni europei proprio sul tema che più gli sta a cuore (elettorale): l’immigrazione.

Perché il ministro dell’Interno deve stare al Viminale

La questione, oltre per il suo evidente profilo etico, è assai seria anche dal punto di vista della sicurezza nazionale. Perché il ministro dell’Interno è l’unico a poter firmare, ad esempio, l’autorizzazione a intercettazioni preventive in caso di indagini di mafia e terrorismo. E per poterlo fare tempestivamente deve essere fisicamente al Viminale. Per ragioni di sicurezza, se serve, deve poter utilizzare la linea telefonica interna e criptata che collega il suo ufficio a quello del premier e dei vertici dei servizi segreti. Da lui dipendono Polizia, Vigili del Fuoco e prefetti, la tutela dell’ordine pubblico, la sicurezza del Paese e il coordinamento delle forze dell’ordine. Ha poteri di ordinanza in materia di protezione civile, tutela dei diritti civili, cittadinanza, immigrazione, asilo, soccorso pubblico, prevenzione incendi. Se il ministro non fa il ministro, è un grave problema per tutti.

Miriam Carraretto

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