Trump 10 mila bugie, il Washington Post rivela la media giornaliera delle falsità del presidente Usa

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Il Washington Post pubblica i numeri del suo database Fact Checker’s. Trump 10 mila bugie corrisponde alla cifra delle falsità che il presidente Usa ha raggiunto negli ultimi sette mesi, con la media di quasi 23 bugie al giorno.

Dopo i primi 601 giorni di mandato, la quota era di 5 mila falsità, con otto bugie giornaliere in media. Eppure dopo essere trascorsi soli 226 giorni, le dichiarazioni false gridano Trump 10 mila bugie. Agli inizi della sua presidenza, il Washington Post lanciò il progetto di verificare la veridicità delle parole di Donald Trump, basandosi sui primi 100 giorni che rilevavano tra le quattro e le cinque falsità giornaliere, una media quasi incoraggiante viste le premesse del mandato. Seguendo quel ritmo, il giornale americano aveva stimato 7 mila bugie nei quattro anni di presidenza ma Trump ha già ampiamente superato ogni aspettativa.




Il numero così alto di dichiarazioni fasulle, secondo il WP, è possibile anche per il fatto che la stessa bugia è ripetuta con fermezza più volte nel tempo, senza esitazioni né ripensamenti. Come è accaduto ad esempio durante gli incontri del Make America Great Again, durante i quali Trump ha sfoggiato gran parte delle sue menzogne, raggiungendo in quell’occasione il 22 per cento delle sue falsità.

Il premio “Bottomless Pinocchio”

Grazie alla media Trump 10 mila bugie, il presidente Usa vanta persino l’assegnazione di circa venti  Bottomless Pinocchio, un premio istituito proprio per lui, attribuito dopo che la bugia sia stata ripetuta per venti volte. Trump non ha ovviamente gradito l’iniziativa del Washington Post, continuando a definire i giornalisti come nemici del popolo e accusandoli a sua volta di creare false notizie e ingannare l’opinione pubblica. In particolare, riguardo al database del WP – il Fact Checker’s – ha speso parole poco gentili: “I cosiddetti fact-checker fanno parte delle persone più disoneste nei media”.  Tuttavia, vista la fonte della dichiarazione, il Washington Post non si sarà sentito leso nella sua professionalità di organo giornalistico, in difesa della verità e della trasparenza nei confronti dei cittadini americani.

 

Francesca Luziatelli

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