Trump e le proteste per la morte di George Floyd: “Ora si comincia a sparare”

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Trump, in seguito a tre giorni di violente proteste, si confronta in un colloquio con il governatore del Minnesota

Il Presidente degli Stati Uniti Trump risponde allo sconvolgimento mondiale a causa del brutale soffocamento del 46enne amricano George Floyd. In particolare, rende noto su twitter il contenuto del suo colloquio con il governatore del Minnesota, Tim Waltz: gli ha detto che l’esercito sarebbe stato con lui fino alla fine, ma soprattutto che

Quando comincia il saccheggio si comincia a sparare. […]Questi delinquenti disonorano la memoria di George Floyd  e non permetterò che questo accada.

Quindi, piuttosto che cogliere il suggerimento dell’ONU e cercare semplicemente di ridurre gli omicidi di afroamericani da parte delle forze dell’ordine, Trump prende anche lui a “soffocare” il problema, concentrandosi sulle rivolte.
Inoltre, le rivolte non sarebbero conseguenza dell’indignazione generale, ma della “totale mancanza di leadership” del sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, secondo le parole di Trump.  Il sindaco ha richiesto un soccorso della Guardia Nazionale, che ha schierato 500 uomini, in seguito alla scorsa notte, quando i manifestanti hanno assaltato il commissariato della città e un giornalista è stato arrestato senza alcun motivo mentre documentava la rivolta.

Trump assiste all’indignazione e le proteste hanno oltrepassato i confini del Minnesota, investendo l’intera nazione: a Los Angeles centinaia di persone hanno manifestato bloccando il cavalcavia della superstrada 101  e rompendo i vetri delle auto della polizia. A New York 72 manifestanti sono stato arrestati la scorsa notte, quando alcuni agenti sono rimasti feriti.



Negli Stati Uniti continuano ad avvenire episodi del genere per via della “qualified immunity” di cui godono gli agenti delle forze dell’ordine

La “qualified immunity” è una disposizione giuridica della legge federale degli Stati Uniti che protegge i funzionari governativi dall’essere citati in giudizio per le azioni commesse durante l’esercizio delle loro mansioni.

Questo principio, che verrebbe accolto di buon grado da molti anche in Italia, si è tradotto in una delle cause principali degli atti di violenza dei pubblici ufficiali ai danni dei cittadini, spesso appartenenti a minoranze etniche – come gli afroamericani o gli ispanici – e quindi dell’ institutional racism.

Il principio dell’immunità qualificata è stato stabilito nel 1967 dalla Corte Suprema, quindi un agente non può essere perseguito se viene dimostrata la sua “buona fede” nel compiere un atto di violazione di un diritto garantito. Inoltre la Corte ha successivamente stabilito che spetta alla vittima dimostrare che l’agente avrebbe violato un “diritto chiaramente stabilito”.

Le vittime di violenze – e tanto meno chi ci ha rimesso la vita come George – raramente ottengono risarcimenti per le violenze subite perché non sempre possono dimostrare la colpevolezza degli agenti, i quali hanno il triplo di possibilità di vincere una causa civile rispetto a un comune cittadino.

Francesca Santoro

 

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