Trump soffia sul fuoco: le proteste in Arizona potrebbero essere solo l’inizio

La conta dei voti che decreteranno il nuovo presidente degli Stati Uniti non è ancora finita, ma l’America si è già riversata sulle strade. Molti manifestanti si sono riuniti per gridare le proprie ragioni. Le motivazioni di chi è sceso a protestare, anche all’indomani delle elezioni, appaiono polarizzate e rimandano l’immagine di un’America più divisa che mai.

In linea generale le proteste, per il momento, sono state pacifiche. Qualche momento di tensione si è registrato a Portland tra i manifestanti democratici e le forze di polizia, ma la sensazione è che il peggio debba ancora arrivare.

Tale timore si fa strada soprattutto se si hanno presente le immagini dei sostenitori di Trump asserragliati di fronte agli uffici elettorali.





A Maricopa, in Arizona, i manifestanti al grido “shame on fox” e “count the vote”, imbracciando armi, si sono radunati per chiedere che ogni voto venisse contato.

L’origine di questa richiesta è facilmente rintracciabile.

Durante la notte tra il 4 e il 5 Novembre, l’emittente televisiva Fox News, vicina al mondo del trumpismo, aveva “chiamato” l’Arizona per Biden, scatenando il malcontento anche tra i più stretti collaboratori di Trump.

La campagna per la rielezione del Presidente attualmente in carica, infatti, ha ritenuto prematura la scelta di Fox News di assegnare uno Stato tradizionalmente repubblicano a Biden. Se si considera il periodo che va dagli anni ’50 ad oggi, infatti, l’Arizona è stata vinta da un democratico una sola volta: nel 1992 da Bill Clinton.

Vedendo il proprio vantaggio assottigliarsi per poi azzerarsi in questo Stato, Trump ha iniziato a sostenere, come ha fatto in altri casi, che i suoi voti non venissero contati. 

I manifestanti di fronte alla sede dello spoglio, quindi, fomentati da queste informazioni prive di fondamento in arrivo dai canali ufficiali dell’attuale presidenza degli Stati Uniti, sostenevano che Adrian Fontes, l’ufficiale incaricato di sovraintendere alla conta dei voti nella zona, stesse deliberatamente evitando di contare e registrare le schede a favore di Trump in quella che è una delle parti più popolose dell’Arizona. 

Non c’erano e non ci sono tutt’ora evidenze che supportino la veridicità dell’accusa.

Così come non ci sono prove, in generale, a sostegno delle accuse di frode che Trump sta lanciando attraverso ogni canale possibile, da quello dei social media a quello delle conferenze in diretta dalla Casa Bianca.

La verità è che il Presidente, possiamo dire a questo punto quasi sicuramente uscente, sta cercando di gettare il caos e minare le fondamenta di legittimità di elezioni che, in realtà, segnerebbero alla fine una vittoria piuttosto decisa per Biden. 

A causa della pandemia in corso molti voti sono stati inviati per posta. Questo ha fatto sì che il loro conteggio andasse a rilento anche perché questo sistema ha favorito in maniera considerevole la partecipazione al voto. Biden è già attualmente, a scrutinio non concluso, la persona che ha ricevuto più voti nella storia americana. 

Certo, la gara è stata lunga e più sofferta di quello che i sondaggi avevano promesso, ma il risultato finale, così come si preannuncia in questo momento, non avrebbe niente di incerto o di attaccabile.

Queste considerazioni varrebbero in condizioni normali, se Trump non avesse lavorato per gettare l’ombra del dubbio sulla legittimità di questa tornata elettorale, già dalla campagna elettorale.

Da mesi, infatti, la campagna per la rielezione del candidato repubblicano lavora al fine di delegittimare il voto per posta, per mesi Trump ha affermato che i democratici non avrebbero mai vinto se non attraverso brogli. A domanda diretta dei giornalisti il Presidente si è sempre mostrato restio a confermare che avrebbe sicuramente lasciato la Casa Bianca in caso di sconfitta.

Questa strategia è continuata anche dopo le elezioni.

Nella notte tra il 3 e il 4 Novembre, alle prime luci del mattino italiano, Trump ha preso parola dalla Casa Bianca per ribadire quanto già anticipato in un Tweet e annunciare la propria vittoria. 

Durante il discorso ha sostenuto di avere un vantaggio insormontabile in Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, tutti Stati chiave. Questa informazione era se non falsa, almeno prematura. In Michigan e Wisconsin ha vinto Biden, mentre in Pennsylvania e Georgia i due candidati sono attualmente in una situazione di parità. 

Man mano che i voti venivano contati e i dati iniziali si modificano, Trump, i dirigenti della sua campagna e i suoi figli, hanno cominciato ad inviare gravi e pressanti messaggi secondo cui i democratici, accortisi della certa vittoria repubblicana, stavano mettendo in atto una truffa per rubare le elezioni.

Eric Trump ha pubblicato su Twitter un video promosso da un account associato alla teoria complottistica Qanon in cui si vedevano bruciare delle presunte schede a favore di Trump. Il tweet e il video sono stati rimossi dopo che è stata dimostrata la falsità del loro contenuto, ma non prima di essere stati visti da un numero altissimo di persone.

La campagna di  Trump, però, non si è accontentata di raggiungere gli elettori sui social media. Secondo il Washington Post sono stati inviati circa nove milioni di messaggi sui telefoni degli americani tra la mezzanotte e mezzogiorno di Mercoledì 4 Novembre. 

In questi messaggi Trump chiedeva ai suoi sostenitori di “difendere l’America” in modo da non lasciare che “i democratici delegittimassero queste elezioni”. Oltre alla chiamata alla difesa del voto, il testo conteneva anche un link che rimandava ad una raccolta fondi per sostenere le spese legali dei ricorsi in alcuni stati.

É impossibile rintracciare una logica nei messaggi lanciati da Trump negli ultimi giorni. Il Presidente americano ha più volte invocato lo stop al conteggio dei voti negli Stati in cui risultava in vantaggio mentre chiedeva che ogni voto venisse contato negli Stati in cui appariva perdente.

Durante la notte italiana tra il 5 e il 6 Novembre Donald Trump si è poi presentato nuovamente nella sala stampa per pronunciare le gravissime parole che aveva già affidato al web:

Se contate i voti legali, vinco facilmente. Se contate i voti illegali, possono provare a rubarci le elezioni.

Ha usato il discorso anche per ripetere il messaggio relativo alle infondate accuse di frode elettorale perpetrata dai democratici tanto che alcune emittenti, tra cui NBC, hanno interrotto la trasmissione della conferenza stampa per evitare di diffondere false notizie.  

Molti commentano che Trump, in quest’ultima apparizione, è apparso stanco e demoralizzato. Poco importa. É piuttosto evidente che la consapevolezza della probabile sconfitta, come lasciavano presagire i timori pre-elettorali, non lo spingono a mollare la presa. Anzi. Il 45esimo presidente degli Stati Uniti continua a portare avanti la sua opera di distruzione dei riti scritti e non scritti che avevano scandito e definito fino ad oggi il funzionamento della democrazia statunitense. 

L’impressione che non si può fare a meno di provare, ora che riusciamo a scorgere la fine di questa lunghissima attesa per la definizione dell’identità del prossimo Presidente americano, è che il peggio debba ancora arrivare.

Silvia Andreozzi

 

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