TSO per i malati di Covid che rifiutano il ricovero: incubo o realtà?

Da qualche giorno si parla di “reato di epidemia”, situazione controversa nella quale un soggetto affetto da Covid-19 rifiuta le cure e l’eventuale ricovero in una struttura ospedaliera.

A lanciare l’allarme è stato il caso del dirigente vicentino ritornato da un viaggio in Serbia, dove ha contratto la malattia. Atterrato in Italia i sintomi non sono di certo mancati: febbre a 38 e inappetenza. Questi non hanno però fermato l’animo del dirigente, che partecipando prima ad un funerale e poi ad una festa di compleanno, ha dato vita ad un nuovo focolaio in provincia di Vicenza. Ben 89 persone in quarantena e tamponi eseguiti su un centinaio di persone.

L’idea TSO

Ma questo è soltanto il caso più recente. Ricordate l’uomo di Caltanissetta che rifiutando il trasferimento in ospedale causò la sua stessa morte? O la settantenne di Monza andata in escandescenza che minacciò i medici di denuncia per sequestro di persona? Bene, quest’ultima, che presentava tutti i sintomi da Covid, è stata sottoposta, in attesa dell’esito del tampone, a TSO.

Ci è chiaro quanto possono essere pericolosi per l’intera società tali soggetti. Strafottenti, a questo punto, della propria salute, si trasformano in potenziali untori. Ecco che, dopo il caso del dirigente vicentino, l’animo del governatore veneto, Luca Zaia, si è accesso e non è tardata l’invocazione all’utilizzo del TSO e dei ricoveri coatti. Ma è davvero possibile applicare il Trattamento Sanitario Obbligatorio per emergenza da Coronavirus?

La legge sul TSO

Molto spesso, nella società odierna, quando si parla di TSO lo si fa in maniera ironica. Il trattamento sembra qualcosa di così distante dalla realtà vera e propria, che parlarne in ambito di malattie infettive sembra quasi una follia. Ma cos’è davvero il TSO? E quando è possibile ricorrere ad esso?




Con tale trattamento è possibile innanzitutto sottoporre a cure mediche un soggetto contro la sua volontà. La legge che disciplina il TSO nacque il 23 dicembre 1978 e fu essenzialmente ideata per l’utilizzo in ambito psichiatrico. A tutt’oggi, questa prevede il ricovero forzato di soggetti con disturbi mentali presso reparti di psichiatria di ospedali pubblici.

E’ comprensibile però, come l’applicazione del TSO debba basarsi su forti motivazioni di pericolo e prevenzione. Immaginiamo ad esempio un soggetto che voglia uccidere sé stesso o persone a lui vicine. O ancora che possa causare lesioni a cose o altri soggetti; che rifiuti in ogni modo terapie, cure, isolamento o cibo e acqua.

Sono, difatti, tre le condizioni previste da tale legge, nelle quali si può attuare il TSO: se la persone necessita di cure, se la persone rifiuta le cure e se non è possibile prendere misure extraospedaliere. Tuttavia, esistono rarissime eccezioni nelle quali il TSO può essere applicato al di fuori dell’ambito psichiatrico. Quello delle malattie infettive può far parte di tali casi eccezionali?

TSO e Coronavirus: Speranza ci pensa

L’invocazione al TSO di Zaia ha mandato Speranza a riflettere. Un pressing strategico quello del governatore veneto che ha evidentemente portato i suoi frutti. Difatti, fonti del ministero hanno informato che il ministro della Salute, Roberto Speranza abbia attivato l’ufficio legislativo del suo dicastero, per rivedere il quadro normativo sui TSO. A cosa potrebbero portare tutto ciò?

Forse ad elaborare una norma più stringente per la tutela contro il Covid. Il problema principale del possibile TSO applicato all’emergenza epidemica riguarda la chiamata in causa dei diritti delle persona. Perché? E’ molto semplice.

Essere in grado di intendere e di volere

Come è molto semplice inneggiare al TSO, condannare i comportamenti negativi e desiderare l’isolamento di chi potrebbe essere un pericolo per gli altri. E per carità, è comprensibile sotto diversi punti di vista. Ma non dimentichiamo che ognuno di noi può godere, per diverse lotte condotte negli anni, di particolari diritti che salvaguardano la nostra libertà e la nostra persona tutta.

E’ importante comprendere che il  fatidico Trattamento Sanitario Obbligatorio viene attuato soltanto per quei soggetti incapaci di decidere per sé. L’iter legislativo ha inizio da una diagnosi effettuata dai medici, che attesta e dimostra l’impossibilità di intendere e di volere del soggetto. Soltanto tale diagnosi può dar seguito all’iter che nel caso accertato passerà al sindaco in causa e che ne ordinerà l’effettiva applicazione.

La possibilità di estendere la legge sul TSO anche alle malattie infettive comporterebbe quindi un’obbligatorietà di cura pericolosa per l’integrità della sfera dei diritti umani. Argomento molto ostico! Il tutto merita quindi particolari riflessioni e mirate strategie sanitarie che tengano conto sia della pericolosità delle mancate cure ma anche dell’importante tutela delle persone.

Gabriella Gaudiano

 

 

 

 

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