Turchia: ricercatore condannato per aver diffuso dati sull’inquinamento

Dopo aver diffuso i risultati di una ricerca su inquinamento e incidenza di tumori nella Turchia occidentale, lo scienziato Bülent Şık è stato condannato a 15 mesi di prigione.

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La repressione del presidente Erdogan colpisce un’altra volta il mondo della scienza: ieri 30 settembre un ricercatore di nome Bülent Şık, ex vicedirettore del Centro di sicurezza alimentare e di ricerca agricola dell’Università di Akdeniz, è stato condannato a 15 mesi di carcere dal tribunale di Istanbul per aver divulgato i risultati di una ricerca sull’inquinamento nella Turchia occidentale, informazioni etichettate come “riservate” dal governo turco. Come riportato dalla rivista Science, la ricerca era stata commissionata dal Ministero della salute, con lo scopo di indagare un possibile collegamento tra inquinamento di acqua e suolo e incidenza di tumori nella Turchia occidentale.

I risultati emersi dalla ricerca erano senza dubbio preoccupanti: in base ai campioni provenenti da numerose province turche, si evidenziavano alti livelli di pesticidi, metalli pesanti e idrocarburi policiclici nel suolo (e conseguentemente nel cibo). Nell’acqua invece livelli allarmanti di piombo, alluminio, cromo e arsenico. A studio concluso, nel 2015, Şık aveva invitato il governo ad agire, senza però sortire alcun risultato. Mosso dalla propria coscienza, allora, nel 2018 aveva deciso di pubblicare comunque i risultati della ricerca: per farlo aveva scelto il quotidiano Cumhuriyet, uno degli organi di stampa maggiormente presi di mira dal regime di Erdogan.



La battaglia di Bülent Şık

Il coraggio e l’integrità dello scienziato sono stati notevoli: secondo la legge turca, infatti, egli avrebbe potuto ottenere la sospensione della condanna ritrattando. Tuttavia l’ex docente universitario ha deciso di proseguire comunque nella sua battaglia per il diritto all’informazione, tenendo in mente la salute dei connazionali. Şık, d’altra parte, non è nuovo ai provvedimenti repressivi: il ricercatore era stato licenziato dalla sua università nel 2016, a seguito dello sventato colpo di stato, per aver firmato una petizione volta alla collaborazione tra forze armate turche e militanti curdi nel sud-est della Turchia. Tuttavia ora egli è libero in attesa di appello e può contare sul supporto del suo avvocato Can Atalay:

“Bülent Şık ha adempiuto al suo dovere di cittadino e di scienziato e ha usato il suo diritto alla libertà di espressione,” aveva dichiarato il legale prima della sentenza di condanna.

Un ordinario caso di violazione del diritto d’opinione, che fa riflettere sulle diverse modalità con le quali la manipolazione dell’informazione nel regime erdoganiano sia in grado di danneggiare profondamente i cittadini turchi: il governo arriva a nascondere sotto a un velo di omertà condizioni che mettono a serio repentaglio la salute fisica degli abitanti, oltre che la sopravvivenza del territorio e del patrimonio naturale.

Agata Virgilio

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