Il turismo a Bologna, la città raccontata dagli emarginati

I dimenticati, gli sventurati e gli abitanti dei sottoportici non sono più delle tristi comparse nei giri turistici, ma i loro protagonisti

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Clochard e disperati che si mettono a camminare per le strade con i turisti, ma è davvero possibile?

Sì, grazie al progetto “Gira la cartolina” promosso da ASP città di Bologna in collaborazione con Piazza Grande, che si occupa da anni di inclusione sociale, e Bologna Welcome, sostenuta e accompagnata da Insieme per il Lavoro. Oltre a innovare il turismo a Bologna, il progetto abbraccia tanti altri temi importanti come quello della fruibilità della cultura, nella quale Bologna si conferma ancora una maestra, di nuove opportunità lavorative e di integrazione.

Il nome  dell’iniziativa rivela subito la sua intenzione di mostrare non la solita città da cartolina imbalsamata, bensì una città vera fatta di persone che ci abitano da sempre e diventano amici di chi la vuole conoscere, mettendo a loro disposizione tutti i ricordi legati ai luoghi d’interesse. Girare la cartolina per leggere la dedica dietro, il pensiero, il ricordo che è legato a posti dimenticati dagli itinerari standard. In questo modo la bellezza che colpisce il turista non è la tipica “usa e getta” relegata a pochi giorni di vacanza in un luogo che abbiamo sentito nominare, non è qualcosa che si può spiegare con i selfie su Instagram, ma qualcosa di ricco e inestimabile che unisce due mondi opposti: l’emarginato, in questo caso fonte di conoscenza, e il turista curioso.

I clochard in questione hanno seguito un corso di formazione e stanno creando una startup, chiedendo anche di essere inclusi nelle pubblicazioni di Bologna welcome. Inoltre c’è già stato il primo giro per la città e il secondo ci sarà dal 25 luglio al 1 agosto, dalle 18 alle 20 (chi è realmente interessato può prenotare su giralacartolina@gmail.com).



Cosa dobbiamo aspettarci da un’iniziativa del genere?

Oltre le due Torri e la basilica di San Petronio, anche le persone, insieme ai monumenti, si trovano ad avere delle grandi storie che mettono a disposizione del pubblico e che si intrecciano tra di loro a fare della città quel che è.

Giuseppe, ex cuoco, ha vissuto in strada tre anni, racconta delle lavandaie che lavavano i panni con la cenere in via Piella, affacciato alla finestrella con dietro adulti, bambini, bolognesi e non. Biagio abita in un container senza acqua, luce e gas, e parla della Montagnola, perché in un periodo del suo intenso passato ha fatto anche il tappetaro: “Qui chiunque poteva stendere la mercanzia, argilla, seta, cotone: lo chiamavano il mercatino dei Tigli”. Samantha, imprenditrice disabile e presidente di un’associazione teatrale,  ha rischiato di diventare senzatetto pochi mesi fa, dopo uno sfratto e ora vive in un albergo. Lei, invece, indica un sacco a pelo vuoto e invita i suoi ascoltatori a essere umani e a offrire un caffè al proprietario di quel giaciglio, se mai se lo fossero trovato davanti.

“Gira la cartolina” esprime l’identità bolognese

Quei portici forse prossimo patrimonio dell’Unesco traghettano per le vie della città un’altra, l’ultima delle iniziative aggreganti tipiche della città, come il Cinema Ritrovato (per chi non sa di cosa si tratti è doveroso sapere della bellezza di questo festival) l’accesissima vita universitaria e altro ancora. Infatti quest’iniziativa non ci stupisce per due motivi: innanzitutto perchè negli ultimi anni il turismo a Bologna ha conosciuto un boom senza precedenti, quindi c’era da aspettarsi una novità in questo ambito. Dopodiché perché si tratta di Bologna, città da sempre aperta alla cultura e alle novità, seppur discutibili dal punto di vista di una certa morale, ma sempre coerenti con l’ideale di libertà. È proprio per questo che Dalla ne sarebbe contento: cantore della complessità dei sentimenti, simbolo di una Bologna come identità culturale e amico degli ultimi.

“Dormo sull’erba e ho molti amici intorno a me
Gli innamorati in Piazza Grande
Dei loro guai dei loro amori tutto so, sbagliati e no
[…]
Ma la mia vita non la cambierò mai mai
A modo mio quel che sono l’ho voluto io”

Francesca Santoro

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