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Turismo estremo: perché visitare paesi in guerra?

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22 Ago 2016
in Cultura
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Il 4 agosto scorso alcuni turisti che viaggiavano in Afghanistan scortati da militari sono stati aggrediti e feriti da talebani. Si trattava di tedeschi, americani, olandesi e inglesi soccorsi e ricoverati presso l’ospedale militare italiano. Le principali agenzie parlano di ferite lievi: ad alcuni sono state tolte delle schegge.

blog.only-apartments.it
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Ma che ci facevano dei turisti in un territorio pericoloso come l’Afghanistan?

Sembra che visitare paesi in cui sono in corso guerre sia molto gettonato.
Esistono tour operator specializzati che portano turisti di età dai trenta ai settant’anni in nazioni come Iran, Iraq, Libia, Corea del Nord, Palestina, Siria.
Alcuni vanno nei sobborghi di città brasiliane in cui fatica a entrare la polizia; altri organizzano crociere in Antartide, provocando danni a quel delicato ambiente; altri ancora  visitano la centrale di Chernobyl e le vicine città fantasma, pernottando nelle foresterie costruite all’epoca del disastro nucleare per ospitare i giornalisti e mangiando nel ristorante sorto per rispondere al flusso annuale di circa 15.000 turisti.

Qual è la ragione che spinge le persone a recarsi in questi luoghi?

Non si tratta di semplice voyerismo: non è quella curiosità che fa rallentare nei pressi di un incidente per osservare danni e feriti. Non è nemmeno voglia di una vacanza-avventura, dato che esistono numerosi posti selvaggi in cui è possibile mettersi alla prova allontanandosi dalla civiltà senza  imbattersi in pericoli simili.
Qui parliamo di zone in cui si rischia la vita per radiazioni, pallottole, mine.
I loro abitanti fuggono da violenze e distruzioni, magari su barconi che colano a picco, e questi turisti si recano nei loro paesi per vedere cosa?  Devastazioni, morti, sangue, violenze, soldati armati?
Viaggiare dovrebbe arricchire l’animo, consentendo di ammirare bellezze e conoscere tradizioni differenti: ma in quelle terre martoriate cosa si può imparare?

Sembra una ricerca spasmodica di emozioni sempre più forti e mozzafiato.
Quell’impulso che porta adolescenti e giovani a cercare lo sballo, a provare droghe, a esagerare con il consumo di alcolici praticando il “binge drinking”, l’abbuffata alcolica.
Quello che spinge a realizzare imprese da Guiness dei Primati, come il paracadutista acrobatico Luke Aikins che di recente si è lanciato senza paracadute da oltre settemila metri per atterrare su una grande rete in una valle della California.

Cosa c’è alla base di tali comportamenti?

Il cervello degli adolescenti ha una minor produzione di dopamina rispetto a bambini e adulti: è un ormone che provoca senso di soddisfazione.
Ci sono situazioni che aiutano il corpo a produrla, come mangiare, stare in compagnia, fare sport e, in generale, compiere nuove esperienze.
Il basso livello di dopamina spinge gli adolescenti ad assumere alcool per ridurre ansia e tensione, per essere disinibiti, per sperimentare sensazioni diverse e cercare attività gratificanti.
Ma gli adulti? La dopamina, come l’adrenalina, è una droga naturale, uno stimolante che regala sensazioni esaltanti.
Chi fa sport estremi sfida la vita in situazioni al limite per controllarne gli elementi e illudersi di esserne padrone, trasformando stress e paura in euforia.
Gli adolescenti, per ragioni ormonali, si annoiano e hanno bisogno di esperienze nuove per sentirsi vivi.
Chi si reca in Afghanistan necessita di finire all’ospedale per eccitarsi?

Credo che in una società in cui la tecnologia semplifica la vita e rende alla portata di molti, spesso con un click, attività, prodotti e servizi, si sia perso il gusto del guadagnarsi le cose con fatica, ingrediente che attribuisce un sapore unico e speciale.

Quel che si ottiene in maniera facile provoca un appiattimento del merito: si pensa che le attività difficili siano alla portata di individui abili e intelligenti mentre quelle semplici siano riservate agli incapaci.
Mettersi alla prova con qualcosa di complicato e fuori dall’ordinario fa credere di uscire dalle fila della mediocrità per affermare la propria unicità.
In realtà semplicità non è sinonimo di stupidità.

Goethe sosteneva che solo ciò che è semplice fosse vero e Leonardo Da Vinci che la semplicità fosse perfezione.
Un’armonia difficile da raggiungere.
Dal punto di vista intellettuale e filosofico semplificare è difficile: Einstein raccontava che, se non si è in grado di spiegare un concetto in maniera semplice, non lo si è capito veramente.
Nelle scienze e nella pratica quotidiana le soluzioni più semplici sono quelle più funzionali e utili. Scoprirle provoca emozione, avvicinandosi a quell’armonia da cui si percepisce gratificazione perché ci si rende conto di farne parte, anche se per un breve istante, assaporandone la corroborante energia.

Amare le esperienze semplici, fare una vacanza “ordinaria”, essere in grado di notare  particolari all’apparenza insignificanti non è da tutti, ma è un modo per provare sensazioni che fanno star bene, creando da soli la nostra dopamina.
Ogni cosa, ciascun evento, i diversi incontri, si presentano con un aspetto che non è unico: esistono varie sfaccettature che bisogna saper vedere e leggere per coglierne il messaggio.
Quella sfumatura che insegna a vivere con serenità attribuendo gratificazione al singolo istante. Qui e adesso.
Anche nel cortile sotto casa, osservando un fiore o ammirando un tramonto, senza bisogno di lanciarsi privi di paracadute o visitare una centrale radioattiva.

Paola Iotti

Tags: turismo estremo – dopamina – emozioni forti – Luke Aikins – Paola Iotti - semplicità
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