Il Monte Bianco preso d’assalto da turisti improvvisati

Il sindaco di Saint-Gervais propone di introdurre un numero chiuso per accedere alla vetta

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Ogni giorno arrivano sul Monte Bianco circa 300 persone. Non tutte però lo fanno in modo sicuro e rispettoso della montagna: come il turismo di massa sta prendendo d’assalto e sottovalutando il tetto d’Europa.

Il Monte Bianco è diventato una meta turistica, destinazione su cui si avventurano ogni estate circa 20 mila persone, tra alpinisti esperti e arrampicatori improvvisati. 300 persone al giorno arrivano in cima ogni giorno, durante il periodo più caldo. Il tetto d’Europa viene letteralmente preso d’assalto, come tutte le altre montagne del mondo, ma in questo caso la relativa semplicità della via normale fa assumere all’impresa una presunta aurea di accessibilità a tutti. L’altezza dei suoi 4810 metri è infatti raggiungibile in modo più veloce ed economico rispetto ad altre vette celebri.

No, arrivare sul Monte Bianco non è semplice




La percezione però non corrisponde alla realtà: il Monte Bianco non è una scalata per tutti. Il livello potenziale di pericolo, inoltre, è addirittura innalzato dalle conseguenze derivanti dal cambiamento climatico. I comuni che ospitano la vetta hanno provato a studiare soluzioni, ma sembra che la situazione non sia migliorata. Negli ultimi decenni, con l’alpinismo che si è trasformato da esplorazione a sport e, successivamente, a attività di massa. Jean-Marc Pelliex, sindaco di Saint-Gervais, la città francese da cui parte il sentiero più frequentato per raggiungere la vetta del Monte Bianco, ha dichiarato: “Siamo passati da una generazione di alpinisti a una di turisti che raggiungono la cime del Monte Bianco per farsi un selfie”.

Alcuni dei comportamenti più assurdi





Il primo cittadino del comune francese denuncia il problema del turismo di massa sul Monte Bianco da una decina di anni. Lo scorso anno aveva scritto una lettera diventata poi virale, in cui riportava alcuni assurde condotte portate avanti dai turisti. Portare in vetta un cane, ad esempio, potrebbe non essere una buona idea. Così come posizionare le tende in zone rischiose o il pensare che possano bastare delle scarpe da ginnastica, lasciando a casa i ramponi. Antoine Rattin, gestore del rifugio Goûter, ha raccontato di ritrovarsi nella struttura persone spesso senza prenotazione o che, addirittura, pretendano di alloggiarvi senza pagare. E ancora: bivacchi privatizzati da gruppi di turisti, guide abusive, risse per capire chi abbia la precedenza a scendere e a salire dai sentieri.

Il percorso più utilizzato

Le vie di accesso al Monte Bianco sono diverse, sia dalla Francia che dall’Italia. Due di queste possono essere percorse anche da alpinisti non esperti. Questo non significa che non richiedano una buona preparazione atletica e, comunque, una certa preparazione per quanto riguarda l’alpinismo. La cosiddetta “via normale francese” che parte da Saint-Gervais è la scelta del 75% delle persone che vogliono raggiungere la vetta. Il percorso è molto lungo e faticoso: solo per la salita, dalla via normale, molti portali di alpinismo articolano l’ascesa su due giornate diverse. Pur non essendo particolarmente impervio, il paesaggio presenta i pericoli tradizionali dell’alta montagna, dalla caduta di pietre all’estrema variabilità del meteo. Sulla vetta, c’è una stretta cresta di neve e di ghiaccio, che necessita di particolare prudenza nel decidere letteralmente dove mettere i piedi.

Il prezzo dell’inesperienza

Il trasformare un ambiente non troppo pericoloso in una destinazione per il turismo di massa, però,  può amplificare la potenzialità dei pericoli.  Soprattutto se molti di coloro che si trovano in vetta non hanno la benché minima capacità di lettura degli scenari pericolosi della montagna o di gestione della stanchezza in altitudine. Di inesperienza e di sottovalutazione si può anche morire: tra il 1990 e il 2017 sono morte più di 100 persone in un tratto che si percorre in circa tre ore. Il 25% degli alpinisti soccorsi erano in realtà principianti che si stavano avventurando sul Monte Bianco senza il supporto di una guida Il costo di un professionista del settore è di circa 500 euro a persona.

Il cambiamento climatico arriva anche qui

Anche sul Monte Bianco, poi, si percepiscono gli effetti del cambiamento climatico. Essendo aumentata di due gradi la temperatura media, le nevi e i ghiacci si possono sciogliere spesso in modo improvviso, causando frane e valanghe. Come riporta sempre il New York Times, il culmine numerico degli eventi franosi si verifica proprio nei periodi in cui passano più persone.

Le nuove regole introdotte a maggio





La prefettura dell’Alta Savoia ha quindi preso dei provvedimenti per la stagione 2019, iniziata lo scorso maggio. Innanzitutto, chi inizia la salita verso la vetta deve esibire la ricevuta della prenotazione in uno dei rifugi. E’ stato poi introdotto il divieto di campeggio libero: si tratta di una regola formulata anche per limitare la maleducazione, oltre che per scongiurare pericoli, visto che rifiuti ed escrementi venivano lasciati in vetta, senza nessun rispetto. Il canale Montagna.tv riporta la possibilità di incorrere in sanzioni che possono arrivare a 2 anni di carcere e a 300 mila euro di multa per danni ambientali. Limitazioni sono state previste anche per coloro che raggiungevano il Monte Bianco in parapendio sfruttando i venti favorevoli.

Le multe non risolvono tutto

Sono invece impossibili da sanzionare i principianti che tentano di scalare la vetta senza attrezzature, competenze o accompagnamento. In Francia, infatti, è in vigore il principio della libertà degli spazi della montagna: esso afferma che la montagna non può essere sottoposta a controlli di questo tipo. Altre proposte in merito riguardano l’introduzione di un numero chiuso per l’accesso alla vetta. Su questo fronte è molto combattivo il sindaco Peillex: “La gente deve capire che salire sul Monte Bianco non è come andare al cinema”.

Elisa Ghidini

 

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