Se non si tutela la libertà di stampa, si rischia il bavaglio

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La libertà di stampa è sempre più spesso minacciata da più parti.




Lancio una provocazione: l’istituzione di un’aggravante per il reato di minacce e lesioni nei confronti del giornalista che sta esercitando la propria funzione (che vale la pena ricordarlo: è di interesse pubblico ed è garantito dalla Costituzione). Vediamo se qualcuno ha il coraggio di formalizzare la cosa visto che per esempio sulle querele temerarie si sta facendo orecchie da mercante. Ecco qua cosa succede ad un giornalista che fa le domande giuste alle persone giuste. Parliamo di Daniele Piervincenzi che naturalmente è andato a Ostia a chiedere a Roberto Spada (della famiglia Spada nota alle cronache) perché abbiano appoggiato alle elezioni Casapound, che cosa si aspettano e come nasce questa vicinanza. Daniele ha fatto il suo lavoro e questo criminale (si criminale perché c’è la prova che lo sia e spero che la giustizia faccia velocemente il suo corso) gli ha spaccato il naso. Guardate il video e vi renderete conto che non si può essere tolleranti di fronte a certi gruppi e che i giornalisti devono essere tutelati nel loro lavoro. Tutto questo lo dico chiarendo innanzitutto la mia posizione e cioè che per me il gruppo in questione non ha dignità di essere ammesso alle elezioni trattandosi di un manipolo di violenti fascistelli ma soprattutto perché per me ha un valore quanto è stabilito dalla legge e dalla costituzione (esiste il reato di apologia del fascismo e nelle disposizioni transitorie e finali della carta costituzionale si vieta la riorganizzazione del partito fascista).

 

C’è, dunque, qualche giurista disponibile a studiare e formulare un disegno di legge che preveda l’inserimento tra le circostanze aggravanti, quindi con procedibilità d’ufficio da parte dell’autorità giudiziaria (immediatamente senza la querela di parte) le lesioni o le minacce a danno del giornalista nell’esercizio della sua professione? C’è qualcuno disposto a studiare un disegno di legge che comprenda anche la disciplina delle querele temerarie e delle azioni civili temerarie? Una legge che includa anche una scriminante per la pubblicazione delle intercettazioni di “interesse pubblico” (non il gossip fine a se stesso ma quelle che anche se non hanno rilevanza penale definiscono una circostanza e un comportamento rilevante per la formazione dell’opinione pubblica)? Dopodiché c’è una classe politica pronta a sostenere queste iniziative per la libera informazione? E noi giornalisti siamo pronti a batterci, a stare insieme, a rivendicare diritti, a pretendere rispetto e tutele, a pretendere l’approvazione di una legge che renda meno difficile e più libera questa professione? E i cittadini sono pronti a stare al fianco dei giornalisti? Questi temi riguardano tutti, riguardano l’esercizio delle libertà e della democrazia. Altrimenti tutta l’indignazione di queste ore per i fatti di Ostia e per tante altre vicende resterà solo una triste e sterile liturgia.

 Amalia De Simone

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