Tutti lo sanno: la trasferta spagnola di Farhadi

Immagine Copertina primafilamagazine.it
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Il cinema di Asghar Farhadi sta in un punto mediano tra il melodramma, il thriller e l’horror dei sentimenti. Fuori dal suo Iran aveva puntato dapprima alla Francia con Il passato che aveva portato a Bérénice Bejo il premio come migliore attrice a Cannes nel 2013 e ora tocca la Spagna provinciale di Tutti lo sanno (Todos lo saben).

Forte di un duo di divi (Penelope Cruz e Javier Bardem) e di un grande attore d’oltreoceano (Ricardo Darìn), il regista iraniano scrive per loro un film che ai suoi ammiratori potrà ricordare About Elly. Ritornano la scomparsa come catalizzatore di rapporti pronti ad esplodere, i segreti di famiglia, l’atmosfera soffocante dell’ambiente che così bene nel suo film francese sopracitato era ritratta.

Il cambio di lingua e ambiente lo fa avvicinare al melodramma ispanico che riemerge a volte come in delle esalazioni drammaturgiche, come fossero degli innesti all’interno della sua scrittura che di solito brilla per asciuttezza.

Questioni di ceto, cuore ed eredità esplodono attorno al matrimonio di Ana (Inma Cuesta), sorella minore di Laura (Cruz) espatriata in Argentina e con un matrimonio disfatto con il gretto Alejandro (Darìn) ma tenuto in piedi per apparenza. Questa ha due figli e la maggiore, Irene (Carla Campra), bella e spensierata, viene rapita nel bel mezzo della festa.



Uno dei più solerti ad aiutare nella ricerca è Paco (Bardem), ex amante di Laura, sposato con Bea (Barbara Lennie) e proprietario di una vigna comprata dalla famiglia del suo amore giovanile.

Da questo assunto ne esce un melò che diluisce il ritmo nel mezzo, perdendo leggermente la carica iniziale ma che recupera in analisi di classe. Le sfumature più pungenti sono rivolte al piano sociale dei protagonisti: ciò che dovrebbe essere una corsa contro il tempo per gli affetti diventa una questione di tirchieria e di rivincita sotterranea.

Il personaggio più bello è quello di Paco, sconfitto e solo nel finale che si ritrova senza il frutto del suo lavoro, ripagato con niente, senza gli affetti che vorrebbe accanto (di cui uno appena scoperto dopo anni). <<Sei il figlio dei domestici!>> : così lo attacca il padre di Laura che pur essendo un relitto d’uomo non perde occasione di sputargli addosso il suo veleno. Bardem è circondato da attori diretti benissimo ma è lui che si conquista il primato nel film: si adegua al ritmo di Farhadi che tanta importanza dà al dialogo aggiungendo le sue sfumature nei suoi primi piani, più narrativi di molti altri pezzi del film.

Non è un film perfetto ma ha un grande attore che sa come fare grande cinema da sé.

Antonio Canzoniere

 

 

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