Tutto quello che hai sempre voluto chiedere ad un tatuatore

Intervista ad Andrea Caldari, tatuatore dello storico Pure Morning tattoo.

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Chi ne ha tantissimi, chi uno ricco di significato, chi nessuno e chi ancora rimane indeciso: il tatuaggio è entrato a far parte della nostra cultura e, indipendentemente dalla nostra opinione al riguardo, abbiamo tutti alcune domande che vorremmo fare ad un tatuatore.

Siamo a Vigevano. Lo studio Pure Morning tattoo si affaccia sulla via. Scale in legno, quadri dark, quell’ atmosfera fumosa anni ’50… ed ecco il rumore della macchinetta in sottofondo.
L’odierno rooster comprende quattro artisti: Kaluf, Nik, Alessio e Gun. Ognuno col suo stile, ognuno apprezzato e seguito da una clientela fedelissima da anni.
Competono a livello nazionale e di tatuaggi ne sanno come pochi.

*Pure Morning Tattoo – sito ufficiale*

Ad accoglierci c’è Andrea Caldari, che come nome da tatuatore si è ribattezzato Kaluf e che questo mestiere lo conosce da anni. Sempre elegante con i suoi completi vintage, la mano salda da tatuatore anche nella stretta.
Tutte quelle domande che vorresti fare ad un tatuatore, Ultima Voce le ha fatte a lui. Pronti a togliervi qualche sfizio prima di farvi colorare la pelle?




Che stile fai principalmente e l’hai cambiato lungo gli anni ?

Senza dubbio il tradizionale o old school: ho cambiato modo di eseguirlo, ma gli sono rimasto fedele, ritengo sia quello che mi appartiene e rappresenta meglio. C’è da dire che apprezzo il tatuaggio tradizionale in tutte le sue forme, significa che preferisco un tatuaggio giapponese tradizionale rispetto ad uno new style, vale lo stesso discorso anche per un tribale tradizionale e così via.

 Moda del tatuaggio adesso: quella interna ai tatuatoti differenzia da quella che si vede in giro?

 

 

 

 

 

I circoli o gruppi di tatuatori, parlo di tatuatori come si deve, sono tanti e molto eterogenei: è sufficiente che abbraccino una corrente e sono influenzati da caratteri molto distintivi; in comune penso abbiano tutti però il piacere della passione, la crescita qualitativa e la diffusione di una certa cultura del tatuaggio. A seconda delle generazioni vi sono delle figure di riferimento, quasi idoli, ognuno con la propria storia, avventura, leggenda. Il pubblico si differenzia, a mio parere personale, in tre gruppi: gli amanti e appassionati del genere, coloro che in modo molto genuino cercano un senso o un significato al di la del genere o stile e il gregge. Il gregge sfoglia il web e la prima cosa che trova la chiede.

Ci sono zone che ti rifiuti di tatuare ? Se sì, perché ?

Viso e mani su persone inconsapevoli: tendo a frenare soprattutto i più giovani, il loro impeto li porta a fare delle scelte avventate. Un tatuatore serio deve poter dire di no a costo di rinunciare alla foto sui social.

Quando hai deciso di intraprendere questo mestiere e la reazione della tua famiglia?

1994. Reazione della mia famiglia? Un sacco di parole che finivano per “ente” come demente per intenderci e un “idiota”. Scherzi a parte, era la rabbia del momento… dopo anni anche mia madre ha voluto un tatuaggio da me.

Il tatuaggio più stupido che ti hanno mai chiesto.

Gli aneddoti sono diversi, posso citarne un paio; una volta un tizio mi chiese un babbuino con il seno umano… ed un giorno, invece, in studio entrano due amici e chiedo ad uno di loro: Cosa vorresti farti tatuare? E questo mi risponde: Lui! Indicando il suo amico… voleva una sua caricatura.

La persona più insopportabile o fastidiosa che ti è toccato di tatuare.

In questo momento me ne viene in mente uno, classico ottusone strafottente, arrivato il momento, però…sembrava gli stessi amputando un arto: che mezza sega.

Il pentito: ti è mai capitato?

Di continuo, uomini, donne, quasi sempre per via degli stessi motivi: scelte fatte senza riflettere, mode del momento, copie dei personaggi o divi del momento. I danni poi non sempre sono riparabili.

Pensi vi siano ancora molti pregiudizi sui tatuaggi?

Se i campioni sono i cerebrolesi pubblicizzati sui media e sui social, i pregiudizi sono normali; l’altro effetto spiacevole che ne deriva ricade sulla gente che li copia: la tendenza purtroppo sembra essere questa, più sei scemo e instabile di mente, più sei propagandato e copiato, il gregge si beve la pozione e il gioco è fatto; questo non vuol dire che non si può fare un tatuaggio ironico o divertente anzi, ti assicuro il contrario. Solo che spesso le persone non sanno cogliere la differenza tra un lavoro studiato appositamente per uno scopo ed un qualcosa creato senza pensarci.

Kaluf sarà alla prossima Brussels Tattoo Convention di novembre e alla Contestarte organizzata da Pallocchini Andrea: visitate il sito Pure Morning per maggiori informazioni e tenervi aggiornati sugli eventi.

Isabella Rosa Pivot

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