Ulisse Sartini, il pittore dei Papi

Foto Nicola Allegri
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Katia Ricciarelli

Di Roberto Allegri 

 

Ulisse Sartini, 73 anni, è considerato uno dei maggiori ritrattisti viventi. Non è però un personaggio popolare, ospite fisso dei programmi televisivi, che si fa fotografare sulle spiagge più esclusive o frequenta i salotti “che contano”. Mantiene invece fede alla sua idea di arte intesa come qualcosa di intimo, di riservato quasi fosse una preghiera da recitare in silenzio.

Le sue opere però sono sparse per il mondo e si trovano in Musei e collezioni prestigiosissime. Capi di stato, regine, principesse, grandi industriali e celebrità si sono fatti ritrarre da lui e tengono i suoi dipinti gelosamente custoditi nelle loro case. Un suo ritratto del soprano Joan Sutherland si trova addirittura nella “National Portrait Gallery” di Londra e alla cerimonia dell’esposizione volle assistere di persona la Regina Elisabetta. Sartini è l’unico pittore italiano, insieme ad Annigoni, ad avere un suo dipinto in questa famosa galleria inglese.

E’ poi autore di tre ritratti di Maria Callas: uno si trova nel Museo Teatrale della Scala, a Milano, uno al Nuovo Teatro della Musica Megaron di Atene, e il terzo al Teatro La Fenice di Venezia. Un suo ritratto di Luciano Pavarotti è esposto al Covent Garden di Londra. Suo è anche il ritratto dell’attrice Audrey Hepburn esposto nella sede dell’UNICEF a Roma.

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Foto Nicola Allegri

 

Sartini viene spesso indicato come “il pittore dei Papi”. E’ autore infatti di tre ritratti ufficiali di Giovanni Paolo II, esposti nella Sala delle Congregazioni in Vaticano, nella Basilica di San Giovanni in Lauro a Roma e nel nuovo Santuario di Cracovia che sorge proprio sul terreno dove c’erano gli impianti della ditta Solvay per la quale il giovane Karol Wojtyla aveva fatto l’operaio durante la guerra. Sartini ha inoltre eseguito due ritratti di Benedetto XVI: uno è esposto nel Palazzo del Governatorato in Vaticano, e l’altro è inserito nella serie di ritratti che si trova lungo l’architrave della navata maggiore nella Basilica di San Paolo fuori le mura: una serie celeberrima, dove sono raffigurati tutti i pontefici della storia. Recentemente ha dipinto anche un ritratto di Papa Francesco, commissionatogli dalla Fabbrica di San Pietro, ed ha realizzato un grande dipinto dei due pontefici santi, Wojtyla e Roncalli, ritratti insieme, commissionatogli dall’UNICEF.

Gli esperti definiscono Sartini “un erede innovativo del Rinascimento” e anche “il maestro dell’immagine rinnovata”. Vittorio Sgarbi, gli ha dedicato un saggio esaltandone la “strepitosa capacità tecnica”. Ha scritto: “Mentre la fotografia riproduce meccanicamente la realtà, Sartini, nei suoi dipinti, la ricrea, ossia si pone al massimo livello concesso all’uomo, a un passo dalla divinità”.

Di fronte a credenziali del genere, si potrebbe pensare che il maestro Sartini sia inavvicinabile, ritirato in una sorta di Olimpo dove i comuni mortali non riescono ad accedere. E invece è una persona di rara cortesia e disponibilità, contento di incontrare qualcuno con cui parlare d’arte. <<Lavoro sedici, diciotto ore ogni giorno>>, dice. <<Non faccio quasi mai vacanza. Ma non posso farne a meno. In tanti mi dicono che sarebbe ora che mi ritirassi, magari in un casale sulle colline, immerso nella natura, a vivere di rendita. Ma non riesco a stare lontano dal mio lavoro. Dipingere per me è respirare, è raccontare chi sono. Ed è anche il mio modo per rivolgermi a Dio.>>

Entrare nello studio di Sartini, nei pressi della Stazione Centrale di Milano, è come mettere piede in un museo. Statue, quadri, fotografie e libri tapezzano per intero lo spazio. Ogni cosa parla di un uomo dedito all’arte fine a se stessa, e non si vedono premi, riconoscimenti, attestati. <<Non mi hanno mai interessato>>, dice apertamente il maestro.

C’è un altro aspetto che rende Ulisse Sartini speciale. Per avere un suo ritratto, molte personalità sono disposte a pagare qualunque cifra, e quindi dedicandosi alla pittura mondana, Sartini sarebbe uno degli artisti viventi più ricchi. Invece riserva molto del suo tempo ad opere di carattere religioso che molto spesso non gli vengono neppure pagate. Un po’ come accadeva ai grandi artisti del passato. Molti suoi dipinti che raffigurano annunciazioni, natività o crocefissioni si trovano in centinaia di chiese e monasteri da Pietrelcina a Piacenza, da Pordenone a Milano, da Roma a Kabul. Alcuni suoi lavori bellissimi riguardano Padre Pio. Al santo di Pietrelcina ha dedicato tre grandi dipinti: uno si trova nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina, uno nella chiesa di san Pio X a Roma e il terzo nella Chiesa di Santa Paola Romana.

<<E’ vero, la parte più importante della mia produzione riguarda i soggetti sacri>>, mi spiega Sartini. <<Non c’è niente che mi gratifichi di più che lavorare per le chiese. E’ stupendo pensare che i miei quadri possano aiutare la gente a pregare.>>

Mentre parliamo di questo argomento, il maestro mi fa strada nella zona della sua abitazione dove dipinge, e dove una grande finestra illumna i cavalletti. <<Lavoro solo con la luce naturale>>, spiega. <<Seguo perciò il ritmo del sole. E quando si abbassa, faccio schizzi, disegno studi oppure leggo. Ma venga, le faccio vedere la mia ultima opera.>>

C’è da restare a bocca aperta. Si tratta di una grande dipinto lungo cinque metri e alto due, diviso in tre pannelli che raffigurano l’Ultima Cena di Gesù. Ispira riverenza ed emoziona nel profondo. Nel marzo scorso, per un mese intero, quest’opera traordinaria è stata esposta a Milano nel Chiostro del Bramante del convento domenicano annesso al Santuario di Santa Maria delle Grazie, lo stesso luogo dove tra il 1495 e il 1498 Leonardo da Vinci lavorò al suo Cenacolo, considerato uno dei più grandi capolavori pittorici di tutti i tempi.

Foto Nicola Allegri
Foto Nicola Allegri

Domando al maestro come mai tanti quadri di ispirazione religiosa e la sua risposta è così semplice da scaldare il cuore. <<Mettere il mio tempo a servizio della fede mi permette di ringraziare Dio per i talenti che mi ha dato e per quanto ha fatto per me quando ero giovane.>>

E’ una frase che mi incuriosisce. Sartini allora sorride, si siede e mi racconta la sua incredibile storia.

<<Quando ero giovane non ero un credente. La mia fede era tiepida. Poi un fatto meraviglioso, un vero miracolo, ha cambiato radicalmente la mia vita. Avevo trent’anni ed ero ammalato di depressione. Nel tentativo di distrarmi, avevo accettato di fare un viaggio con un’amica, una crociera ai Caraibi. Ma ero ridotto malissimo, al punto che viaggiavo con una valigia piena di psicofarmaci. Ad un certo punto, durante il rientro in Italia, iniziai ad avere terribili dolori in tutto il corpo. Nel giro di poco tempo, mi gonfiai come un pallone e non potevo più muovermi. I medici di bordo pensarono ad un’infezione contratta ai Caraibi e una volta a terra mi trasportarono di corsa a Pavia nel reparto malattie infettive. Scoprirono invece che si trattava di una patologia detta “dermatomiosite” che allora era poco conosciuta e ritenuta incurabile. O si moriva o si restava paralizzati. Quindi, non avevo speranza. Mentre ero in ospedale, pregai intensamente, come non avevo mai fatto prima. Ricordo che chiesi a Dio non di eliminare la malattia ma di farmi uscire dalla depressione che mi impediva di usare la fantasia e il pensiero. Se il volere del Cielo era che rimanessi paralizzato, lo avrei accettato ma senza l’ombra della depressione avrei affrontato sereno la mia condizione. Improvvisamente, ebbi la netta sensazione di un interruttore che veniva acceso. Di colpo, in quell’istante, guarii sia dalla depressione che dalla “dermatomiosite”. I medici erano esterrefatti. Mi guardavano e non potevano credere ai loro occhi. Mi dissero che, senza poter consultare le mie cartelle cliniche, sarebbe stato impossibile credere alla malattia che avevo avuto tanto ora ero in salute. A ricordo di quel male, solo mie corde vocali non si sono più riprese. Per questo ho la voce sempre afona.>>

<<Ecco perché dipingo per ringraziare Dio. Ogni mattina, prima di mettermi all’opera, mi rivolgo a Lui e dico: “Se vuoi che dipinga per te, fammi lavorare bene!”. Poi mi rimbocco le maniche.>>

1 Comment
  1. Anna says

    L’arte è Ulisse Sartini- grazie Maestro- Anna

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