Un gioiello firmato Pialat: Police con Depardieu e la Marceau

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto, dell'essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

DONA

Maurice Pialat (1925-2003) non è noto al pubblico italiano. Appartiene ad una generazione inquieta del cinema francese, quella post-Nouvelle Vague cui appartiene pure Jean Eustache, che si differenzia dai giovani turchi dei Cahiers du Cinéma per un cinismo ed una sofferenza più marcati, una malinconia più pregnante.

La Festa del Cinema di Roma di quest’anno ha avuto la bella idea di omaggiare il regista dando ai cinefili l’occasione di rivedere le sue pellicole in una retrospettiva più che apprezzabile. Tra i titoli mostrati non poteva mancare Police in cui ritroviamo Gerard Depardieu ai tempi d’oro, Sophie Marceau dopo Il tempo delle mele e la musa di Pialat Sandrine Bonnaire.

Il noir esistenziale francese, il polar, è arricchito da Pialat con una recitazione al calore bianco, iperrealista, una macchina fluida che usa le luci di Luciano Tovoli, le sue ellissi così particolari in sede di montaggio. Per la loro musicalità si potrebbero pure chiamare “tagli alla Pialat“.

Mangin è un detective della polizia parigina. Violento, brutale anche in eccesso, ha però quel cuore d’oro che fa da perfetto nucleo ai protagonisti del cinema di Pialat. Romantico che nega di esserlo, vive la Parigi sordida e notturna popolata da prostitute diciannovenni spigliate e spacciatori tunisini con un piglio leggero e padrone della situazione.

L’amore però sa come fargli lo sgambetto: la donna di un giovane pusher, Noria (Sophie Marceau) gli fa girare la testa. La ragazza è bugiarda fino al midollo ma bella, attraente, scontrosa come una gatta. Il che punge e fa sciogliere il ghiaccio attorno al cuore dello scrittore. Il leitmotiv del cuore in inverno sarà caro anche ad un altro importante francese, Claude Sautet, che pur non condivide il pessimismo di Pialat nei fatti della vita.



Il set fu turbolento per il carattere così forte ed aspro del regista: la Marceau in merito avrebbe molto da raccontare nonostante abbia dato una prova di cui andar fierissima ad una così giovane età.

La direzione attoriale è una lezione di cinema in sé, il ritmo è invidiabile e divide il film in due parti distinte: una più serrata e l’altra introspettiva.

Pialat non era amato dalla critica ma dai cineasti francesi sì: amore ricambiato e mostrato pure in Police nella scena in cui Mangin si sofferma sui giornali di un’edicola con il volto di Truffaut, scomparso durante le riprese del film nel 1983.

Non dimentichiamo che per questo film Depardieu vinse la Coppa Volpi a Venezia 1983.

Antonio Canzoniere

 

 

Stampa questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *