Un golpe tira l’altro: cambio della guardia in Burkina Faso

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Il 30 settembre a Ouagadougu, capitale del Burkina Faso, i residenti hanno sentito rumori di spari che provenivano dalle strade, soprattutto nei quartieri con maggior presenza militare. Un’altra volta? Sì, un altro colpo di stato.

Dopo il primo coup dell’anno che ha visto il tenente colonnello Paul-Henri Damiba prendere il potere con la forza a gennaio, è venuto il turno di Ibrahim Traorè. Il pretesto è lo stesso usato ad inizio anno, l’incapacità del governo di garantire la sicurezza di civili e militari nel paese.

Burkina Faso: un paese in ginocchio

Il paese è lacerato dagli attacchi dei gruppi jihadisti che operano nella zona da ormai più di sette anni. Il problema è comune ad altri paesi confinanti, come Mali e Niger. Proprio un ex-presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, oggi mediatore dell’ECOWAS, la comunità economica degli stati africani occidentali, ha dichiarato a giugno che in Burkina Faso le autorità controllano solo il 60% del paese. Ciò offre un’immagine nitida di quali siano le proporzioni della crisi politica e sociale che destabilizza il paese.

All’interno dei ranghi militari ci sono state spaccature legate a divergenze su come affrontare il problema della sicurezza. Sono state riportate indiscrezioni su colloqui tra gli ufficiali più alti dell’esercito sul da farsi anche dopo il colpo di mano di Traorè. Il neopresidente proviene da squadre speciali focalizzate sulla lotta al terrorismo di matrice jihadista nella regione.

Proprio il suo passato recente sul campo da battaglia lo avrebbe reso ben visto agli occhi di una parte dell’esercito, il cui malcontento avrebbe raggiunto il suo apice dopo un’imboscata subita da un convoglio umanitario diretto a Djibo, a Nord della capitale, in cui sono morti almeno 10 civili e 27 militari. Sarebbe stato infatti questo il casus belli dietro al golpe. Quattro giorni dopo, sui canali della TV di stato, un gruppo di soldati tra cui Traorè ha annunciato la sospensione della costituzione del Burkina Faso.

Il Cremlino in cambio dell’Eliseo

Dopo aver capito che la giunta militare di Damiba veniva deposta, in cambio di un’altra, alcuni burkinabè sono scesi in piazza in favore dei golpisti. Le prime immagini da Ouagadougou hanno mostrato alcune bandiere russe tra la gente.                                      Non è una novità l’influenza che la Federazione Russa sta esercitando nella regione, a partire dal confinante Mali. Già l’anno scorso, rumors riguardo la presenza di mercenari del Wagner Group in Mali, con l’appoggio del governo locale, avevano creato scontento a livello internazionale, soprattutto proveniente da Parigi, a causa della vicinanza del gruppo russo al Cremlino. Dall’Eliseo è arrivata la richiesta di una presa di posizione netta del governo del Mali sulla questione, ed implicitamente un avvertimento gli altri attori africani, o noi, o loro.   

Questo affidamento riposto nella Russia da parte di molti paesi africani è collegato a doppio filo con la Francia. Infatti, si basa, almeno in parte, su un sentimento antifrancese diffuso nelle ex-colonie, quale il Burkina Faso. Proprio in forza di questo risentimento e di alcune notizie che davano il deposto Damiba rifugiato all’interno dell’ambasciata francese, alcuni manifestanti hanno preso d’assalto l’edificio. Poco importa che l’ex capo militare non fosse rifugiato nell’ambasciata, secondo alcune fonti diplomatiche avrebbe raggiunto il vicino Togo, la mancanza di fiducia nelle istituzioni francesi, ed in generale quelle occidentali, rimane, aggravata da una crisi umanitaria che persiste da anni, e che vede due milioni e mezzo di persone sfollate nella regione del Sahel, di cui quasi due solo in Burkina Faso, secondo dati UNHCR di giugno.

Tra il 14 e il 15 Ottobre Ibrahim Traorè, il capo di stato più giovane al mondo, con i suoi 34 anni, convocherà un’assemblea nazionale

L’obiettivo dell’assemblea rimane quello delineato a marzo dall’ex primo ministro burkinabè, Luc-Adolphe Tiao, accompagnare il governo nel processo di liberazione dalla morsa terrorista. Il Burkina Faso entra così nell’ennesimo processo di transizione ad un governo costituzionale, mentre combatte con i problemi che la affliggono da troppo tempo, e con il fantasma del colpo di stato che incombe costantemente sul paese.

Mohamed Charjane

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