Un neonato assassinato? Come cocci rotti tra disumana insofferenza

Il rispetto per la vita, l’empatico dono naturale, il sacrificio e la solidarietà… L’umanità. Tutto ciò decade al cospetto di un neonato assassinato

Intorno alle 19:00 di ieri sera un passante scorge, tra la siepe di un’aiuola, la salma di un bebè. Era avvolto in un lenzuolo, con ancora attaccato il cordone ombelicale. Sulla testa riportava una ferita. Dalle ipotesi si ritiene fosse nato da poche ore. Al momento resta da capire se la ferita sia stata provocata dalla caduta o sia antecedente. In ogni caso il risultato è quello di un neonato assassinato e abbandonato come una busta dell’umido tra i rifiuti urbani.

Che l’insofferenza ci stia portando a oltraggiare la vita, a non tener più conto del patimento altrui, neanche quello di un figlio?

L’immagine terrificante di un neonato assassinato e gettato via da un finestrino è raccapricciante. Tuttavia le reali dinamiche della vicenda restano un mistero. Invece a noi rimane solo la sconfortante consapevolezza di quanto l’umanità stia perdendo il rapporto con l’innata capacità empatica. Una importante peculiarità che da sempre ha permesso il prosieguo della specie.

La natura insegna che qualunque genitore, umano o animale, tende a proteggere la propria prole istintivamente. Allora cosa stiamo sbagliando?

Certo, ci sono anche delle rare eccezioni in natura, come il criceto che spesso mangia i propri figli, o lo stesso panda che (nel caso di parto multiplo) tende a nutrire solo uno dei propri cuccioli. Tuttavia noi non siamo né criceti né panda, siamo esseri umani che proteggono e sostengono il proprio figlio a costo della vita stessa… Ma qualcosa sta andando storto, qualcosa ci  tramuta pian piano in fredde macchine senza alcun rimorso.

Una madre che ha il coraggio di gettar via il proprio figlio senza alcun ritegno, è una falla nel sistema dell’umanità intera. Un’anomalia nell’ingranaggio da non sottovalutare.

Si sta tendendo sempre più a un’assuefazione al terrore. Ormai le atrocità sembrerebbe non smuovano così tanto nel profondo gli animi. Che a Crotone una barca di immigrati brucia sotto gli occhi dei bagnanti e da ciò ne scaturiscano solo infimi commenti di “liberazione” dal migrante, o che il corpo di un uomo affogato, sulla spiaggia affollata, non desti alcuno scalpore o anche che un esaltato ragazzino americano imbracci un fucile e uccida a sangue freddo… Beh, tutto ciò suscita dapprima stupore e poi – forse derivato dalla paura – un quasi totale assopimento emotivo.

Ciò porta a un distaccamento dalla realtà e tutto quello che accade di crudele e disumano sembra non riguardarci. Eppure ogni giorno, a causa della nostra indifferenza, ci macchiamo delle stesse colpe.

C’è un neonato assassinato quando voltiamo le spalle al cospetto di un richiamo d’aiuto. C’è un neonato assassinato quando chiudiamo gli occhi di fronte alla devastante guerra tra potenti, dove a perire è solo povera gente. C’è un neonato assassinato quando non condividiamo un pezzo di pane col mendicante. C’è un neonato assassinato tutte le volte che diciamo o pensiamo: ” Questo non mi riguarda”. E’ ormai dunque necessario comprendere che tutto ciò che ruota intorno a noi è fragile e richiede attenzione. Siamo tutti responsabili dell’umanità intera e non è chiudendo gli occhi che il terrore cessa di esistere. Anzi, prima o poi potrebbe bussare alle nostre porte e trovarci impreparati e indifesi.

Il bambino di ieri sera, trovato morto nel cespuglio, non ha avuto la possibilità di crescere e neanche di gioire nell’abbraccio di una madre, non gli è stata concessa alcuna speranza. E’ il futuro dell’umanità, schiacciato dal gelo apatico dell’insofferenza.

Questo bambino è nato già morto? E’ stato davvero assassinato? E’ deceduto per cause naturali solo in seguito al parto? Tutto ciò non fa differenza. In realtà quello che sconvolge è la fredda azione dell’abbandono di quel neonato gettato via nella completa e disumana insensibilità di una madre. E se perfino un genitore può fare questo, figuriamoci come possa diventar facile schiacciare il “prossimo tuo”… Che ormai d’amore e compassione non si vive più, ormai la benevolenza è diventata debolezza e l’impassibilità un indispensabile punto di forza.

Pertanto l’involuzione emotiva non getterà affatto le basi per un futuro migliore, piuttosto cementificherà ogni nostra speranza di progresso.

Sabrina Casani

 

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