Un nuovo attacco agli shop di cannabis light: è diffida per Giorgia Meloni

Negli scorsi giorni Fratelli d’Italia è sceso in piazza a Montecitorio esponendo un “manifesto contro la droga”, un nuovo attacco agli shop di cannabis light.  Tra i vari punti, molti dei quali già ampiamente confutati, prevedeva la chiusura di tutti i cannabis shop legali. 

Per questo molti imprenditori e imprenditrici di questo settore hanno mosso una diffida nei confronti di Giorgia Meloni, leader del partito in questione. E’ stato possibile grazie all’aiuto di Cathy La Torre, una delle avvocate più competenti per quanto riguarda i diritti civili, e di Meglio Legale.

La destra e l’ennesimo attacco agli shop di cannabis light.

Non è una novità che la destra italiana cerchi continuamente di contrastare le aziende di cannabis light; un mercato che è, però, sempre in maggiore crescita. Infatti, dal 2016, quando è passata la legge che disciplina la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa,  sono nate centinaia di imprese.  Sino ad oggi hanno dato lavoro a circa 12 mila persone con un età media di 32 anni; si tratta di giovani inseriti all’interno del mercato italiano attraverso la vendita al dettaglio, la produzione agricola, di alimenti, cosmetici e materie prime. Inoltre, non è da sottovalutare che, a causa di questi continui attacchi, si ostacola l’utilizzo terapeutico della cannabis, spesso l’unica sostanza che riesce ad alleviare disturbi e sofferenze di moltissime persone.

Per queste ragioni, l’attacco di Fratelli d’Italia agli shop di cannabis light e la richiesta della Meloni di chiudere queste attività, che operano legalmente, è parsa ingiustificata agli imprenditori e alle imprenditrici del settore, che anzi denunciano il danneggiamento della loro immagine. Perciò, se Giorgia Meloni dovesse attaccare nuovamente le suddette aziende dovrà pagare un risarcimento per danni d’immagine.

Spesso, infatti, si è soliti associare i cannabis shop a veri e propri spacciatori, realtà che, al contrario, si cerca di smantellare.  Come ha spiegato Cathy La Torre: «Accostare un’attività legale e regolamentata ad attività assolutamente illegali e in mano alle mafie non può essere intesa come espressione di libero pensiero. Si tratta di un’affermazione in grado di cagionare un grave danno d’immagine aziendale per l’intero settore».

Una legge assolutamente necessaria.

Dunque, parlare dei cannabis shop light in certi termini rappresenta un grave pericolo. Quelle di Giorgia Meloni non sono dichiarazioni innocue; anzi, “portano a una criminalizzazione del settore, un’azione che ha già portato molte procure a indagare su queste attività con indagini invasive che nella quasi totalità dei casi si sono rivelate inconsistenti” -spiega Antonella Soldo, coordinatrice di Meglio Legale.

cannabisSi tratta, dunque, di un mercato che non può esser più ignorato. Infatti, nonostante il periodo storico che stiamo vivendo è riuscito, senza alcun tipo di supporto, a reagire; offre un impiego a moltissimi giovani, la categoria più esclusa dal mondo lavorativo, e cerca di contrastare un immenso fenomeno di spaccio illegale gestito completamente dalle mafie.

Quando arriverà il momento in cui comprenderemo che legalizzare le droghe leggere non corrisponde a trasformare lo Stato in un enorme spacciatore? Al contrario si tratta di un’azione necessaria per controllare una realtà che esiste e che non può essere bloccata, e che arricchisce costantemente le mafie. Quando riusciremo a comprendere che, per togliere ragazzini dalle strade e da realtà sociali degradate, è necessario agire anche in questa direzione e smettere di rimandare tale decisione?

 

 

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