Un paese di Calabria: Riace e il coraggio di accogliere

Fonte: http://www.marmitafilms.fr/project/un-paese-di-calabria/
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Riace in Festival, agosto 2016: la proiezione di Un paese di Calabria si conclude con il caldo applauso della folla, una folla che è parte viva di un film che racconta una realtà ricca di coraggio.

Souq Film Festival 2016, Milano: il lungometraggio fuori concorso si guadagna la stessa foga, in tutto il suo potenziale emotivo.

Parlare di un film che racconta un po’ di sé, non è facile. Non lo è per due motivi, il rischio di lasciarsi trascianare fin troppo dalle emozioni, da cui deriva quello di non guardare lucidamente il tutto, presa da un vissuto quotidiano che va oltre quello che un film può raccontare.

Ma questo docufilm, nel suo osare, ha oltrepassato ogni barriera e ha anzi infuso l’entusiasmo di volerlo in qualche modo raccontare. Per quanto il mio auspicio è che sia presto distribuito sul grande schermo, essendo questo un lavoro che vale la pena di guardare e vivere.

Sapete, pochi film oggi si possono definire quale educazione sentimentale. E quando parlo di educazione sentimentale, non mi riferisco all’amore, ma a qualcosa che va oltre.

Mi riferisco alla forma più pura dei sentimenti umani, la compassione, nel suo significato greco del termine, che è comprensione del dolore altrui, la nostalgia, che Kundera in uno scritto meno noto del celebre “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, “L’Ignoranza”, definisce con un richiamo omerico quale “dolore dalla distanza da casa, procurato dal nostos, il viaggio”, l’amore.




Sarò classicheggiante, ma anche in questo caso non parliamo dell’amore socialmente riconosciuto. I greci utilizzavano tre termini per definire l’amore, ognuno dipendente dal tipo di emozione provata all’interna del rapporto umano. Vi è l’eros, la passione, travolgente, fisico, universale per certi versi. Vi è poi l’amore agapè, l’amore incondizionato, che forse nessuno è in grado di provare, perché perfetto e totalizzante al contempo.

Infine il philos. Il philos è una condivisione profonda della vita, che potrebbe anche essere definito “amore fraterno”. Trova la sua massima espressione nell’amicizia.

Fonte: http://www.marmitafilms.fr/project/un-paese-di-calabria/
Fonte: http://www.marmitafilms.fr/project/un-paese-di-calabria/

Un paese di Calabria è un viaggio all’interno dei sentimenti umani, che raccontando la nostalgia

di chi viene lontano, osa mostrare la compassione di una comunità attraverso un amore che si traduce nell’accoglienza.

Per farlo le due registe, Shu Aiello e Catherine Catella, non usano stratagemmi o frasi fatte, ma la verità, attraverso delle inquadrature che vedono oltre l’obiettivo, e una sceneggiatura che all’artifizio della recitazione predilige la spontaneità umana.

Un lavoro lungo, complesso, ma che riesce nel suo intento. Raccontare Riace nella sua semplicità, raccontare la semplicità di un paese di Calabria che ha avuto coraggio e ha contrapposto ai muri l’amore, alle ruspe l’accoglienza.

E come da un atto di puro amore, in un paese svuotato dall’emigrazione, composto principalmente da anziani, sia stata riacquisita la vita, attraverso il popolamento delle case di un borgo abbandonato, attraverso l’interesse di un uomo per l’umanità.

Un paese di Calabria non è un semplice docufilm, è una storia di coraggio, che ognuno di noi dovrebbe far propria, vivere e di fronte al quale sarebbe necessario porsi delle domande.

Un paese di Calabria è forse la scintilla che dovrebbe far scaturire in ognuno di noi una reazione finalmente consapevole di cosa voglia dire scappare da una terra che non ti dà un futuro.

Un paese di Calabria racconta senza se e senza ma il senso di un viaggio senza ritorno, che non comprendiamo delle volte noi aver causato, di una profonda nostalgia che viene messa da parte per qualcosa di più grande: la possibilità di vivere, che altrimenti alcuni popoli non potrebbero veder garantita.

Un paese di Calabria è quel grido pronto ad essere ascoltato, che sprigiona vita e, perché no, dà una speranza.

Di Ilaria Piromalli

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