Come una legge contro il cyberbullismo diventa bavaglio sul web

Edoardo Baraldi
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L’Italia non ha ancora una normativa per contrastare il cyberbullismo, ma un disegno di legge a firma della senatrice Pd Elena Ferrara, approvato nel 2015 ma ancora all’esame della Camera, si propone di colmare questo vuoto legislativo.

In origine la proposta di legge aveva come obiettivo sacrosanto  la tutela dei minori in rete, ma la politica – vista la ghiotta opportunità – ne ha approfittato per stravolgerla a tal punto da farla diventare una vera e propria norma repressiva sul web.

Innanzitutto spariscono quasi del tutto i riferimenti alla minore età, e fin qui potrebbe anche andare ancora tutto bene; in fondo il bullo è un emerito idiota, e – come è ben noto a tutti – gli idioti non hanno età, altrimenti Salvini come avrebbe potuto far carriera? Però  (c’è sempre un però ) i “ritoccatori” del disegno di legge si sono “perniciosamente” premurati di estendere il reato a qualsiasi attività in rete (blog, chat-room, forum, immagini e chi più ne ha più ne metta)   tesa a “ledere” il “decoro” e “l’onore” di ipotetiche vittime, senza stabilire nei particolari cosa si intende per offesa del decoro e dell’onore.

Questa “piccola”, ma significativa, variazione sul tema rischia di far cadere nel reato di cyberbullismo anche i contenuti satirici e di semplice dissenso politico: vignette, battute, nonché testi di satira politica e sociale. Insomma, una vera e propria purga multimediale! Infatti, qualsiasi politico o personaggio pubblico preso di mira sul web potrà dichiararsi bullizzato e chiedere l’immediata rimozione del contenuto che lo ha offeso, e se si fa opposizione in nome della libertà di espressione, il “sedicente bullo satirico” rischia una pena fino a sei anni di carcere e l’immediato sequestro di tutti i mezzi telematici utilizzati per denigrare la povera vittima al potere.

A questo punto è doveroso definire il bullo, perché qui mancano le basi. Il bullo è colui che, in evidente posizione di forza, sia essa fisica o ricattatoria (in quanto ha in suo possesso contenuti e strumenti per  vessare le sue vittime), mette in atto una violenza, minaccia o denigra pubblicamente (diffondendo contenuti offensivi o privati) qualcun altro. In pratica il bullo è un prepotente, una bestia che ha come mezzi l’intimidazione, la diffamazione e il ricatto  per esercitare un dominio sugli altri.

Il bullo è quello che a scuola ti mena se non gli dai la merenda, o che ti infila la testa nel cess* se non gli passi i compiti. Il bullo è quello stro**o che diffonde foto intime della ragazza che lo ha lasciato per vendicarsi (oddio … andrebbe internato anche quello che per vantarsi le fa vedere agli amici, ma, purtroppo, essere teste di ca**o non è un reato). Il bullo è chiunque utilizza la sua posizione di forza per fare “volutamente” del male agli altri. Dunque il bullo è sempre qualcuno che si trova in una “prepotente” posizione di vantaggio rispetto alle sue vittime e ne ha approfitta: può essere tanto un fidanzatino carogna, un marito offeso, un disturbato e violento compagnuccio di merende rubate da sedare e legare con camice le cui maniche si abbottonano alle spalle, quanto un capo stolker, un collega di lavoro che utilizza informazioni private per fare mobbing, ma anche un politico infastidito che rovina carriere a lui scomode, etc. etc. etc. (di esempi ne potremmo fare a milioni).

Alla luce di questi ruoli – quello di prepotente e vittima – può mai essere possibile che chiunque abbia potere (sia quest’ultimo politico, economico o sociale) possa ritenersi bullizzato da chi esercita il proprio dissenso, casomai con l’ironia, la dissacrazione e la satira? E va bene che il mondo è sottosopra ma qui si esagera.

E’ dunque accettabile che Salvini definisca bambola gonfiabile la Boldrini ma è reato se dico che la Muta di Portici ha una pronuncia dell’inglese migliore di quella di Renzi? E’ legittimo che in Senato D’Anna indichi la patta dei pantaloni con un morto dentro a colleghe che protestano, mentre sarà perseguibile penalmente chiunque avrà la brillante idea di ritrarlo mentre spunta dalle mutande a strisce di Cosentino?

Cari potenti, quello che siete noi mostriamo, né più e né meno. Se foste onesti e probi nulla da eccepire, ma la verità non la potete imbavagliare di certo con un comma 2-bis di una legge che era nata per ben altri scopi. La polvere sotto il tappeto è e resta la vostra, mica è colpa nostra se  ci viene la voglia di alzarlo per vedere quanto siete zozzoni?

immagine: EdoardoBaraldi MicroMega

Come una legge contro il cyberbullismo diventa bavaglio sul web

 

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  1. […] L’Italia non ha ancora una normativa per contrastare il cyberbullismo, ma un disegno di legge a firma della senatrice Pd Elena Ferrara, approvato nel 2015 ma ancora all’esame della Camera, si propone di colmare questo vuoto legislativo. In origine la proposta di legge aveva come obiettivo sacrosanto la tutela dei minori in rete, ma la politica – vista la ghiotta opportunità – ne ha approfittato per stravolgerla a tal punto da farla diventare una vera e propria norma repressiva sul web. Innanzitutto spariscono quasi del tutto i riferimenti alla minore età, e fin qui potrebbe anche andare ancora tutto bene; in fondo il bullo è un emerito idiota, e – come è ben noto a tutti – gli idioti non hanno età, altrimenti Salvini come avrebbe potuto far carriera? Però (c’è sempre un però )  […]

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