Una nuova guerra fredda? Trump, Tiktok e il fantasma dell’inverno

Quella tra gli Stati Uniti e la Cina rasenta, per certi versi, una nuova Guerra Fredda. Ma non è più il freddo della deterrenza nucleare, della catastrofe o dell’estinzione atomica a incombere su di noi. Bensì quello matematico e digitale dell’informazione, degli algoritmi e dei dati.

Dopo la caduta dell’URSS e lo scioglimento del blocco sovietico, la Cina era il candidato ideale a diventare la prossima spina nel fianco degli Stati Uniti. Oggi sappiamo che è ben più di questo. La guerra economica e politica che il presidente Trump sta portando avanti contro l’impero cinese non è immotivata. La Cina possiede infatti degli enormi vantaggi strategici in un mondo che vuole essere sempre più digitale. Vantaggi che in un futuro prossimo potrebbero sancire la supremazia economica -e quindi politica- del paese orientale sul vecchio poliziotto del mondo che non è mai andato in pensione. Per questa ragione stiamo assistendo a quella che si potrebbe definire una nuova guerra fredda.

Trump vs Tiktok

È all’interno di questo scenario che bisogna leggere la battaglia contro TikTok, di recente tornata sotto i riflettori dopo le iniziative di Donald Trump. In data 14 agosto, infatti, il presidente americano ha firmato un decreto che obbliga l’azienda cinese ByteDance a vendere tutte le sue attività, presenti sul suolo statunitense e legate all’app TikTok, entro 90 giorni; pena il ban dell’applicazione dagli USA. Mentre appena una settimana prima, con un altro decreto del solito Trump, si minacciavano future sanzioni a tutte le società che avrebbero continuato a fare affari con TikTok superati i successivi 45 giorni.

Un ultimatum quello  del presidente americano nei confronti della società cinese, accusata, tra le altre cose, di sottrarre alcuni dati sensibili ai propri utenti e di mettere a rischio la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, così come di altri paesi. Stiamo assistendo a una guerra per il controllo dei dati. Una guerra informatica e tecnologica, all’interno della quale l’episodio di TikTok equivale soltanto a una singola battaglia.

TikTok è la prima applicazione cinese ad aver superato i confini nazionali, raggiungendo un bacino di utenti non indifferente. Stiamo parlando di centinaia di milioni di utenti abituali, i cui dati sono conservati in alcuni server presenti negli Stati Uniti e in Singapore. Trump chiede la cessione di tutte le attività presenti negli USA e la cancellazione di tutti i dati degli utenti americani in loro possesso.




Le motivazioni sono sempre quelle, la paura o il sospetto che la compagnia cinese possa condividere i dati dei propri utenti con il governo di Pechino. Un timore legittimo, vista la forte influenza che il Partito Comunista Cinese esercita sui propri cittadini e sulle aziende del paese.

Ricordate lo scandalo di Cambridge Analytica? Immaginate cosa potrebbe rappresentare per le prossime elezioni degli USA la presenza di TikTok, gestito sempre dalla ByteDance, che abbraccia nella sua sterminata utenza milioni e milioni di cittadini americani. Sicuramente, Trump non vuole correre questo rischio.

Una guerra all’ultimo dato

Per come stanno le cose, è molto probabile che questo XXI secolo sarà segnato dal conflitto sino-americano. Un conflitto, politico ed economico, che già c’è. Ma la nuova guerra fredda non è combattuta con armi o soldati, bensì con i soldi e con i dati. Il potere economico si sostituisce al politico e la sfera dell’informatica assume un rilievo ben maggiore del potere militare -anche se queste due cose spesso finiscono per andare di pari passo.

Un nuovo gioco a somma zero dove i partecipanti continueranno a divorarsi l’un l’altro, finché non ne rimarrà solo uno. Lui, il monopolista, quello che ha acquisito tutti gli altri competitor. È la versione cyber-capitalistica della vecchia Guerra Fredda, dove al posto delle testate nucleari si ammassano database e server. Ecco che il fantasma dell’inverno si profila all’orizzonte. Un vento gelido soffia sul mondo. Chissà quando arriverà la primavera.

Vincenzo Rapisardi

 

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