Una settimana di proteste in Libano: il governo schiera l’esercito

Continuano ininterrotte, da almeno sette giorni, le proteste in Libano e il governo, messo alle strette, ha scelto di schierare l’esercito.

Le proteste in Libano erano iniziate circa una settimana fa. A scatenare i primi segnali di malcontento era stato principalmente il caro-vita. L’economia del paese, infatti, negli ultimi anni è stata fortemente indebolita dalle tensioni e dalle violenze in Medio Oriente. Il costo della vita, invece, pare essere aumentato senza sosta. Oltre al caro-vita, però, i cittadini sono scesi in piazza anche per protestare contro la corruzione dilagante del governo libanese guidato da Saad Hariri.

Questi primi due elementi fondamentali: caro-vita e corruzione, sono stati in grado di generare un effetto domino potenzialmente catastrofico. Lentamente, infatti, nel corso dei giorni, le proteste dei cittadini hanno ampliato i loro orizzonti arrivando a pretendere le dimissioni del governo, ma non solo. I manifestanti vogliono anche che vi siano investimenti pubblici nel campo dell’energia elettrica, dell’acqua potabile, dell’istruzione e della sanità. In poche parole chiedono a gran voce la formazione di un governo responsabile, maturo e attento agli effettivi bisogni della cittadinanza.

Un dettaglio interessante, relativo alle proteste in Libano, riguarda il fatto che, almeno per il momento, esse si stanno dimostrando perfettamente in grado di bypassare le differenze religiose, spesso abissali, che intercorrono tra i manifestanti. Sunniti, cattolici, ortodossi, sciiti ed ebrei si sono uniti, accantonando le differenze di culto, al fine di portare avanti, tutti insieme, le loro richieste e aspettative politiche.

Si tratta di una vera e propria protesta totale.

Le città son paralizzate, le strade sono spesso inaccessibili. Banche, scuole e università son chiuse ormai da giorni. I manifestanti sono decisi a restare in piazza fino a quando non vedranno soddisfatte le loro richieste. Il governo libanese, intanto, sembra aver accolto qualche richiesta ma ciò non è bastato a placare il popolo. I manifestanti, infatti, ormai non hanno più fiducia negli attuali governanti e affermano che potranno dare la loro fiducia solo ad una nuova classe politica.




Mentre il governo agonizza soffocato dalle manifestazioni, anche la religione istituzionale si schiera a favore delle proteste, che hanno raccolto il plauso del vescovo ortodosso di Beirut e del patriarca cattolico maronita del Libano. (i maroniti sono la maggior comunità cristiana della zona). I due hanno convocato una riunione congiunta tra cattolici e ortodossi al fine  di stabilire una strategia comune contro l’attuale governo. In particolare le elite religiose hanno rinnovato le accuse di corruzione ai danni della classe politica. In secondo luogo, rivolgendosi ai manifestanti, hanno anche espresso la richiesta di mantenere le proteste sul piano pacifico, almeno fino a quando sarà possibile.

Indipendentemente dai possibili atteggiamenti portati avanti dagli attori, istituzionali, religiosi o popolari, attivi nelle proteste in Libano, sembra che tutta la Nazione sia consapevole di trovarsi davanti a una svolta storica. una svolta che, per la prima volta dopo anni, riesce a mettere realmente in discussione lo status quo, e che potrebbe spingere il paese verso nuovi e importantissimi cambiamenti.

 

Andrea Pezzotta

 

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