Unioni Civili: oggi fiducia, domani si vedrà

Unioni Civili: oggi si richiede la fiducia, giovedì dovrebbe essere richiesto il via libera ufficiale. Per chi non c’era e adesso c’è, un piccolo sunto di quello che questo disegno di legge contiene e cosa comporterà.

In un contesto europeo che ci pone come ultimo tra i Paesi senza leggi riguardo le unioni civili, in compagnia di Bulgaria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia; dopo quindici anni di differenza tra noi e la Danimarca, primo paese ad aver elaborato una legge del genere; dopo anni di tentativi, tra PACS e DICO, oggi si vota la fiducia per il ddl Cirinnà sulle Unioni Civili e le convivenze di fatto. Contornato da un coro da stadio dell’Opposizione, in cui campeggiano Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Fratelli D’Italia, i Conservatori e la Cei e per ultimo -last but not least- Alfio Marchini, concorrente nello show delle presidenziali di Roma, che si è espresso a sfavore sottolineando che, qualora lui diventasse primo cittadino di Roma, non celebrerà mai matrimoni di coppie gay, il voto di fiducia ha avuto corso nelle ultime ore. Vediamo insieme, sinteticamente, cosa comporta questa legge.

Il testo prevede l’introduzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e la regolamentazione delle coppie di fatto, sia etero sia omosessuali.

Le Unioni Civili

L’unione civile è un legame diverso dal matrimonio tra eterosessuali, anche se presenta molti diritti e doveri in comune. Le differenze consistono:

– nell’assenza dell’obbligo di fedeltà;

– nell’assenza dell’obbligo di usare il cognome del coniuge;

– non c’è l’obbligo di attendere sei mesi prima dello scioglimento dell’unione: bastano tre mesi;

– non c’è la possibilità di adottare il figlio del proprio partner (stepchild adoption): nell’iniziale disegno di legge era prevista, ma in seguito modificata e rimossa. Nel ddl però c’è scritto che resta ciò che è previsto e consentito in “materia di adozione delle norme vigenti”.

Le coppie di fatto

Le coppie, eterosessuali o omosessuali, potranno stipulare un contratto di convivenza sebbene non siano sposate. Sarà possibile:

– Stipulare un contratto per regolare le questioni patrimoniali;

– Avere gli stessi diritti del coniuge nei casi previsti come: malattia o ricovero, in caso di morte;

– non è prevista la reversibilità della pensione.

Cose che forse si danno per scontate e che invece rappresentano un diritto ancora da acquisire.

In Italia le coppie conviventi non sposate sono un milione e 95mila secondo l’ultimo dato Istat (2014), numero destinato a crescere, così come anche l’aumento delle nascite fuori dal matrimonio: 138.680 bambini solo nel 2014.

I matrimoni sono notevolmente diminuiti nel corso di questi ultimi anni, segno di una società che sta cambiando e del quale cambiamento non si può più né ignorare lo sviluppo né opporsi al suo corso. A questo punto si tratta proprio di una questione di principio, di civiltà -non a caso- e di senso della democrazia. Da giovedì tutto dovrà cambiare, sperando, inoltre, che migliori: a chi grida “giù le mani dai nostri figli” impedendo la stepchild adoption, in preda al delirio da teoria gender, non si rende conto di stare discriminando e minando i diritti di un bambino solo per l’orientamento sessuale dei suoi genitori.

Gli infiniti specchi per le allodole auto imposti vanno rotti, la coscienza sta cambiando e così anche la politica di questo paese, almeno da comuni cittadini così speriamo.

Unioni Civili
www.ilsecoloixi.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Gea Di Bella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *