Il fenomeno degli universitari in Italia, quando lo studio non basta più

Il nostro è uno degli Stati con il tasso di iscritti alle università più basso d’Europa. Gli universitari in Italia occupano la penultima posizione con solo il 50% rispetto alla media del 58% nel resto del continente. Perché il Paese che all’università ha dato i natali vanta quest’amaro primato?

Gli universitari in Italia

Oltre alle tasse elevate e alle borse di studio insufficienti le offerte formative degli atenei allettano poco il pubblico giovanile. In media  per terminare un intero ciclo  di studi gli universitari in Italia impiegano 5/6 anni. Un lustro abbondante della propria vita speso a superare gli ostacoli vari ed eventuali che separano lo studente dal pezzo di carta più ambito della storia: la laurea. Una cartina dipinta a mano direzione futuro conquistata spesso a caro prezzo. I dati dal 2015 ad oggi sono a dir poco allarmanti. Vedono l’Italia seconda classificata ma, questa volta, della graduatoria sbagliata.

Gli universitari italiani e con loro gli studenti in generale sarebbero tra i più stressati d’Europa. Aumentano in percentuali preoccupanti i disturbi mentali d’ansia e cresce il senso di inadeguatezza che il malato meccanismo scolastico produce.

Il luogo che dovrebbe alimentare interesse e curiosità per il sapere diventa una gabbia di costrizioni, obblighi e compiti a casa. L’università, nel pieno rispetto della sua etimologia, che dovrebbe aprire la mente al mondo diventa catena che ne inibisce il volo.

La cultura è un bene prezioso ma il baratto con la propria salute è troppo per qualsiasi conoscenza. Il periodo universitario dovrebbe essere un misto di eccitazione e crescita. In cui i primi passi nel mondo delle responsabilità si muovono nella dimensione del possibile perché tutto può ancora essere; dove, messe temporaneamente da parte le domande sul futuro, ci si gode il viaggio e si lascia che succeda la vita.




L’università che non c’è

Così non è, i dati parlano chiaro anzi urlano un disagio che non può essere ignorato. L’impegno, il tempo e le energie investiti nel progetto universitario spesso non sono proporzionali ai risultati ottenuti. Il sistema esami dipende poco dalla effettiva preparazione somigliando più ad una roulette russa; dove i criteri delle valutazioni non si misurano in ore di studio ma in fortuna e quantità di zucchero nel caffè del docente di turno.

A crescere non è la preparazione e la voglia di mettersi in gioco ma la frustrazione e la sensazione di non essere all’altezza delle proprie scelte e dei propri sogni.

Dei tanti giovani che intraprendono il percorso pochi sono quelli che arrivano alla fine con la stessa passione della partenza.  Dove gli anni si susseguono uguali con l’alternarsi dei libri di testo, unici elementi a variare,  l’entusiasmo si spegne come la fiamma di una candela consumata. La cultura è il motore della società; il fuoco che ardendo eleva l’essere umano al di là dei suoi limiti, oltre i suoi muri.

Universitari e mondo del lavoro

Ma l’ex universitario laurea in mano può forse cantare vittoria? A quanto sembra il quinquennio trascorso non può essere inserito nel curriculum sotto la voce “sopravvissuto”. Di autonomia e indipendenza neanche a parlarne, in un Paese in cui vivere con i propri genitori ha poco a che fare con la volontà. Del resto alle tonnellate di pagine si accompagna una trascurabile esperienza pratica, come se l’esecuzione materiale non fosse parte fondamentale di qualsiasi disciplina. Il mondo del lavoro, dal canto suo, richiede esperienza e giovinezza, rette parallele destinate a non incontrarsi mai, con il risultato che ci perdono tutti. La nostra Repubblica fonda sul lavoro solo la sua assenza senza discriminazioni di età.

Paventata da circa due anni la riforma del sistema universitario è ancora oggetto di discussioni accese. Si preannuncia l’avvicinamento ad un modello “più europeo” con posti di responsabilità a giovani ricercatori e fondi stanziati per incentivare la frequentazione degli atenei.  La speranza è che, archiviate le inutili burocrazie, si tenda l’orecchio al grido d’aiuto di un’intera  generazione e si accolga la richiesta di coloro che chiedono solo l’opportunità di poter costruire il proprio domani.

Sofia Margiotta

 

 

 

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