Uno, nessuno e centomila: quando la maschera non è quella di Carnevale

Vitangelo Moscarda in "Uno, nessuno e centomila" racconta l' importanza di sapersi guardare allo specchio.

Fonte: pixabay.com
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È il caso di dirlo: sotto la maschera, niente. E non si tratta di uno scherzo di Carnevale. Questo è il rischio dell’uomo comune (per le donne è diverso), che ,troppo spesso, si conferma realtà di fatto. Presi dal contagio delle idee, mai come oggi, l’uomo contemporaneo è “Uno, nessuno e centomila”.

Il romanzo testamento dell’identità letteraria di Luigi Pirandello non potrebbe essere più attuale, e forse merita una rilettura.

Uno nessuno e centomila
Fonte: google.it

Il protagonista, Vitangelo Moscarda, scopre dalla moglie di avere il naso storto. Un dettaglio di sé stesso che non aveva mai notato e che lo porta alla consapevolezza di non essere per gli altri come egli è per sé stesso. Iniziano così gli otto libri che compongono il romanzo. Poche sequenze narrative, molto riflessive, in cui le scelte folli di Vitangelo altro non sono che il tentativo del protagonista di scardinare l’immagine che gli altri hanno di lui. Come spesso accade, però, il risultato è tutt’altro che costruttivo. Vitangelo viene prima dichiarato insano di mente e poi tentano di ucciderlo. Fuori dal mondo, e lontano dalle persone, aspetta la fine rinchiuso in un ospizio, nella piena e cosciente consapevolezza del nulla:

Muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori.




Vitangelo è uno, è tanti e allo stesso tempo non è nessuno. Scopre di indossare una maschera per ogni persona che conosce, e una anche di fronte a sé stesso.

Subentra allora la follia, che scaturisce dalla volontà di aggrapparsi alle proprie convinzioni e dal tentativo di sfidare un sistema dalle centomila apparenze, dal quale si finisce per essere imprigionati.
L’umorismo a focalizzazione interna che caratterizza l’opera non basta infatti a sgretolare la tragicità del protagonista che guardandosi allo specchio non si riconosce. Non c’è razionalità ma solo riflessione (quasi paranoia,) c’è pochissima azione e molta incomprensione.

La crisi dell’io e della società di cui Pirandello ci rende partecipi attraverso Vitangelo sono quelle che viviamo ogni giorno.

“Uno, nessuno e centomila” racconta quindi di quella frammentazione interiore che porta al conflitto con il mondo e con sé stessi. Ma poi, perché?
Una realtà fatta di sfumature, sliding doors che si aprono e si chiudono, e che altro non chiede che di essere accettata, mai capita. Forse interpretata. E non attraverso maschere, filtri o certezze precostituite. Ma grazie alla cultura, all’educazione e, soprattutto, all’ empatia. Trovare un pezzo di sé nella struttura dell’altro è forse il modo migliore per superare non solo una crisi d’identità, ma anche le barriere all’ingresso della realtà. Una realtà diversa per ognuno, e valida per tutti. In cui avere, ed imporre, una visione univoca di sé e degli altri è la peggiore delle scelte che si possano compiere. E il rischio è di non uscirne interi.

Emma Calvelli

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