Unorthodox: la fuga di Deborah Feldman dalla sottomissione chassidica

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Unorthodox su Netflix racconta la vera storia di Deborah Feldman, riuscita a fuggire dalla sottomissione chassidica e avverare il suo sogno di scrittrice.

Ancora in clausura nelle nostre case, Netflix ci regala una piccola perla visiva per riflettere sulla libertà individuale: la miniserie Unorthodox. Una storia tutta al femminile, prodotta da  Anna Winger e Alexa Karolinski, segue la fuga di Esty Shapiro dalla comunità chassidica di Brooklyn attraverso la travagliata scoperta del mondo al di fuori delle restrizioni religiose. L’esodo della donna ripercorre l’esperienza di Deborah Feldman, oggi scrittrice e personaggio pubblico di successo, resa celebre proprio grazie al racconto senza filtri e censure del suo passato nel libro “Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots”.




La storia vera

La storia di Deborah Feldman comincia nella comunità di Williamsburg a Brooklyn. La madre fugge dal marito alcolista, senza riuscire ad ottenere l’affidamento della figlia che rimane  con i nonni. Deborah, in origine Sara Berkowitz, cresce tra le rigide restrizioni dell’ultraortodossia, senza essere educata e senza contatti con il mondo, se non per i romanzi che legge di nascosto. A 17 anni viene obbligata a sposare un uomo sconosciuto. Inizialmente è felice di adempiere al suo dovere di donna chassidica: la formazione di una nuova famiglia che riscatti quei 6 milioni di ebrei morti durante l’Olocausto.

Il sogno di Deborah viene interrotto bruscamente. Non può avere rapporti sessuali perché soffre di vaginismo. Da questo momento avviene una vera e propria rottura con il mondo di cui si è sempre sentita parte. Terapie d’urto, insistenza del marito e invadenza della comunità nella sua sfera più intima, la spingono non solo a trasferirsi, ma anche a cominciare una ribellione segreta, fatta di fughe nelle aule universitarie e di uno spiraglio di libertà, comprensione e notorietà che raggiunge grazie al suo blog. La reazione estrema arriva al compimento dei suoi 23 anni quando, diventata madre, fugge con il figlio in Germania. A Berlino nel 2012 pubblica il suo primo libro, che la trasforma in una  celebrità letteraria, ma soprattutto la rende capace di vincere la battaglia legale contro il marito per l’affidamento del figlio.

Cosa significa essere una donna chassidica?

Facciamo un passo indietro: in che cosa consiste il chassidismo? Quali sono le condizioni della donna all’interno di questo culto? Il chassidismo si definisce come un movimento ortodosso della religione ebraica nato in Polonia nel XVIII secolo. I dogmi di questa corrente religiosa di basano sul presupposto che l’Olocausto sia stata una punizione divina inflitta agli ebrei per essersi  adattati ad usi e costumi estranei alla tradizione. Da qui la fondazione di comunità fortemente segregate, nelle quali è severamente vietato l’uso della tecnologia, ma anche di abbigliamento moderno e qualsiasi contatto con il mondo esterno.

Il chassidismo concepisce la donna solamente come una madre sottomessa. La cieca fedeltà è garantita fin dall’infanzia, attraverso l’assimilazione dei dogmi e l’impedimento ad una educazione vera e propria. Tra i primi insegnamenti vi sono il divieto di guardare un uomo negli occhi o di rivolgergli per prima la parola. L’ individualità femminile viene recisa nel momento stesso in cui avviene il matrimonio, attraverso la rasatura dei capelli, sostituiti da copricapi o parrucche. Non c’è posto per la femminilità neanche in camera da letto. I coniugi si incontrano in date regolari, il sesso avviene indossando indumenti coprenti. Durante il periodo mestruale la donna deve rimanere lontana dal marito, al termine del ciclo può tornare ad avere contatti solo dopo un bagno rituale purificante.

La cecità del mondo esterno

In un contesto così restrittivo non mancano gli episodi di violenza domestica. In seguito avviene raramente una reazione, per mancanza di contatti con l’esterno, per vergogna, ma soprattuto per paura di essere allontanate dai figli. I bambini sono il movente che porta alla persecuzione ossessiva di coloro che riescono ad allontanarsi dalla comunità. Per questo motivo esistono oggi  sempre più organizzazioni di tutela come Footsteps, nate per essere un’ ancora di salvezza nel mondo esterno, per tutti coloro che vi si affacciano per la prima volta. In questo senso Deborah Feldman denuncia una mancanza di attenzione da parte del governo americano, interessato solamente ad orientare nella giusta direzione i voti della comunità. Nonostante la libertà sia garantita dalla Costituzione, la politica chiude gli occhi davanti alla violazioni dei diritti umani, chiamando la propria cecità simulata tutela del multiculturalismo.

Anna Barale

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