Marijuana: Uruguay inizia la vendita “ad uso ricreativo”

Marjiuana ad "uso ricreativo"

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Uruguay, 19 luglio 2017, il paese si è svegliato con lunghe code davanti alle farmacie. Cosa accade? Beh, si vende marijuana!

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La notizia, che sta facendo il giro del mondo, vede il paese sudamericano come il primo che, oltre a piantare e produrre, permette anche la vendita legale di cannabis. Il risultato trova origine in un percorso che nasce nel 2013 durante la presidenza di José Mujica, il quale all’epoca sosteneva che “la mossa avrebbe contribuito a colpire il traffico di droga, permettendo al governo di regolare e tassare un mercato gestito da criminali”

Infatti la vendita nelle farmacie rappresenta l’ultima delle tre fasi previste da una legge varata nel 2013, con la quale si legalizzava la commercializzazione della cannabis.

Le due precedenti fasi consentivano procurarsi marijuana legalmente in due modi:

  • iscrivendosi in un apposito registro per la coltivazione domestica ad uso personale (6.948 gli iscritti);
  • attraverso 63 club per fumatori autorizzati alla coltivazione in cooperativa.

Anche per la terza ed ultima fase, lo stato uruguagio, nel porre limiti all’acquisto della cannabis, ha introdotto sia l’obbligo d’iscrizione in un registro nazionale sia un limite al consumo che potrà essere di 10 grammi settimanali, per un massimo di 40 grammi al mese.

Inoltre i “fortunati” saranno solo i cittadini uruguaiani, per evitare il fenomeno del “turismo della droga”.




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L’IRCCA (Instituto de Regulación y Control del Cannabis), secondo le sue stime, ha dichiarato che la prima giornata di vendite si è chiusa con circa 5.526 acquirenti. La maggior parte di essi di età compresa tra 30 e 44 anni.

Il dato complessivo non sembra soddisfare le aspettative della vigilia.

Da rilevare inoltre che il prodotto viene coltivato, confezionato e distribuito da due società, Symbiosis e Iccorp, che hanno vinto una gara lanciata dall’Ircca, in una serie di serre costruite su terreni militari presenti nella periferia di Montevideo e con l’adozione di speciali misure di sicurezza.

Il prezzo di vendita al pubblico è di circa 1,2 euro al grammo.

 

Non sono mancate le polemiche

Le varietà di piante disponibili sono di due tipi: la Alfa 1 e la Beta. Si tratta di confezioni non pressate né processate di cannabis sativa e cannabis indica.

Tuttavia i consumatori hanno lamentato che le due varietà di cannabis disponibili hanno un tenore di THC (tetraidricocannabinolo), il principale elemento psicoattivo della marijuana, del 2%, molto inferiore a quello dell'”erba” disponibile sul mercato illegale (7-10%).

“Spero di sbagliarmi, ma tutte le indicazioni sono che l’effetto sarà debole, dato il contenuto” sostiene Raquel Peyraube, presidente della società Uruguayana per lo studio della Cannabis. Un collettivo di professionisti della salute che promuove l’indagine della marijuana per uso medico.

Comunque il governo sta studiando l’opportunità di mettere in vendita altre tre varietà con un livello più elevato di THC.

Il cammino verso la legalizzazione della marijuana non è stato facile considerato il peso di un prodotto discusso, controverso e dai risvolti spesso preoccupanti.

Il tema, infatti, date le numerose dinamiche, sfaccettature nonché interessi in gioco, mai si è configurato di facile soluzione.

Tuttavia l’attenzione posta dall’ex presidente Mujica, sulla opportunità di colpire duramente il traffico di droga, fu, nel 2013, risolutiva per arrivare ai risultati di oggi.

Altro aspetto che ha fatto discutere è che, sulle 1200 farmacie del paese, solo in 50 hanno fatto domanda per diventare punti vendita. Alcuni farmacisti hanno motivato la mancata iscrizione con la contrarietà alla “regolarizzazione della droga” o con la paura di perdere clienti (alcuni sondaggi avrebbero evidenziato che la maggioranza degli uruguaiani non è favorevole alla cannabis legale). Però il problema principale sembra però un altro.

Infatti molti hanno paura di eventuali ritorsioni da parte della malavita, decisa a non cedere allo Stato il proprio monopolio. Un timore confermato da Gonzalo Miranda, portavoce dell’associazione delle farmacie del paese, che ha denunciato che “diversi farmacisti sono stati minacciati dagli spacciatori”.

L’iniziativa del governo uruguagio continua a far discutere ma anche riflettere. Infatti, oltre ai numerosi interrogativi circa gli effetti che la cannabis può comportare sulla salute dell’uomo, oltretutto ancora controversi, seguono anche quelli etici che molte volte fungono da ago della bilancia. Ma in questo caso, un altro elemento di assoluta preminenza che può far oscillare l’ago della bilancia in un verso o nell’altro, sono i numerosi interessi illeciti che la cannabis genera. Ma questa è una valutazione che lasciamo all’interpretazione dei governi.

Nonostante tutto si avanza e già altri paesi si stanno spingendo verso la legalizzazione della cannabis ad “uso ricreativo”. Per esempio il Canada è pronto a farlo entro il prossimo anno. Vedremo se si spingerà più in là dell’Uruguay.

 

                                                                                                                                                                            Turi Ambrogio

 

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