Usa, cellule staminali riparano cuore danneggiato

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Immaginiamo, per un attimo, di poter riuscire a riparare un cuore molto danneggiato senza dover per forza ricorrere ad un trapianto. Fantascienza? No!

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La risposta ci è stata data da un team di medici statunitensi della University of Utah Health Care di Salt Lake City, secondo i loro studi, pubblicati nella rivista scientifica The Lancet, basta semplicemente ricorrere alle cellule staminali per risolvere gravi in problemi cardiaci.

In particolare, i ricercatori hanno coinvolto 126 persone colpite da grave insufficienza cardiaca e  da ciascun paziente hanno prelevato una piccola porzione di midollo osseo e selezionato, al suo interno, le cellule staminali mesenchimali e i macrofagi M2. Hanno quindi coltivato le molecole in provetta, ottenendo una soluzione che hanno chiamato ixmyelocel-T. 

La sostanza è stata poi iniettata nel cuore dei pazienti con un intervento mini-invasivo della durata di circa due ore. In pratica, le cellule sono state inserite nei punti in cui l’organo risultava danneggiato.

Gli scienziati hanno verificato le condizioni dei partecipanti a distanza di 1, 3, 6 e 12 mesi dal momento del trattamento. Fin dall’inizio, è emerso che rispetto ai membri del gruppo di controllo, i soggetti che avevano ricevuto la terapia cellulare avevano riportato meno effetti collaterali. A distanza di un anno, gli studiosi hanno scoperto che il trattamento sperimentale aveva ridotto del 37% il rischio d’incorrere in eventi cardiaci avversi, come il decesso o il ricovero per arresto cardiaco.

Abbiamo già sentito parlare delle staminali come cellule non differenziate in grado di generare qualsiasi cellula di qualsiasi tessuto, sotto stimolo di opportuni fattori di crescita ed è per questo che in medicina si continua ad incentivarne l’uso e l’impiego nei casi di patologie davvero gravi e dannose.

L’utilizzo delle staminali in campo cardiologico costituisce un vero e proprio soffio di speranza per chi soffre di ridotte capacità del cuore, difficoltà a compiere sforzi fisici, problemi agli organi periferici dove arrivano meno ossigeno e nutrienti, insufficienza respiratoria e malori: addio lunghe ed interminabili liste d’attesa, costosi e delicati interventi, l’unico pedale su cui bisogna spingere e quello della ricerca e dell’incentivazione alla donazione, perché chi dona salva il prossimo!

 

 

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