Confermato che l’uso di alcool aumenta la frequenza cardiaca

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Che l’assunzione di alcool aumenti il ritmo cardiaco non è certo una clamorosa novità, lo si sapeva da decadi, i primi studi sono partiti negli anni ’70, lo studio più estensivo mai effettuato è invece recente, basato su 3028 volontari e condotto durante l’Oktober fest a Monaco nel 2015, frutto di quello studio fu un primo lavoro pubblicato l’anno scorso il cui scopo era dimostrare la connessione tra aritmie cardiache e forte uso di alcool.
Ora basandosi sulla mole di dati raccolti in quell’occasione è stato effettuato un nuovo studio che pone l’accento su come il consumo di alcool aumenti il ritmo cardiaco in maniera progressiva, cioè più bevi e più accelera. Lo studio ancora non è stato nemmeno pubblicato, ma è stato presentato il 18 marzo durante una sessione del  congresso della European Heart Rhythm Association (EHRA), infatti ne trovate notizia ufficiale nel sito della European Society of Cardiology.
Ora è importante stabilire dei punti per chiarezza, il primo studio ha dimostrato che il forte uso di alcool è collegato alle aritmie cardiache, il nuovo studio condotto dal Dr. Stefan Brunner un cardiologo dell’ospedale universitario di Monaco e il Dr. Moritz Sinner, voleva indagare se il consumo di alcool aumentando il ritmo cardiaco sia un fattore di rischio sempre e in che misura. Ora abbiamo la conferma che quando consumiamo alcool il nostro cuore accelera sempre, lo fa in maniera progressiva ma non c’è una soglia minima da non superare per evitarlo.



Più ne beviamo, più accelera, la domanda è: questo è pericoloso per la nostra salute? Non lo sappiamo. La maggior parte delle persone nello studio erano persone giovani e in buona salute, ma se il campione fosse stato composto da persone più vecchie e con una condizione di rischio? Persone con disturbi cardiaci hanno già un ritmo cardiaco più alto, nel loro caso un ulteriore aumento, anche moderato, potrebbe essere a rischio di scatenare aritmie.
Lo studio precedente si basava sui dati dell’elettrocardiogramma (ECG) messi in relazione con la quantità di alcool desunta da un test dell’alito.
Lo studio attuale ha preso in esame i dati ECG di 3012 partecipanti e ha analizzato più nel dettaglio i diversi parametri registrati, che sono quattro: la velocità del battito (heart rate) cioè il numero delle pulsazioni, due parametri relativi alla conduzione (intervallo PR e complesso QRS) e ripolarizzazione (intervallo QT).
Solo il primo parametro è risultato influenzato dall’assunzione di alcool.

Roberto Todini

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