L’uso dello smartphone non aumenta il rischio di tumori

La nostra vita quotidiana ci espone a radiofrequenze per intervalli di tempo molto lunghi e proprio da questo nasce una fondamentale domanda: che effetto ha tutto questo sulla nostra salute? 

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L’ultimo rapporto ISTISAN ha riguardato la correlazione tra i tumori e l’esposizione a radiofrequenze. Lo studio è stato condotto da diverse agenzie italiane, tra cui ISS, ARPA Piemonte, ENEA e CNR-IREA.

Nel 2011 la IARC aveva classificato le radiofrequenze a cui siamo ormai continuamente esposti, a causa dell’uso prolungato del cellulare, come possibilmente cancerogene. Le ultime ricerche però indeboliscono il sospetto secondo cui usare l’uso dello smartphone aumenta il rischio di tumore cerebrale.

Che cosa sono le radiofrequenze?

Con il termine “radiofrequenze”, abbreviato con RF, si indicano le frequenze comprese  tra 100 kHz e 300 GHz. A differenza di altri tipi di radiazioni, come quelle ionizzanti o ottiche, le RF  hanno origine quasi esclusivamente da campi elettromagnetici artificiali. Le RF con frequenza molto alta possono penetrare nel corpo e causare la vibrazione di molecole producendo calore. Il riscaldamento dei tessuti è fino ad oggi l’unica conseguenza delle RF sul corpo scientificamente provata. .

Quali sono i limiti di esposizione in Italia?

L’ICNIRP, una commissione che si occupa dello studio delle RF riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della Sanità, ha emanato delle linee guida per l’esposizione alle radiofrequenze. La normativa italiana è molto restrittiva e ha fissato limiti ancora più bassi per evitare rischi che potrebbero presentarsi nel lungo termine.

limiti di esposizione RF in Italia
Confrontro tra i limiti ambientali vigenti in Italia e i livelli di riferimento ICNIRP per le bande di frequenza utilizzate da emittenti radiotelevisive e da impianti per le telecomunicazioni – Rapporti ISTISAN 19/11



Per le frequenze degli smartphone, che sono superiori a 2000 MHz, la legislazione italiana ha fissato limiti di gran lunga inferiori rispetto all’ICNIRP.

Cosa dobbiamo sapere sull’uso dello smartphone

La maggior parte della nostra dose quotidiana di radiofrequenze proviene dall’uso dello smartphone. L’esposizione a cui siamo sottoposti quando usiamo il cellulare  varia a seconda di molti fattori. Quando lo mettiamo in modalità stand-by i segnali emessi dall’apparecchio sono assolutamente trascurabili, quindi lo smartphone ci espone a radiofrequenze solo nell’esatto momento in cui lo stiamo usando. Inoltre la frequenza del segnale emesso dal nostro telefonino cambia anche a seconda del modo in cui lo stiamo utilizzando. Ad esempio durante una chiamata lo smartphone trasmetterà solo mentre stiamo parlando e l’intensità del segnale dipenderà dalla distanza tra noi e la stazione radio base che lo riceve. L’esposizione alle RF quindi dipende dall’ambiente in cui ci troviamo quando usiamo il telefono ma non solo: è rilevante anche la distanza dal dispositivo. Strumenti come il viva voce o gli auricolari allontano lo smartphone dalla nostra testa riducendo notevolmente l’esposizione personale a radiofrequenze. 

Con l’arrivo del 5G aumenterà il livello di esposizione alle radiofrequenze?

Susanna Lagorio e Mauro Biffoni nella presentazione del rapporto ISTISAN hanno dichiarato che

L’efficienza della rete
condiziona l’esposizione degli utenti perché la potenza di emissione del telefonino durante l’uso è tanto
minore quanto migliore è la copertura fornita dalla stazione radio base più vicina.

La potenza media di una chiamata da un cellulare connesso a rete 3G o 4G è di 100-500 volte più bassa rispetto a quella di un cellulare collegato ad una rete 2G. Ciò che preoccupa di una futura rete 5G riguarda l’utilizzo di frequenze più alte costituite da onde millimetriche per cui serviranno molte antenne, poco distanti l’una dall’altra, anche se a bassa intensità. Il rapporto ribadisce che non è possibile prevedere come varieranno i livelli di esposizione a radiofrequenze con le future reti 5G.

L’uso dello smartphone e i tumori alla testa

La parte del corpo più interessata dall’uso dello smartphone è la testa. Per questo numerosi studi si sono concentrati su una possibile relazione tra l’uso del cellulare e il rischio di tumori cerebrali. Il rapporto ISTISAN ha analizzato le ricerche sul tema dal 1999 fino al 2017 e non ha notato alcun incremento del rischio di neoplasie maligne (glioma) o benigne  in relazione all’uso prolungato del cellulare. Nonostante alcuni tra questi studi abbiano ipotizzato una correlazione tra l’uso dello smartphone e il tumore cerebrale, secondo gli esperti questa teoria è smentita dai fatti. Nonostante l’uso dei cellulari sia aumentato in modo esponenziale non si registra lo stesso aumento guardando l’andamento temporale dei tassi di incidenza dei tumori cerebrali. Rispetto all’analisi della IARC che classificava le RF come possibilmente cancerogene, il rapporto ISTISAN ha avuto a disposizione stime di rischio per l’uso prolungato dello smartphone più numerose e precise.

Nonostante il rapporto ISTISAN rimangono però alcuni punti interrogativi che riguardano il rapporto tra smartphone e tumori.

Gli esperti hanno dichiarato che non è ancora possibile valutare gli effetti sulla salute dati dall’esposizione a RF fin dall’infanzia tramite l’uso dello smartphone. Inoltre per la IARC le RF rimangono comunque “possibilmente cancerogene” a precisare che non vi è ancora una certezza scientifica sugli effetti dell’uso prolungato del cellulare, anche se la probabilità che siano causa di tumori si è indebolita con quest’ultima ricerca.

 

 

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