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Home Ricerca e Sviluppo

Vaccino Pfizer: dopo quanto comincia a proteggerci dal Covid-19?

di admin
07 Gen 2021
in Ricerca e Sviluppo
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vaccino Pfizer

vaccino Pfizer

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Dal 27 dicembre, giorno in cui le prime dosi di vaccino Pfizer sono approdate in Italia e ne è cominciata la distribuzione, sono passate meno di due settimane. Eppure, iniziano già a circolare le prime perplessità sul farmaco, avallate soprattutto da testate a caccia di clic. Si diffonde la notizia di persone vaccinate e in seguito risultate positive al Coronavirus, come se questo dimostrasse l’inefficienza del vaccino. Ciò che spesso si tralascia, però, è una spiegazione precisa di come esso funzioni e del perché chi lo riceve non diviene subito immune al virus.

Come funziona il vaccino Pfizer

Il vaccino Pfizer BioNTech sfrutta l’RNA messaggero (mRNA), la molecola che si occupa della codifica del materiale genetico per la produzione di proteine. Il farmaco anti-Covid si serve di una forma sintetica di mRNA, creata in laboratorio. Essa trasmette le istruzioni per produrre proteine specifiche del Coronavirus in modo che il sistema immunitario divenga capace di riconoscerle e debellarle. Questa abilità viene acquisita senza correre i rischi che si avrebbero nel caso di una reale infezione da Covid-19. La difesa che si sviluppa grazie al vaccino viene utilizzata per contrastare il virus, qualora vi si entri in contatto.

Dopo quanto si comincia ad essere immuni?

Il processo appena descritto richiede tempo: il sistema immunitario impiega alcune settimane per sviluppare i primi anticorpi. Inizialmente, l’organismo risponde con le immunoglobuline M, un tipo di anticorpi poco specializzati e che permettono una protezione parziale. Dopo una decina di giorni dal vaccino, si iniziano a produrre immunoglobuline G, più efficaci in quanto impediscono al Coronavirus di legarsi alle cellule. I tempi di riconoscimento e di reazione variano in base al farmaco. Nel caso del vaccino Pfizer si parla di 12 giorni, al termine dei quali si raggiunge una protezione del 52%.

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Le due dosi di vaccino

Ciascun individuo deve infatti ricevere due dosi di vaccino Pfizer per ottenere l’immunità al 95%. Ciò vale anche per AstraZeneca e Moderna, i farmaci anti-Covid impiegati in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Ogni paese sta adottando un diverso approccio a riguardo: l’Inghilterra, ad esempio, ha scelto di somministrare a più persone possibili una prima vaccinazione, in modo da far raggiungere a tutti una protezione minima. L’Italia ha deciso invece di dare la priorità ai soggetti più a rischio, cercando di immunizzarli al massimo e fornendo loro la seconda iniezione tre settimane dopo la prima. O almeno: questo è quanto si progetta di fare.

Il farmaco di Pfizer non è inefficace

Non c’è da allarmarsi quando si sente parlare di persone che, dopo aver ricevuto il vaccino Pfizer, si scoprono essere positive al Covid-19. Queste potrebbero aver contratto il virus nei giorni prima dell’iniezione, oppure nel periodo che intercorre fra la ricezione del farmaco e la produzione degli anticorpi corrispondenti. Il tempo trascorso è ancora troppo breve per valutare un’eventuale inefficacia del vaccino anti-Covid. Occorre poi considerare che la prima somministrazione non assicura una protezione totale: vi è sempre un 48% di possibilità di contrarre il Covid-19. Inoltre, non è ancora sicura la durata dell’immunità, essendo il vaccino Pfizer BioNTech troppo recente: sarà possibile fare stime più accurate solo osservando i vaccinati nei prossimi mesi. Ogni correlazione fra il vaccino e la successiva positività al Coronavirus è faziosa. Sarà fondamentale un’informazione trasparente per cambiare le opinioni dei migliaia di italiani che ancora si dichiarano indecisi sul farmaco Pfizer.

Alessia Ruggieri

Tags: AstraZenecacoronavirusCovid-19farmacomedicinaModernapandemiaPfizerPfizer-BiontechSanitàvaccinazionevaccinivaccino covid-19vaccino Pfizervaccino Pfizer BioNTechvirus
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