Venezuela: la marcia della morte in un paese senza giustizia, tra repressione e torture

Bachelet su Acosta Arévalo: "Le autorità sono responsabili dell'integrità fisica e psicologica dei detenuti"

Il rapporto pubblicato a seguito della prima visita di Michelle Bachelet in Venezuela evidenzia un sistematico uso della violenza come metodo repressivo, tra torture e violazione dei più basici diritti umani

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Il briefing di Michelle Bachelet, Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU, sulla situazione in Venezuela riporta un quadro di costanti violazioni dei diritti umani ad opera del regime Maduro.

Secondo il rapporto ONU reso pubblico venerdì, conseguente alla  visita della Bachelet in Venezuela dal 19 al 21 giugno, si delinea una situazione di detenzioni arbitrarie, uso della forza e torture.

Durante la mia visita in Venezuela, ho avuto modo di intervistare alcune vittime della violenza dello stato e farmi carico delle loro richieste di giustizia” afferma la Bachelet.

“Ho riportato fedelmente le voci loro e quelle della società civile, oltre che le violazioni di diritti umani documentate nel mio report alle autorità competenti”.




 

Peccato che la visita della Bachelet non abbia potuto nulla contro uno dei casi più controversi di torture e detenzione illegale.

Poche ore prima della conclusione della visita ufficiale in Venezuela da parte del Commissario, veniva arrestato il Capitano della Marina Militare Rafael Acosta.

L’accusa? Essere l’organizzatore di un attentato ai danni di Maduro.

Detenuto in una struttura governativa per sette giorni, senza possibilità di contatti con la moglie e gli avvocati, si presenta al processo in sedia a rotelle, sguardo perso nel vuoto e voce non intelligibile.

Trasferito in un ospedale, muore il giorno dopo. L’accesso alla salma viene negato dal tribunale.

Il caso Acosta è simbolico dell’ incapacità internazionale nel gestire e nell’intervenire per garantire la salvaguardia dei più basici diritti umani della popolazione venezuelana.

Nemmeno i riflettori puntati sul paese grazie alla visita della Bachelet hanno potuto qualcosa contro una macchina repressiva e violenta che mira a distruggere le fondamenta della società civile.

Secondo i dati pubblicati nel rapporto, stiamo parlando di circa 66 morti tra gennaio e maggio 2019, 52 delle quali attribuibili alle forze governative e ai colectivos, i gruppi in appoggio al governo e che si occupano del “lavoro sporco”.

Ad oggi, 793 persone sono detenute arbitrariamente, 58 delle quali donne. Il conteggio delle morti tra la popolazione sale a 1569 vittime, ufficialmente per “resistenza all’autorità”.

“In Venezuela gran parte della popolazione non può accedere i beni primari, come il cibo”. 

La progressiva scarsità di cibo è dimostrata dalle lunghe code per il pane, che sfiorano le dieci ore.

A una situazione totalmente compromessa e fuori controllo, si aggiunge la mancanza di energia elettrica sia nelle strutture private che negli ospedali, dove è necessaria per garantire il funzionamento dei macchinari.

Ospedali che non hanno accesso a medicinali e materiale medico, rendendo di fatto inutile il loro operato. 

“Chiedo che chi ha potere e influenza- sia in Venezuela che altrove – lavori insieme per creare i necessari compromessi per risolvere questa crisi. Il mio ufficio si impegna continuare a compiere il proprio dovere”.

Ma le parole della Bachelet gettano ancora più sconforto e ombre su un paese che, nonostante le pressioni internazionali, continua inesorabile la propria marcia della morte tra repressioni e violenze.

Chiara Nobis

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