Agli albori del non binarismo di genere: la lunga storia delle vergini giurate

Quando pensiamo alle identità non binarie, elaboriamo un concetto che per molti aspetti ci appare ancora nuovo. Quella sulla fluidità di genere, infatti, è una discussione che è andata affermandosi in tempi relativamente recenti ed è ancora in continua evoluzione.
In realtà, prima che il termine non binary si affermasse nel nostro vocabolario e nella nostra cultura, la tradizione ha dimostrato di rompere il consolidato binarismo maschile-femminile attraverso peculiari identità di genere in molti paesi, anche quelli che meno ci aspetteremmo.




Se molti di noi conoscono la tradizione dei femminielli napoletani, non possiamo dire di avere la stessa conoscenza di altre figure che infrangono le leggi del binarismo di genere da molto prima che si parlasse di gender fluidity.
In Inghilterra ad esempio ci sono i Mollies, in India gli Hijra, in Thailandia i Kathoey ed infine, tra l’Albania ed il Kosovo le Burrneshe. Le ‘vergini giurate’ che vivono una vita da uomini.

Tra compromesso e privilegio: la vita delle vergini giurate

Possono bere e fumare. Indossano solo abiti considerati maschili. Nei contesti sociali, tutti si rivolgono a loro con il rispetto con cui si rivolgerebbero ad un uomo. Possono permettersi tutto ciò che solitamente il ruolo sociale delle donne nega loro.

La parola Burrneshe è formata dal prefisso Burr, ovvero ‘uomo’, declinato al femminile. Le Burrneshe infatti sono donne, provenienti dai paesi balcanici Albania e Kosovo, con un espressione di genere completamente maschile. Le Burrneshe decidono infatti di abbandonare la loro identità di donne per appropriarsi di quei privilegi che la società patriarcale solitamente riserva agli uomini.

Questa decisione nasce da svariate esigenze: può provenire da una donna che sin dalla giovinezza si sente portata ad avere un’espressione mascolina. Può essere funzionale alla volontà di non sposarsi o alla necessità di celare il proprio orientamento sessuale. E ancora, può ovviare agli stereotipi di genere che nella società arcaica impedivano ad una donna di vivere da sola o ereditare dopo la morte del capofamiglia.

Quella delle vergini giurate è una consuetudine riconosciuta all’interno del Kanun, il codice morale albanese. E consente alle donne che intraprendono la vita da Burrneshe gli stessi diritti e doveri giuridici che, nelle società patriarcali, spettano agli uomini.

La tradizione prevede che, per diventare una Burrnesh, la donna debba fare un giuramento di conversione davanti agli uomini più influenti del villaggio

In occasione della cerimonia avviene il taglio di capelli e la vestizione ufficiale con abiti maschili. Ma soprattutto l’imprescindibile voto di castità, da cui il titolo di ‘vergine giurata’. La decisione della Burrnesh che decide di convertirsi è irreversibile ed il giuramento non può essere violato.

Le Burrneshe, la cui storia è nata nelle antiche comunità rurali del luogo, stanno scomparendo dalla società. E la maggior parte di coloro che rimangono oggi sono anziane. Ma ciò che rappresentano è uno straordinario compromesso, con cui da più di sei secoli una società fortemente patriarcale legittima quello a cui oggi sappiamo dare un nome: non binarismo. L’abbandono del corpo femminile, le cui forme vengono nascoste e le cui sfumature riaffiorano soltanto dal timbro delicato di voce così come da pochi altri dettagli. In cambio, il riconoscimento sociale storicamente riservato al genere maschile.

Carola Varano

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