Sversamenti illegali di petrolio in Brasile, morte 6 tartarughe marine

Il tipo di greggio interessato non figura tra le varietà prodotte nel Paese.

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Come se non bastassero gli incendi nella Foresta Amazzonica e il negazionismo climatico di Bolsonaro, il Brasile deve affrontare una nuova piaga: gli sversamenti illegali di petrolio in mare aperto.  

La sopravvivenza della fauna marina che popola la costa settentrionale del Brasile è minacciata da un’enorme fuoriuscita di greggio di provenienza straniera. Sul litorale Nord sono state trovate grosse chiazze di olio minerale che hanno contaminato l’ambiente marino mettendo a rischio la vita di diverse specie animali. Le prime vittime degli sversamenti illegali di petrolio in Brasile sono 6 tartarughe marine e un gabbiano.

 

macchia di petrolio
Macchia di petrolio

Altri animali sono stati soccorsi in tempo, tra cui varie tartarughe marine ritrovate coperte di petrolio sulla costa. Non ci sono prove invece del fatto che pesci e crostacei si siano contaminati.

Le indagini della Marina Militare

Coinvolti otto stati federali: Piauí, Maranhao, Ceará, Rio Grande do Norte, Paraíba, Pernambuco, Alagoas e Sergipe. Per un totale di 3.000 km di spiaggia contaminata dall’olio minerale.

L’Agenzia di vigilanza ambientale Ibama e la Marina Militare stanno indagando per far luce sulle responsabilità di terzi. Infatti, gli sversamenti illegali di petrolio sono un realto ambientale severamente punito in Brasile con multe salatissime.

Secondo Fernanda Pirillo, Coordinatrice generale di Ibama per le emergenze ambientali, si tratta di un incidente senza precedenti nel Paese:




 “Non c’è mai stato un incidente del genere in Brasile. Questa è la prima volta che vediamo un incidente, senza inquinanti noti, che raggiunge così tanti stati. Di solito, le macchie di origine sconosciuta come questa hanno un impatto minore o coprono un solo stato. Questa è la prima volta che vediamo un incidente causato da un agente inquinante sconosciuto che raggiunge così tanti stati”.

Infatti, i tecnici di Petrobras (industria petrolifera locale), con la supervisione della Marina militare, hanno analizzato la sostanza ritrovata giungendo alla conclusione che non fa parte delle tipologie di petrolio prodotte localmente. Si presume che sia di provenienza straniera.

L’ipotesi più accreditata è che i barili appartengano a una nave che li stava trasportando altrove e che siano finiti in mare per errore. 

Ibama ha affermato che per ora la situazione è stabile. Nel frattempo, Petrobras ha annunciato la mobilitazione di 100 unità che si daranno da fare per ripulire la costa dal petrolio.

 

Betty Mammucari

 

 

 

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