Verso la guerra Usa-Iran: ma Trump ha una strategia?

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Di Tiziana Ferrario


L’Iran seppellisce il generale Soleimani e promette una vendetta fredda e imprevedibile contro l’America. Potrebbe accadere ovunque e in qualunque momento.

Il mondo è con il fiato sospeso. Che cosa succede adesso? Trump ha una strategia o è stato un gesto dettato da impazienza come accade spesso al miliardario americano? Difficile fare previsioni,ma una cosa appare subito chiara rispetto al passato. Dietro a Trump non c’è un’ America compatta e concorde sulla decisione di uccidere il generale​ Soleimani, uomo potente del Medio Oriente e tra gli artefici più abili della politica iraniana. Quella che stiamo vivendo in queste ore non ​ è la situazione dell’11 settembre che diede l’avvio alla guerra al terrorismo di Bush con una coalizione di 42 nazioni​ strette attorno agli Stati Uniti. Dietro a Trump oggi c’è un Congresso spaccato con i democratici che criticano la sua scelta di colpire un militare di alto rango come Soleimani in​ terra irachena. Una scelta illegale secondo il diritto internazionale, sostengono alcuni analisti, un atto di difesa invece per il presidente americano che ha motivato il suo gesto accusando Soleimani di avere pronto un attacco ​ contro interessi americani.

Non sapremo mai nei dettagli che cosa ha tra le mani ​ Trump che ​ ha osato fare quello che altri presidenti hanno evitato. Né Bush che aveva invaso l’Iraq, né Obama che ha sostenuto l’accordo sul nucleare con gli iraniani, ​ hanno mai premuto il grilletto contro la leadership militare di Teheran, consapevoli che i fragili equilibri mediorientali avrebbero portato ad una ​ escalation incontrollata il cui esito era imprevedibile.

Il generale Soleimani si sentiva un intoccabile probabilmente. Era scampato ad altri attentati,ma non si nascondeva, girava tra Siria Libano Iran e Iraq facendosi fotografare liberamente. Gli è ​ andata bene fino a quando non è arrivato alla Casa Bianca un non politico come Trump, un uomo di spettacolo,un miliardario ​ alle prese con un’inchiesta di impeachment proprio nell’anno delle elezioni per la Casa Bianca. Un uomo che ha cambiato le regole della diplomazia, che non ha avuto alcun timore di attaccare i suoi alleati Nato su questioni di soldi, che ha ​ licenziato un ministro con un tweet e che sempre twittando una bandiera americana da dato il via libera all’uccisione del più importante generale iraniano. Un’operazione che potrebbe stravolgere il Medio Oriente e avere tragiche conseguenze ​ anche per noi italiani,fragile terra in mezzo al Mediterraneo.

La tensione era alta da tempo tra Stati Uniti e Iran ed è iniziata dopo che Trump ha disdetto quell’accordo sul nucleare​ faticosamente raggiunto ​ tra Iran, Stati Uniti di Obama, Russia, Cina e Unione Europea. Doveva essere un nuovo inizio per Teheran e per la comunità internazionale, ma Trump ha bloccato tutto imponendo nuove sanzioni agli iraniani e schierandosi apertamente con l’Arabia Saudita eterna rivale dell’Iran, in quella ​ tragica contesa combattuta tutta all’interno del mondo musulmano tra sciiti e sunniti su chi avrebbe dovuto succedere a Maometto. Noi non abbiamo nulla da guadagnare dall’uccisione del generale Soleimani e chi in Italia ​ si affretta con impudenza a gioire al fianco di Trump dovrebbe invece mettersi a studiare. Abbiamo bisogno di bravi politici in questo momento,non di propaganda elettorale. Ci sono fasi storiche ​ in cui serve la serietà e la competenza, questa è una di quelle, perché le vite di tutti noi possono essere a rischio. E non scordiamoci che i nostri soldati sono schierati nei punti più caldi del Medio Oriente.

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