Verso l’abisso: la polarizzazione dell’Europa e il nuovo sistema di alleanze

Le relazioni internazionali prima dello scoppio della Grande Guerra subirono diversi cambiamenti: in soli vent’anni, tra il 1887 e il 1907, lo scacchiere europeo venne stravolto. La polarizzazione dell’Europa mutò i rapporti tra le maggiori potenze, suddividendo in due blocchi il sistema geopolitico europeo.

La polarizzazione dell’Europa avvenne a partire dalle dimissioni del cancelliere tedesco Otto von Bismarck nel 1890. Bismarck fu un vero maestro nel mantenere l’equilibrio fra le potenze europee. La politica estera del “cancelliere di ferro” aveva lo scopo di evitare una coalizione contro la Germania. Bismarck adottò una politica bifronte; da una parte mirava infatti ad evitare scontri tra il Reich e le altre potenze, mentre dall’altra a sfruttare ogni possibile disaccordo a favore del proprio paese.

La politica tedesca bismarckiana

Bismarck non si scontrò con la Gran Bretagna nella corsa coloniale e mantenne una posizione fredda e disinteressata alle vicende balcaniche. Promosse, con grande ingegno, la Germania a grande paciere internazionale nella Conferenza di Berlino del 1884.

Nel 1879 l’Impero tedesco si alleò con l’Austria-Ungheria. Nel 1882, il patto bilaterale si ampliò a una triplice intesa con l’ingresso dell’Italia. Berlino impediva così che gli attriti tra Roma e Vienna, inerenti alla questione trentina e balcanica, sfociassero in un conflitto. La Triplice Alleanza aveva uno scopo difensivo: qualora uno dei tre membri fosse stato attaccato le altre due potenze sarebbero dovute entrare in guerra.

Per salvaguardare i rapporti con la Russia, e per evitare un’alleanza franco-russa, Bismarck stipulò con San Pietroburgo il trattato di Controassicurazione: Germania e Russia si impegnarono a rispettare la neutralità nel caso in cui una di esse venisse coinvolta in una guerra con un terzo paese.

Sempre nel 1887 fu stipulato l’Accordo mediterraneo tra Gran Bretagna, Italia e Austria-Ungheria, i cui scopi erano ostacolare l’influenza francese nel Mediterraneo e fermare l’espansione dell’Impero russo nei Balcani. L’accordo era stato mediato da Bismarck in persona e, anche se in modo indiretto, l’Impero tedesco era così collegato con Londra.

Emerse, tuttavia, una fazione antibismarckiana negli ambienti militari e ai livelli superiori dell’amministrazione politica. Secondo i critici, i tentativi di alleanze con altri stati sembravano trasmettere debolezze e fragilità. In seguito all’aumentare delle sempre più tensioni interne dovute alla sua politica, Otto von Bismarck diede le proprie dimissioni nel 1890.

Il primo tassello della polarizzazione dell’Europa: l’alleanza franco-russa

Come risposta alla politica condotta da Bismarck, il successore Leo von Caprivi lasciò decadere il Trattato di Controassicurazione con la Russia e raddoppiò in pochi anni le spese per gli armamenti.

Il timore che la Gran Bretagna potesse entrare nella Triplice Alleanza, e quindi allearsi con i tedeschi, spinse la Russia ad avvicinarsi alla Francia. L’inquietudine russa raggiunse l’apice quando, nell’estate del 1891, una visita dell’imperatore tedesco a Londra scatenò effusioni filotedesche sulla stampa inglese.

Per controbilanciare la possibile minaccia, i russi avviarono accordi con il governo francese. Nel 1891 fu firmata dalle due potenze la Definizione d’Intesa, a cui fece seguito una Convenzione militare il 18 agosto 1892. Nel 1894 arrivarono le firme di una vera e propria alleanza.

A differenza delle precedenti alleanze o accordi del sistema europeo, l’intesa franco-russa nacque come convenzione militare, i cui articoli prevedevano il dispiegamento di forze di terra congiunte contro un nemico comune. Nel 1912 venne aggiunta una convenzione navale. Lo scopo dell’Alleanza era quindi quello di contenere e affrontare la minaccia di una coalizione avversa, ma non rendeva inevitabile o prossimo uno scontro con l’Impero tedesco.

La crisi di Fashoda

Successivamente all’Alleanza con la Russia, la politica francese divenne antibritannica. Il ministro degli Esteri Gabriel Hanotaux sfidò apertamente gli inglesi nel nord Africa. Una spedizione francese marciò nel continente africano per rivendicare i diritti della Francia nella regione dell’Alto Nilo, controllata dall’Impero britannico. L’incontro tra i due schieramenti avvenne a Fashoda, un avamposto egiziano dismesso nelle paludi sudanesi, e scaturì una pericolosa crisi politica che portò le due potenze sull’orlo di una guerra. Soltanto la ritirata francese calmò le tensioni.

Per poter aumentare la pressione sulla Gran Bretagna, sia Hanotaux che il suo successore Théophile Delcassé tentarono di imbastire accordi con la Germania. Questione molto complicata in quanto era aperta la disputa sui territori dell’Alsazia-Lorena e in Francia dilagava il desiderio di revenche. Il piano della Francia era quello di mettere le mani sul Marocco: per riuscirci doveva mettere in discussione il dominio inglese in Egitto.

A cavallo del Novecento, il clima politico sembrava incline alla sorprendente realizzazione di un accordo franco-tedesco. Il cancelliere del Reich Bernhard von Bulow accennò a comuni interessi in aree extraeuropee e Delcassé arrivò persino a sostenere che la Gran Bretagna rappresentasse una seria minaccia per la pace mondiale.

Tuttavia, il governo tedesco avrebbe collaborato con la Francia e la Russia soltanto se Parigi avesse riconosciuto la sovranità tedesca sull’Alsazia-Lorena. Si trattava di una richiesta inqualificabile per i francesi. Delcassé mutò il proprio atteggiamento e abbandonò ogni idea riguardante un’alleanza franco-tedesca. In maniera quanto meno surreale e nel giro di appena pochi mesi, gli obiettivi francesi sembravano che potessero passare attraverso una collaborazione con la Gran Bretagna. La nuova politica estera francese sprigionò tutto il potenziale antitedesco.

La rinuncia alla Splendid Isolation

La polarizzazione dell’Europa ebbe una svolta definitiva con la rinuncia inglese della propria Splendid Isolation. Londra era preoccupata per le sue colonie asiatiche, minacciate dalla fame espansionistica russa. L’Asia era un’area ben più importante per il commercio inglese rispetto all’Africa. L’Impero britannico adottò una strategia che si orientò in due direzioni: la prima prevedeva di avvicinarsi alla Francia e al Giappone, la seconda di trovare accordi con i russi per allentare le tensioni sul suolo orientale.

Il Giappone era il naturale alleato britannico in Estremo Oriente e, dopo un cauto avvicinamento, il 30 gennaio 1902 venne firmato a Londra un accordo tra i due Stati. L’Alleanza anglo-giapponese fu rinnovata nel 1905 e nel 1911. Diventò un punto fermo nello scacchiere internazionale.

Ad accelerare l’intesa anglo-francese, fu lo scoppio della guerra russo-giapponese nel febbraio del 1904. Per impedire che venissero coinvolte dai loro alleati, Gran Bretagna e Francia stipularono, l’8 aprile 1904, l’Entente cordiale. Le due potenze si accordarono sulle rispettive sfere d’interesse in Nord Africa: l’Egitto ai britannici e il Marocco ai francesi.

La guerra russo-giapponese

Il conflitto tra Russia e Giappone iniziò l’8 febbraio 1904, quando la flotta dell’ammiraglio Togo Heihachiro affondò delle navi da guerra russe presso Port Arthur. Nel decennio precedente, i russi, ammaliati dal desiderio di creare un grande impero asiatico, avevano iniziato incursioni nella Cina settentrionale fino a spingersi in Manciuria, scontrandosi con gli interessi giapponesi.

Rafforzato dall’alleanza con la Gran Bretagna, Tokyo dichiarò guerra. Le flotte russe vennero distrutte e l’esercito zarista fu sconfitto a Mukden, luogo di una sanguinosa battaglia che pose fine ai sogni imperialistici di San Pietroburgo. La vittoria del Giappone fu il fattore decisivo per un avvicinamento anglo-russo. Il nuovo ministro degli Esteri britannico Edward Grey non si fece sfuggire l’opportunità di trarre un accordo con una Russia indebolita e ridimensionata dopo la batosta patita a Mukden.

Nel 1907 Russia e Gran Bretagna siglarono un trattato che risolse i loro contrasti in Persia, in Afghanistan e in Tibet. Anche questa Convenzione non ebbe alcuna finalità antitedesca: Londra riconobbe in San Pietroburgo la più pericolosa minaccia in zone vulnerabili della periferia imperiale e per questo motivo cercò di salvaguardare i propri territori commercialmente strategici. Sul fronte russo, l’amicizia con i britannici permise di dimezzare i costi per le spese militari e di incrementare la crescita interna del paese.

La Weltpolitik

La polarizzazione dell’Europa era nitida e definitiva. La Germania era un impero tardivo, entrato tardi nella corsa imperialistica. Bismarck sapeva che la politica di Berlino avrebbe dovuto concentrarsi sul continente europeo: il “Risiko” internazionale aveva lasciato soltanto poche ed effimere briciole coloniali.

Gli anni Novanta dell’Ottocento isolarono sempre più la Germania dal palcoscenico internazionale. Sorprendente fu la reazione dei politici tedeschi: invece di preoccuparsi di tale problema e della straordinaria portata che si portava appresso, vedevano le continue tensioni coloniale tra le altre potenze come la garanzia del fatto che non si sarebbe potuta creare un’alleanza antitedesca.

Berlino promosse l’autosufficienza come proprio principio guida, e la costruzione di una grande flotta ne fu l’esempio. Il 26 marzo 1898 il Reichstag approvò una legge di spese a lungo termine per lanciare la sfida marittima alla Gran Bretagna. La politica navale tedesca contribuì a delineare definitivamente la polarizzazione dell’Europa.

La nuova politica estera tedesca era impregnata di un forte nazionalismo e militarismo. La costruzione della flotta rientrava nei piani della Weltpolitik, termine che indicava l’intenzione politica di estendere la propria potenza economica e industriale su scala globale. L’Impero esigeva il proprio posto al sole, come disse in un celebre discorso politico del 6 dicembre 1897, il segretario di Stato degli Affari esteri tedeschi Bernhard von Bulow.

La polarizzazione dell’Europa e l’isolamento tedesco

Il nuovo sistema di alleanze isolò definitivamente l’Impero tedesco dallo scacchiere internazionale. La nascita della Triplice Intesa tra il 1904 e il 1907 produsse così tanti stravolgimenti che può sembrare facile attribuire al sistema di alleanze una delle cause dello scoppio della Grande Guerra. Ma nel 1907 l’Europa non era ancora pronta per affrontare un conflitto di tale portata.

La Russia era stata “costretta” a firmare la Convenzione con Londra poiché usciva dal disastro di Mukden. La Gran Bretagna, al contrario, mirava a difendere le ricche tratte commerciali orientali. La Francia era impegnata a gestire le proprie colonie nordafricane e la spinosa questione marocchina. L’arretrata Italia cercava di scendere a patti con altre potenze pur di entrare a far parte del tavolo imperialistico.

Il mutamento delle relazioni internazionali è un tassello che si aggiunge a un quadro che pian piano prende una forma e una direzione precisa, a discapito dell’Impero tedesco e dell’Austria-Ungheria, sempre più isolate nella loro bilaterale intesa.

La polarizzazione dell’Europa aiuta a comprendere il contesto in cui vennero prese le decisioni cruciali durante la crisi di luglio, scoppiata a causa dell’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914.

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