Verso l’abisso: le guerre balcaniche e la polveriera d’Europa

Le guerre balcaniche furono dei conflitti scatenatisi nell’Europa sud-orientale, tra il 1912 e il 1913.  Danneggiarono l’equilibrio dell’intero continente. Inasprirono i logori rapporti tra Austria-Ungheria e Russia e, di riflesso, quelli tra i loro alleati. Nella crisi balcanica, i due blocchi di alleanze si mostrarono in tutta la loro rigidità e nitidezza.

All’inizio del Novecento, i Balcani erano la polveriera che avrebbero potuto accendere la miccia di una guerra europea. La regione, infatti, era un mosaico di popoli differenti per etnia, religione e nazionalità. Nei Balcani, oltre alle ambizioni egemoniche dell’Impero asburgico e della Russia, vi erano anche Stati che miravano a ingrandirsi a spese del decadente Impero ottomano. Le guerre balcaniche stravolsero il sistema geopolitico del territorio.

L’attacco italiano in Libia

L’Italia dichiarò guerra alla Libia nell’ottobre del 1911. L’attacco, avvenuto senza alcuna provocazione, inaugurò la scia di guerre che seguirono e fu la miccia che fece saltare la polveriera balcanica. La Libia era una provincia dell’Impero ottomano, ormai logorato dai quasi seicento anni di storia, minato dalla pluralità di etnie presenti al suo interno e minacciato dalle continue tensioni nella penisola balcanica.

L’espansione coloniale dell’Italia, che si era interrotta in Etiopia con la sanguinosa sconfitta ad Adua nel 1896, riprese vigore sotto la spinta del nazionalista Enrico Corradini. Corradini, sostenuto dalla testata “L’Idea Nazionale”, premeva per una campagna di conquista in Libia, un territorio che evocava alla memoria dell’Africa romana e del granaio dell’Impero.

L’Italia era l’unica delle potenze europee priva di colonie e, già dall’inizio del ventesimo secolo, aveva cercato invano di scendere a patti per assicurarsi dei territori ed entrare così a far parte dello scacchiere internazionale.

Il 3 ottobre 1911 la nave da guerra Benedetto Brin sparò il primo colpo diretto al porto di Tripoli. Nel giro di poche settimane furono occupate Tobruk, Derna, Bengasi e Homs. L’avanzata italiana si arrestò nell’entroterra a causa della formidabile resistenza dell’esercito turco. Soltanto il 18 ottobre 1912 si giunse al Trattato di Losanna, che segnò la fine della guerra e la resa dell’Impero ottomano. La Tripolitania e la Cirenaica passarono all’Italia.

La prima guerra balcanica

La guerra italo-turca segnò il punto in cui i conflitti imperiali cominciarono ad avere ripercussioni in Europa, causando la destabilizzazione dell’Impero ottomano
e dei Balcani.

La sconfitta dell’Impero ottomano indusse la Serbia, accecata dal panserbismo, la Grecia, la Bulgaria e il Montenegro a coalizzarsi nella Lega balcanica. Questi Stati volevano spartirsi gli ultimi territori dei turchi nei Balcani.

La Lega balcanica mobilitò quasi 800.000 uomini. L’8 ottobre 1912 il Montenegro dichiarò guerra all’Impero ottomano. Dopo quasi mezzo secolo di pace, la guerra era ritornata in Europa.

Il conflitto si risolse con una straordinaria ed inaspettata rapidità. In circa quaranta giorni la Turchia europea fu messa a ferro e fuoco. L’esercito bulgaro, dopo aver preso la roccaforte di Adrianopoli, si spinse fino alle porte di Costantinopoli, dove gli ottomani riuscirono a respingere l’avanzata nemica con il fuoco di artiglieria. I Balcani erano stati liberati. La pace fu siglata a Londra, nel maggio del 1913.

La seconda guerra balcanica

L’accordo serbo-bulgaro prevedeva che alla Serbia fosse assegnata l’Albania settentrionale, mentre alla Bulgaria il porto di Salonicco. La pace di Londra, tuttavia, modificò gli accordi presi: Salonicco passò ai greci e nacque il Principato di Albania.

La Bulgaria, insoddisfatta della spartizione dei territori conquistati, non si inchinò alle decisioni delle grandi potenze e diede vita a nuovi conflitti. I bulgari puntavano ad acquisire gran parte della Macedonia e soprattutto Salonicco.

Una coalizione guidata da Grecia e Serbia, alle quali si unirono Montenegro, Romania e l’Impero ottomano, che intravedeva l’opportunità di riprendersi parte dei territori persi in Tracia, si schierò contro i bulgari.

Sopravvalutando la propria forza militare, la Bulgaria attaccò i suoi ex alleati il 29 giugno 1913. L’esitò fu disastroso. Assediata su tutti i lati e in inferiorità numerica, Sofia fu costretta a scendere a trattative. Con la pace di Bucarest, firmata il 10 agosto 1913, la Bulgaria rinunciò ai territori annessi dopo la prima guerra balcanica.

La Macedonia fu divisa tra la Serbia e la Grecia, il Kosovo passò ai serbi e la Romania ottenne la parte meridionale della Dobrugia. Con una pace separata del 29 settembre 1913, l’Impero ottomano riottenne Adrianopoli e la Tracia orientale.

Le conseguenze politiche delle guerre balcaniche

Il grande vincitore delle guerre balcaniche fu la Serbia, che raddoppiò i propri territori e la propria popolazione, diventando il paese più potente della penisola. L’allarmismo che serpeggiava a Vienna era più che giustificato: a Belgrado, nonostante la delusione per l’indipendenza riconosciuta all’Albania, dilagava un nazionalismo rinvigorito dalle recenti vittorie. Il sogno della “Grande Serbia” si stava compiendo, mancava all’appello soltanto il cuore del glorioso regno medioevale di Stefano Dusan: la Bosnia Erzegovina.

Nonostante le tensioni politiche e sociali presenti all’interno di alcuni paesi, per quasi l’intero anno successivo alla pace di Bucarest nessun rischio di una guerra imminente sembrava minacciare l’Europa.

Le grandi potenze, erroneamente, credevano che le organizzazioni nazionaliste, come la Mano Nera, avessero lo scopo di ribaltare il potere politico interno. Al contrario, Dragutin Dimitrijevic agì quasi come braccio destro del ministero degli Esteri serbo durante le guerre balcaniche. Per l’eccellente lavoro svolto, fu promosso capo della divisione spionistica, ruolo che gli attribuiva il pieno controllo di Narodna Obdrana, la rete di agenti serbi che operava nei territori austriaci.

Ogni tassello era al proprio posto. Nazionalismi, tensioni coloniali, la miccia balcanica e il sistema di alleanze: tutti fattori che contribuirono a portare l’Europa verso l’abisso della Grande Guerra.

Andrea Brando

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