Via della Seta, la Svizzera firma il memorandum di adesione

Anche la Svizzera aderisce alla Belt and Road Initiative, la nuova Via della Seta

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Il Governo di Berna aderisce alla “Belt and Road Initiative”: la Svizzera apre le porte alla nuova Via della seta.

Nel corso del bilaterale di Pechino tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente della Confederazione Ueli Maurer è maturata la firma della Svizzera alla nuova Via della Seta.

Stando a quanto dichiarato dal governo svizzero, l’obiettivo del memorandum d’intesa è quello di sviluppare la cooperazione bilaterale in materia d’investimenti, finanziamenti di progetti in Paesi terzi e commercio.

La cooperazione sarà articolata su cinque punti: trasparenza, criteri di protezione ambientale, considerazione dell’impatto sociale, gestione della sostenibilità del debito e capitale privato per progetti privati.

Il memorandum  presenta un catalogo di principi conformi alle legislazioni dei Paesi interessati e di principi conformi alle norme internazionali.

Nuova via della seta, di cosa stiamo parlando?

La nuova Via della Seta coinvolge circa 65 Paesi ed’è pronta ad aprirsi all’Africa e al Pacifico. Il progetto nato in Cina prende il nome di One Belt, One Road ha l’ambizioso obiettivo di collegare commercialmente l’Asia, l’Europa e l’Africa ispirandosi all’antica Via della Seta.

Si traduce in una serie di collegamenti marittimi, infrastrutturali e terrestri basata su dieci direttrici principali: una marittima che comprende le coste del Dragone e il Mediterraneo, passando per l’Oceano Indiano; una occidentale che va dalla Cina all’Europa del Nord, passando per l’Asia Centrale e il Medio Oriente.

Si tratta di un progetto decisamente ambizioso che avrà un costo di almeno 900 miliardi di dollari. L’idea annunciata nel 2013 da Xi Jinping punta a coinvolgere circa 65 Paesi e ad allargare così la mole degli investimenti.

La posizione dell’Italia

Il governo italiano ha aperto le porte alla nuova Via della Seta, secondo il Presidente Giuseppe Conte un’opportunità storica per aprire nuovi mercati a favore delle imprese italiane. Una decisione che allontana il nostro paese dalla via tracciata dagli altri grandi Paesi UE.

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