Viaggio è da sempre sinonimo di scoperta e apertura verso il mondo. Lo sanno bene tutti coloro che, appassionati e aspiranti Gulliver hanno lo zaino sempre pronto sotto il letto destinazione ovunque. Eppure un viaggio è visto come un momento collettivo. Chiunque scelga di partire con unico compagno se stesso non gode della simpatia generale. E se invece viaggiare da soli fosse una scelta? Colpo di scena! Si verifica l’inaspettato quello che sembrava poter essere solo un ballo di gruppo si rivela un emozionante e imperdibile assolo.
Il viaggio e le sue definizioni
Viaggiare è da sempre sinonimo di relax e distacco dalla frenetica vita abituale. Lasciati in disparte impegni e problemi un modo per concedersi una pausa con il giusto gruppo di amici o con la famiglia. Insomma un’occasione per vivere esperienze insieme e visitare posti diversi da quelli che si vedono dalla finestra di casa propria. Per quanto sia naturalmente bello collezionare ricordi con chi si ama, possibile che la definizione di viaggio possa essere solo questa? Non sembrano esserne molto convinti tutti coloro che, impostato il GPS, da soli si mettono in movimento.
Non si tratta di pochi eremiti, aspiranti monaci buddhisti sui Monti himalayani. Sono semplici esseri umani che fanno del viaggio un modo per conoscere il compagno più misterioso, se stesso.
Wanderlust: l’amore per i viaggi
L’epidemia da Covid 19 ha recentemente rallentato il naturale rituale di quelli che hanno fatto del partire una vocazione. Le valigie sono rimaste silenti ed impolverate, souvenir di ricordi e vita vissuta. L’ebbrezza dell’ignoto, il brivido dell’inaspettato sono linfa vitale del vero amante delle partenze. Non importa il fine da tutti i viaggi dal culturale al selvaggio, anche viaggiare da soli, si torna a casa con qualcosa in più. Oltre le tonnellate di calamite e inutili ricordini da quattro soldi: esperienze, emozioni, conoscenze e un’irrefrenabile voglia di vivere.
Una vera e propria scarica di eccitazione che resiste al Jet lag e alla sveglia della routine che ricomincia, della quotidianità che si riappropria dei suoi spazi. E’ questo l’istinto naturale di coloro che partono non solo per esplorare ma per respirare, conosciuto come Wanderlust .
Il “wanderlust person” DOC non è solo colui che ama viaggiare ma chi ne ha bisogno. Acquista i biglietti alla prima occasione e afferrato il borsone è pronto per una nuova avventura. Non importa la meta ma il percorso per raggiungerla. Ogni viaggio è sempre un pellegrinaggio, un cammino verso una Santiago fisica e spirituale totalizzante.
Viaggiare da soli? Si grazie
Un viaggio non è mai solo un’esperienza esterna, altra da chi la vive. Non coinvolge solo l’olfatto con i suoi odori o il gusto con i suoi sapori ma la persona tutta fino ai risvolti più nascosti della sua anima.
Nelle gite di gruppo il primo piano è sempre occupato da tutti e nessuno. Il singolo con le sue esigenze resta spesso sullo sfondo per lasciare spazio all’insieme. Molti saranno i fotogrammi da incollare sull’album dei ricordi al ritorno a casa, fatti di risate fragorose e giornate dense di emozioni; pochi i primi piani in cui ciascuno è davvero regista dei suoi passi.
Viverla con qualcuno la rende senza dubbio unica, ma quando la si sperimenta da sé diventa un’esperienza indimenticabile. Il singolo viaggiatore è più presente a se stesso, focalizzato sui momenti, percepisce nel profondo quello che in compagnia sfuggirebbe alla sua attenzione. Si fa coinvolgere dalla cultura nella quale è immerso integralmente fino a diventarne parte. Come un bambino che vede per la prima volta il mare si guarda intorno con meraviglia. Poco alla volta prova speranza verso il pianeta tanto denigrato di cui è inquilino, ma non solo. Si apre agli altri, naufraghi come lui in terre sconosciute, stringendo legami che rispondono ad un diverso fuso orario.
Viaggiatore solitario medaglia d’oro all’autostima
Un Ulisse in solitaria dovrà affrontare eventuali ostacoli senza aiuti o il conforto dei fedeli alleati. La vittoria non sarà superare le prove ma imparare a crederci al punto tale da fare affidamento solo su di sé. Si scoprirà capace di gestire le crisi e dirigere la nave seguendo il soffiare dei venti, senza essere sottoposto a condizioni se non le proprie.
Il viaggiatore solista non è un pazzo asociale, incapace di stare con i suoi simili. E’ qualcuno che apprezza la compagnia di chi conosce sin dalla nascita e con cui è destinato a non essere mai diviso. Riuscire a stare da soli non è un difetto, ma la base per qualsiasi rapporto di durata con chiunque. Anche se la nostra lingua, al contrario di altre (come l’inglese), non fa differenza stare da solo non sempre significa esserlo.
In un’epoca in cui tutto è condivisione, non farlo sembra follia. Che senso ha fare qualcosa se altri non possono parteciparvi? La felicità dello stare insieme è magia ma lo è anche saper ascoltare il suono del proprio respiro. Imparare ad accogliere le emozioni ed interpretare il rumore del proprio silenzio.
Tra imprevisti e successi il viaggio è la vita, partire da soli insegna ad affrontarla. A volte ci sarà il sole, altre l’arrivo di violente tempeste farà perdere la rotta segnata sulla cartina. Il bravo marinaio, terminata la bufera, in piedi in coperta saprà sorridere al ritrovato sereno e continuerà il suo percorso. Fiducioso delle mille possibilità che può ancora sfruttare guardando alla Stella Polare che, ha capito, essere tutta dentro di sé.
Sofia Margiotta
















